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In Puglia e Basilicata

Capodogli spiaggiati con la pancia piena di sacchi in plastica

Capodogli spiaggiati con la pancia piena di sacchi in plastica
Buste di plastica, pezzi di corda,scatole e altra paccottiglia sono stati trovati nello stomaco di quattro dei sette capodogli piaggiati in località Foce Varano, sul Gargano, in Puglia. La scoperta è stata compiuta dal professore Giuseppe Nascetti, pro-rettore dell’università della Tuscia, ritenuto uno massimi esperiti mondiali di parassitologia ed ecologia marina, chiamato come esperto a valutare le cause dello spiaggiamento e della successiva morte dei cetacei. «Ma questo può non essere il motivo primo dellospiaggiamento e della morte» ha ribattuto l'anatomo-patologo barese Nicola Zizzo. Nel frattempo è stata individuata nel territorio di Ischitella, nel foggiano, l’area che potrebbe essere idonea al seppellimento delle carcasse

18 Dicembre 2009

FOGGIA - E' stata individuata nel territorio di Ischitella, nel foggiano, l’area che potrebbe essere idonea al seppellimento delle carcasse dei sette capodogli morti spiaggiati sul litorale di Peschici, sul Gargano. Lo ha riferito l’assessore all’Ambiente della Provincia di Foggia, Stefano Pecorella. “In quell'area – ha spiegato – la falda acquifera si trova a 90 metri di profondità, quindi non sarebbe a rischio. Attendiamo la relazione di due geologi per avere la certezza che quel sito sia idoneo all’inumazione dei cetacei”. 

Quanto alle cause della morte dei capodogli, Pecorella ha aggiunto che “fino ad oggi l’unica certezza è che non si tratta di cause virali”. “Quando questa vicenda sarà stata definita – preannuncia l’assessore – convocherò tutte le parti interessate per stabilire un protocollo operativo nel caso in cui la tragedia si ripeta, in modo da prefigurare i tentativi di salvataggio da compiere e le procedure da seguire se i cetacei non dovessero sopravvivere”.

IL RICERCATORE: NELLO STOMACO TROVATE BUSTE DI PLASTICA E CORDE
Buste di plastica, pezzi di corda,scatole e contenitori di vari materiali sono stati trovati nello stomaco di quattro dei sette capodogli piaggiati in località Foce Varano, sul Gargano, in Puglia. La scoperta è stata compiuta dal professore Giuseppe Nascetti, pro-rettore dell’università della Tuscia, ritenuto uno massimi esperiti mondiali di parassitologia ed ecologia marina, chiamato come esperto a valutare le cause dello spiaggiamento e della successiva morte dei cetacei. 

Secondo Nascetti, i capodogli potrebbero aver scambiato gli oggetti trovati nei loro stomaci per calamari, unico cibo di cui si nutrono. “Quello che sembrava il capobranco – spiega l'esperto – ne aveva lo stomaco colmo. Un po' meno gli altri tre. Ma la morte di tutti e sette gli esemplari è riconducibile al fatto che i tre capodogli che non avevano ingerito oggetti di plastica abbiano seguito il capobranco andando come lui a morire sulla spiaggia. Un comportamento legato allo spirito gregario ai gruppi di giovani maschi”. 

Nei prossimi giorni Nascetti invierà una dettagliata relazione sui risultati dei suoi rilievi sulle carcasse dei capodogli alle autorità pugliesi e al ministero dell’Ambiente. 

Nascetti ha ipotizzato anche le ragioni che potrebbero aver “ingannato” i capodogli, facendo loro scambiare le buste di plastica e gli altri oggetti trovati nei loro stomaci per calamari. “Ritengo – spiega – che siano stati disturbati dall’intenso traffico delle navi nell’Adriatico. E non solo quelle militari con i loro sonar. Alcune grandi imbarcazioni eseguono ricerche di idrocarburi al di sotto dei fondali marini emettendo forti ed improvvisi rumori che interferiscono con i sistemi di ricerca di cibo dei capidogli disorientandoli”. 
Per Nascetti tutti gli spiaggiamenti di cetacei che avvengono sono riconducibili all’inquinamento materiale e acustico che, dopo la terraferma, sta invadendo anche i mari.

ANATOMOPATOLOGO BARESE: NON E' MOTIVO DI MORTE
La presenza di buste di plastica orifiuti in genere nello stomaco di alcuni dei sette capodogli morti spiaggiati sul litorale del Gargano non vuol dire automaticamente che i cetacei siano morti per inquinamento marino. E’ quanto afferma il prof. Nicola Zizzo, anatomo-patologo del dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università di Bari, che ha eseguito insieme con altri esperti l’autopsia sulle carcasse degli animali. 

“Con i colleghi delle università di Padova, Teramo e Siena e dell’istituto zooprofilattico di Foggia – ha riferito Zizzo – abbiamo prelevato campioni di tessuto e sono in corso esami istopatologici, virologici, batteriologici, tossicologici e parassitologici, anche in duplice veste per confrontare i risultati. I primi esiti certi potremo averli a metà della prossima settimana”. 

Zizzo ha aggiunto che in alcuni capodogli sono stati trovati emboli, aggiungendo però che “possono essere stati provocati anche da una emersione troppo rapida, tenuto conto che questi cetacei vanno a reperire cibo anche a mille metri di profondità”. 

Il gas trovato negli emboli è all’esame di esperti giunti dalle Canarie che hanno partecipato all’autopsia. Quanto al disorientamento dei cetacei provocati da agenti esterni al mare, Zizzo ha confermato che “la bassa frequenza dei sonar delle navi militari può essere una causa, ma l'ipotesi che il disorientamento possa essere legato a lavori di trivellamento sui fondali marini alla ricerca, per esempio, di petrolio, è pura fantascienza”. 

GREENPEACE: ASPETTIAMO I RISULTATI PRIMA DI PARLARE DI CAUSE
Il ritrovamento durante l’autopsia di buste di plastica nel tratto digerente dei capodogli spiaggiati alla Foce di Capoiale-Laguna, non ci sorprende e dimostra ancora una volta il grave stato di degrado dei nostri mari. - sostiene Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia – Ci sembra però prematuro (e poco credibile) affermare che questa sia la causa dello spiaggiamento. 

«Le ipotesi sono tante: da un possibile terremoto sottomarino all’immissione in mare di suoni a grande intensità (causati o da esercitazioni navali o da prospezioni acustiche per la ricerca di giacimenti di petrolio), all’inquinamento (verosimilmente analisi tossicologiche potrebbero confermare la presenza di metalli pesanti o altri inquinanti). 

«Bisogna aspettare che gli esperti terminino di lavorare sui campioni prelevati per poter indicare con sicurezza le cause di questo disastro ambientale. Quello che è certo, però, è che il Mediterraneo, un mare semi chiuso, soffre particolarmente dell’impatto delle attività umane. E nulla viene fatto per preservarlo. Ad oggi meno dell’1% della sua superficie in alto mare, dove le balene vivono, è protetto. Non possiamo aspettare che muoiano i capodogli per intervenire» conclude Monti.
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