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Il governo a sorpresa: «Petruzzelli allo Stato»

Il governo a sorpresa: «Petruzzelli allo Stato»
BARI - Il governo, per la prima volta, esce allo scoperto sulla vicenda Petruzzelli. Con una posizione molto chiara: il teatro è di proprietà del Comune, sulla base della convenzione di oltre un secolo fa che imponeva ai Messeni Nemagna, proprietari, di ricostruire entro quattro anni, in caso di distruzione del monumento, pena l’esproprio.

20 Dicembre 2009

di Carlo Stragapede

BARI - Il governo, per la prima volta, esce allo scoperto sulla vicenda Petruzzelli. Con una posizione molto chiara: il teatro è di proprietà del Comune, sulla base della convenzione di oltre un secolo fa che imponeva ai Messeni Nemagna, proprietari, di ricostruire entro quattro anni, in caso di distruzione del monumento, pena l’esproprio.

La presidenza del Consiglio dei ministri esprime la sua tesi ufficiale attraverso l’intervento processuale al fianco della class action promossa da due legali baresi, Luigi Paccione e Alessio Carlucci. I due avvocati puntano a ottenere dal Tribunale civile la dichiarazione, con tanto di carta bollata, che il monumento è appunto di proprietà pubblica, senza se e senza ma.

Nel suo intervento in giudizio, l’avvocato dello Stato Nicola Scattarelli (in rappresentanza oltre che di Palazzo Chigi anche del Ministero per i Beni culturali) ipotizza che il Tribunale di Bari possa ritenere il monumento di proprietà privata. Insomma che possa «assegnarlo», una volta per tutte, ai Messeni Nemagna. In questo caso, però, secondo il legale dello Stato, i magistrati dovrebbero condannare le eredi Messeni a pagare 20 milioni 349mila euro, come rimborso per le spese della ricostruzione sostenute dallo Stato.

Il Petruzzelli è stato inaugurato il 4 ottobre scorso, al termine di lavori protrattisi per molti anni, dopo il rogo doloso che lo distrusse, il 27 ottobre 1991. Ma la battaglia legale non si placa.

Il governo nazionale, quindi, sembra voler «stracciare» il protocollo d’intesa del 21 novembre 2002 che partorì la Fondazione lirica barese e che soprattutto riconobbe la proprietà privata del teatro, assegnando ai Messeni un canone di 500mila euro l’anno a carico della Fondazione stessa. Una tesi, quella di Palazzo Chigi, che sembra inconciliabile con l’altra sentenza del Tribunale civile di Bari, emessa venerdì scorso, che riconosce piena validità al protocollo. Il governo di Roma non si era mai espresso ufficialmente sulla natura (pubblica o privata?) della proprietà. Un’occasione c’era stata: il tavolo tecnico di circa un anno fa, al quale aveva partecipato il ministro Sandro Bondi. Quel vertice, però, si era risolto in un nulla di fatto.

Intanto, le eredi Messeni Nemagna, assistite dall’avvocato Ascanio Amenduni, nei giorni scorsi hanno anche presentato un esposto articolato alla Procura della Repubblica. Nella querela, chiedono di accertare eventuali reati nella consegna del teatro, da parte del Ministero, alla Fondazione, il 7 settembre scorso: «Siamo stati scavalcati illegittimamente, i proprietari siamo e restiamo noi», affermano.

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