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In Puglia e Basilicata

Più donne in Consiglio Pd e Pdl studiano mosse

Più donne in Consiglio Pd e Pdl studiano mosse
BARI - Le donne esultano, gli uomini riflettono. È il bilancio in Puglia del dibattito che si è aperto dopo l’approvazione da parte della Consulta sulla riforma elettorale proposta dalla Regione Campania, che prevede la doppia preferenza uomo/donna con l’obbligo di fare sedere sui banchi almeno il 50% dei candidati femminili alle regionali.
• E in Basilicata quote rosa nell'oblìo

18 Dicembre 2009

di Bepi Martellotta

BARI - Le donne esultano, gli uomini riflettono. È il bilancio in Puglia del dibattito che si è aperto dopo l’approvazione da parte della Consulta sulla riforma elettorale proposta dalla Regione Campania, che prevede la doppia preferenza uomo/donna con l’obbligo di fare sedere sui banchi almeno il 50% dei candidati femminili alle regionali.

Le trattative sui ritocchi alla legge elettorale pugliese sono all’alba: se ne discuterà in aula il 19 gennaio e sino ad allora sarà più chiaro anche il quadro delle alleanze politiche, da cui dipende l’eventuale sforbiciata alla soglia di sbarramento del 4% caldeggiata dai piccoli partiti. Ma i primi paletti, dopo un’intesa di massima tra Pd e Pdl, vengono fuori. «Se deve essere modificata la legge in vigore - sottolinea Rocco Palese, capogruppo FI - bisogna dare pieno spazio al principio delle pari opportunità. Il sistema elettorale deve essere uguale per tutti, dunque va mantenuta una sola preferenza, ma va pienamente applicata la pari opportunità tra uomo e donna ed è sufficiente farlo alternando un uomo e una donna nelle liste dei candidati. Noi non dobbiamo garantire la pari elezione - sottolinea - come invece prevede la doppia preferenza, nè ritengo opportuno il sistema della preferenza plurima, che fu abolita già con el politiche nel ‘92 e nel ‘95 superata dal “Tatarellum”». E poi, se va garantita pari opportunità va anche rispettato il principio che chi prende più voti viene eletto: «il problema della rappresentanza non riguarda solo le donne, ma la rispondenza alle indicazioni dell’elettorato. Garantire l’accesso tramite premio di maggioranza a chi prende cento voti, che rischia di superare chi ne ha presi mille, non mi sembra corretto».

I dubbi sul sistema non abitano solo nel Pdl. Anche nel Pd, col capogruppo Antonio Maniglio che rinvia ogni decisione alla direzione, si discute: più che il modello campano, comunque caldeggiato rispetto all’attuale, fa breccia quello della Toscana, dove è stato reso legge il passaggio dalle primarie alternando candidati uomo/donna.

Per ora sono le donne ad esultare. La presidente della Consulta regionale femminile, Annamaria Carbonelli Quaranta annuncia che, «coinvolgendo gli altri organismi di parità ed i partiti politici per l’attuazione dello stesso principio, ci faremo promotori di un emendamento per modificare la legge elettorale che tornerà in Aula a gennaio per la discussione». Solo dopo di potrà «vedere finalmente realizzato il principio fondamentale, previsto dall’art. 51 della Costituzione, che promuove le pari opportunità». Anche nella giunta l’entusiasmo è palpabile: sia la decana delle consigliere, Silvia Godelli, sia Elena Gentile plaudono, ma anche la consigliera Pina Marmo parla di «decisione storica che allinea la Puglia alle migliori realtà europee. Credo che la rappresentanza femminile possa incidere in maniera positiva e decisiva nelle scelte strategiche e nei programmi perché esse sono portatrici di nuove sensibilità e di nuove visioni».

Entra nel dettaglio della legge l’associazione «Undesiderioincomune» e Maria Laterza spiega che «la Regione campana ha inteso così assolvere a un obbligo di rango costituzionale (art. 117 Cost., comma 7) in forza del quale “le leggi regionali… promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”. Auspichiamo che il consiglio regionale pugliese, impegnato in questo tempo a discutere modifiche della legge elettorale regionale, sappia adottare provvedimenti di uguale forza - dice - per il progresso della democrazia paritaria, tralasciando ipotesi elaborate in stanze segrete a salvaguardia del ceto politico maschile».

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