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In Puglia e Basilicata

Allarme dei geologi Nel Nordbarese coste addio per l'erosione

Allarme dei geologi Nel Nordbarese coste addio per l'erosione
di PINO CURCI
Da Pantaniello a Foce Ofanto il fenomeno ha raggiunto aspetti da vero e proprio disastro ambientale. Di fronte all’innegabile fenomeno la probabile azione di diversi processi legati sia all’azione del mare che a quella dell’Ofanto

19 Dicembre 2009

di PINO CURCI

Coste a rischio sotto l’incalzare dell’effetto clima, il tema chiaramente ha anche riflessi in sede locale. Tra le zone più vulnerabili c’è infatti la costa «bassa» compresa tra Margherita di Savoia e Trani e altre zone del Nord barese con questo tipo di morfologia costiera fra Trani e Molfetta. Un tema che appassiona gli «addetti ai lavori» ma che potrebbe avere enormi riflessi sullo sviluppo delle attività turistico-balneari e quindi dell’economia locale. 

Sul tema si registra le presa di posizione di un geologo, il prof. Ruggiero Dellisanti. «Le affermazioni del collega, Alfredo De Giovanni, riguardanti il livello di innalzamento del mare in prossimità del golfo di Manfredonia, non mi trovano in accordo poiché sono tali e tanti i segnali che l’ambiente invia per i quali non bisogna essere dei “profeti di sventure” per poter affermare una realtà così evidente sotto gli occhi di tutti. Certo, i fenomeni geologici rapportati nella scala temporale della vita umana sembrano di poco conto e la nostra labile memoria spesso ci porta a dimenticare qual era il livello della costa 20-25 anni fa. Fortunatamente per rinfrescare la nostra memoria esistono foto di archivio e foto di enti, come le foto aeree dell’Autorità di Bacino della Puglia, che dimostrano in modo inequivocabile qual era il livello del tratto costiero tra Barletta e Margherita nel nostro recente passato». 

«Si potrà obiettare che una causa, certa, responsabile dell’arretramento costiero al momento non esiste, - prosegue Dellisanti - e questo è vero ma solo perché con molta probabilità si tratta di una serie di concause che spaziano dalla mancata portata solida del fiume Ofanto, alla distruzione delle dune costiere, alle tecniche di pesca che producono distruzione dei fondali e delle relative praterie di posidonia». 

«A tutte queste cause oggettive si deve aggiungere come dato inequivocabile, - è sempre Dellisanti che argomenta - lo scioglimento delle calotte glaciali ed il relativo innalzamento del livello medio mare, alcune isole del pacifico, ricadenti nell’arcipelago delle Fiji, sono state abbandonate; questa estate per la prima volta è stato possibile navigare attraverso il polo nord. Se anche tutti questi segnali non fossero sufficienti a farci riflettere sul futuro immediato che attende tutti noi e sui possibili effetti dell’uso suolo in prossimità della foce del fiume Ofanto, di come le lottizzazioni edilizie abbiano cambiato il volto di un’area destinata ad ospitare eventi naturali, non si può restare insensibili anche agli avvertimenti lanciati dal sottosegretario alla protezione civile, Bertolaso quando, nel settembre del 2007, lancia per l’area della foce Ofanto, l’allarme con nota indirizzata alla Regione, alla Procura della Repubblica di Foggia, al Comune di Margherita di Savoia e alla struttura tecnica provinciale di Foggia, chiedendo una verifica tecnica per la costruzione della lottizzazione di volumetria superiore a 450.000 metri cubi che ricadendo in u n’area ad Alta Pericolosità idraulica, in caso di evento calamitoso richiederebbe massicci interventi pubblici per proteggere interventi privati, cosa già avvenuta in passato per il villaggio Fiumara».
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