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In Puglia e Basilicata

«Pet» ai privati da rifare  Tar Puglia annulla gli atti

«Pet» ai privati da rifare  Tar Puglia annulla gli atti
Il Tar Puglia ha annullato tre pareri con i quali la Regione Puglia e il commissario ad acta aveva autorizzato le cliniche «Anthea hospital» di Bari e «Città di Lecce hospital», ad installare le apparecchiature per la tomografia a emissione di positroni, utile per la diagnosi dei tumori. I giudici amministrativi della II sezione (presidente Pietro Morea, relatore, Paolo Amovilli), hanno infatti accolto i ricorsi presentati dall’operatore privato «Giorgio Quarta Colosso» di Lecce, difeso dalla prof.ssa Ida Maria Dentamaro, che contestava l’illegittimità dei provvedimenti

19 Dicembre 2009

BARI - Tutto da rifare per le «Pet» ai privati. Il Tar Puglia ha infatti annullato tre pareri con i quali la Regione Puglia e il commissario ad acta aveva autorizzato le cliniche «Anthea hospital» di Bari e «Città di Lecce hospital», di Lecce, entrambe facenti parte del Gruppo Villa Maria, e il «Centro Calabrese» di Lecce ad installare le apparecchiature per la tomografia a emissione di positroni, utile per la diagnosi dei tumori. I giudici amministrativi della II sezione (presidente Pietro Morea, relatore, Paolo Amovilli), hanno infatti accolto i ricorsi presentati dall’operatore privato «Giorgio Quarta Colosso» di Lecce, difeso dalla prof.ssa Ida Maria Dentamaro, che contestava l’illegittimità dei provvedimenti. 

La vicenda riguarda il regolamento regionale per il fabbisogno delle «Pet», varato dalla Regione nel 2005, e poi modificato nel 2006 (e poi emendato a giugno scorso) che stabiliva il contingentamento delle apparecchiature sul territorio regionale (su 8 complessive, almeno 5 dovevano essere pubbliche). Le cliniche Anthea e Città di Lecce, che avevano presentato istanza negli anni addietro, fecero ricorso ai Tar di Bari e Lecce contro il silenzio della Regione, da cui derivarono poi i provvedimenti autorizzativi della Regione seguendo un ordine «cronologico» in base alla presentazione delle istanze. 

Tale procedura fu bocciata dal Consiglio di Stato che consentì al «Centro Calabrese» di Lecce di ottenere l’autorizzazione dal commissario ad acta, ora sconfessata e annullata anch’essa dalla sentenza del Tar. La vicenda, riapprodata nelle aule della giustizia amministrativa barese, portò i giudicia chiedere alla Regione di chiarire una volta per tutte i criteri della postazioni pubbliche. La risposta fu l’approvazione di un regolamento, a giugno, che stabiliva gli ambiti territoriali per il rilascio delle «Pet» (una per ogni Asl, eccetto gli Irccs pubblici e privati), mentre per i privati consentiva la collocazione per ogni struttura ricadente in un ambito territoriale di 750mila abitanti, purchè in possesso dell’autorizzazione di medicina nucleare. 

Sul punto il Tar non ha ritenuto di scalfire il regolamento regionale, condividendo la scelta dell’amministrazione di privilegiare il requisito del possesso della medicina nucleare ai fini dell’autorizzazione della Pet alle strutture private. La sentenza, adesso, rimette tutto in discussione.
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