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In Puglia e Basilicata

Taranto, meno veleni  «Ma l’attenzione resta»

Taranto, meno veleni  «Ma l’attenzione resta»
di GIUSEPPE ARMENISE
L’Ilva: «Si può ancora dire che taranto è la città più inquinata d’Italia?». La risposta: «Suolo, falda e pascoli sotto osservazione». Il direttore dell'Arpa, Assennato: «Il Puglia due casi emblematici. Purtroppo quello di Cooperasalento a Maglie si è chiuso male, per le acciaierie si è trovata una strada di buon senso»
• Ambiente in Puglia tra luci ed ombre

17 Dicembre 2009

di GIUSEPPE ARMENISE

Il direttore generale dell’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’am - biente di Puglia, Giorgio Assennat o, ha appena terminato la sua relazione. Il dibattito, nello spazio riservato al «question time» durante gli stati generali dell’Arpa, è aperto da un responsabile dell’Ilva che lancia alla platea una provocazione: «E adesso come potranno ancora dire che Taranto è la città più inquinata d’Europa?» In platea ci sono anche i rappresentanti dei comitati cittadini che si battono da anni proprio perché nella città dei due mari la normalità non sia più l’eccezione. Le domande dei cittadini sono ancora tante. Una su tutte: «Ma quali sono le matrici che producono benzoapirene?». 

Taranto è una città multiproblematica. E se è vero, come conferma lo stesso Assennato, che stanno funzionando i trattamenti dei fumi dell’Ilva tramite Urea, è anche vero che fuori c’è ancora il problema dei pascoli che nel tempo hanno dovuto patire il deposito di sostanze tossiche nel terreno e la conseguente contaminazione del latte. Così, per dire che Taranto non è più la città più inquinata d’Italia, occorrerà guardare come rispondono i prossimi report del registro delle emissioni alle quali, ovviamente, non contribuisce solo Ilva. E poi ci saranno da verificare i livelli di polveri sottili. 

La legge chiarisce che i valori di concentrazione nell’aria vanno valutati sulla base delle rilevazioni effettuate nell’arco di un intero anno e quindi occorrerà attendere la rielaborazione dei risultati raccolti fino al 31 dicembre. «Intanto, e questo lo possiamo dire - spiega il direttore scientifico di Arpa, Massimo Blonda - negli ultimi due mesi le concentrazioni si mantengono costantemente entro i 20 milligrammi per metro cubo. Un valore che chiarisce come lo stabilimento Ilva sia in questo momento altamente performante visto che negli anni ‘90 eravamo a 150 milligrammi per metro cubo». In questi ambiti, tuttavia, va bandito qualsiasi rischio di lasciarsi prendere dalla voglia di semplificare. Perché le valutazioni sull’inquinamento vanno fatti in riferimento alle singole matrici. 

E se sull’aria, tra polveri e diossine si è detto, per la matrice suolo resta un dato superiore del 3% al consentito, mentre «sfora» di circa il 7% il dato in merito alle acque sotterranee di falda. Non tantissimo, ma occorre lavorarci sopra. Così come resta aperta la questione dei pascoli, con le verifiche che, come si sa, hanno portato a individuare rischi per la contaminazione del latte anche a chilometri dagli agglomerati industriali. 

Da parte sua, l’assessore regionale all’Ecologia, Onofrio Introna, ha voluto rimarcare come «uno dei grandi successi degli ultimi anni della Regione Puglia, che si è imposto a livello nazionale ed europeo, è la promulgazione della legge “anti-diossina”. L’Italia era una delle poche nazioni industrializzate a non aver imposto un limite veramente restrittivo sulle diossine. Quando, al tavolo per il rilascio dell’Autorizza - zione integrata ambientale è emersa la volontà del ministero di non applicare neppure le cosiddette Bat (Migliori Tecniche Disponibili), abbiamo deciso di emanare la legge 44/2008, che ha portato il valore di 10 mila nanogrammi a 2,5 nanogrammi».
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