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In Puglia e Basilicata

Caselli a Bari: «Beni  dei mafiosi all'asta?  Li ricomprerebbero»

Caselli a Bari: «Beni  dei mafiosi all'asta?  Li ricomprerebbero»
Il procuratore di Torino ne ha parlato oggi a Bari, in occasione del seminario 'Giustizia e politiche antimafia'. Bilancio prospettive della lotta alle mafiè organizzato da Link-Udu Bari in collaborazione con Libera. Ha partecipato anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «Lo dice il governatore della Banca d’Italia – ha spiegato – oggi gli operatori economici in qualche modo collegati alla criminalità godono di una disponibilità economica che non ha confronti: sono ricchissimi. Hanno quindi un vantaggio enorme quando partecipano alle aste pubbliche»

17 Dicembre 2009

BARI – Per il procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, «se i beni confiscati alla mafia venissero messi all’asta, sarebbero i mafiosi stessi a ricompraseli: non ci possono essere dubbi». Caselli ne ha parlato oggi a Bari, in occasione del seminario 'Giustizia e politiche antimafia'. Bilancio prospettive della lotta alle mafiè organizzato da Link-Udu Bari in collaborazione con Libera. Ha partecipato anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. 

«Le cautele previste nell’emendamento alla Finanziaria – per Caselli – sono dei propositi, ma difficilmente potranno andare al di là delle belle intenzioni». «Lo dice il governatore della Banca d’Italia – ha spiegato – oggi gli operatori economici in qualche modo collegati alla criminalità godono di una disponibilità economica che non ha confronti: sono ricchissimi. Hanno quindi un vantaggio enorme quando partecipano alle aste pubbliche». 
Inoltre, ha sottolineato, «i mafiosi hanno infinite possibilità di avvalersi di un esercito di prestanome. E se poi qualcuno non mafioso avesse il coraggio di presentarsi a un’asta in cui si vendono beni confiscati, e che i mafiosi vogliono riprendersi, questo qualcuno sarà invitato, tra virgolette, a farsi da parte». «In una stagione economicamente difficile – ha rilevato – è anche comprensibile l'esigenza di fare cassa. Ma fare cassa in questo modo significa appannare il fiore all’occhiello dell’antimafia e che è un modo straordinariamente significativo ed efficace di coinvolgere l'opinione pubblica nell’antimafia. Perchè è la dimostrazione che l’antimafia paga in termini di riscatto, di dignità da parte di moltissimi giovani che cessano di essere sudditi della mafia». 
«Un risultato importante – ha precisato – che all’estero ora cercano di imitarci». «Se i mafiosi riescono a ricomprarsi – ha concluso – anche solo uno dei beni che gli abbiamo portato via, sarebbe la dimostrazione che sono più forti loro».

VENDOLA: LA PUGLIA E' ALL'AVANGUARDIA PER LOTTA ALLA MAFIA
«Credo di poter dire in tutta  onestà che siamo una regione all’avanguardia dal punto di vista delle politiche pubbliche, in termini di antimafia concreta».  Lo ha sottolineato a Bari il presidente della Regione Puglia,  Nichi Vendola, oggi a margine del seminario 'Giustizia e  politiche antimafia' tenuto all’università insieme con il procuratore di Torino Giancarlo Caselli. 
«Noi – ha detto – siamo l’unico territorio che ha  aperto una linea specifica di finanziamento per la gestione  sociale dei beni confiscati alla mafia, con un finanziamento di  sei milioni e mezzo di euro. Siamo la regione che ha  sperimentato nella procura di Lecce il finanziamento della  informatizzazione del fascicolo giudiziario, che serve al  dimezzamento dei tempi del processo». 

E abbiamo chiesto al  ministero di Giustizia di poter finanziare tutti gli uffici  giudiziari pugliesi, perchè l’informatizzazione degli atti  giudiziari significa davvero passare dal medioevo alla  modernità. E il ministero di giustizia ha riconosciuta quella  pugliese come l’esperienza più avanzata da clonare nel resto di Italia». Abbiamo lavorato – ha aggiunto – «perchè non toccasse ai sindaci ordinare lo sgombero di immobili ancora occupati da boss mafiosi. E abbiamo sostenuto una nostra proposta, che era quella di istituire presso le prefetture una conferenza di servizi che rendesse quasi burocratico il provvedimento di esproprio. Abbiamo fatto la prima esperienza di Italia di gestione sociale di un bene non confiscato ma sequestrato come la discoteca di Adelfia. Abbiamo attivamente contribuito sia sul fronte dell’antimafia anche con protocolli specifici come quelli con la guardia di finanza per seguire per esempio il traffico di rifiuti illeciti dai Balcani». «Una quantità importante di azioni – ha concluso Vendola – che hanno responsabilizzato la pubblica amministrazione. L’antimafia noi non pensiamo che debba essere delegata agli operatori delle forze dell’ordine e ai magistrati, ma ognuno deve fare la sua parte».
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