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In Puglia e Basilicata

«Operazione Domino» Revocata interdizione  due avvocati baresi

«Operazione Domino» Revocata interdizione  due avvocati baresi
Il gip del Tribunale di Bari Giulia Romanazzi ha revocato i provvedimenti di interdizione dalla professione di avvocato notificati il primo dicembre scorso all’ ex consigliere laico di centrosinistra del Csm Gianni Di Cagno, e all’ex vicepresidente della Provincia di Bari Onofrio Sisto (Pd). I due sono indagati per impiego di danaro proveniente da attività illecite nell’ambito di una più ampia inchiesta della Procura antimafia di Bari sul clan capeggiato da Savino Parisi. Il giudice ha revocato la misura cautelare ritenendo che non sussistano più le esigenze cautelari a carico dei due professionisti

16 Dicembre 2009

BARI - Il gip del Tribunale di Bari Giulia Romanazzi ha revocato i provvedimenti di interdizione dalla professione di avvocato notificati il primo dicembre scorso all’ex consigliere laico di centrosinistra del Csm Gianni Di Cagno, e all’ex vicepresidente della Provincia di Bari Onofrio Sisto (Pd). I due sono indagati per impiego di danaro proveniente da attività illecite nell’ambito di una più ampia inchiesta della Procura antimafia di Bari sul clan capeggiato da Savino Parisi. Il giudice – a quanto si è saputo – ha revocato la misura cautelare ritenendo che non sussistano più le esigenze cautelari a carico dei due professionisti. Questi sono accusati di non aver segnalato alla Uif (Unità di informazione finanziaria istituita presso la Banca d’Italia) operazioni sospette relative all’impiego di danaro proveniente dalla bancarotta per la quale era stato condannato un loro assistito, l'imprenditore barese, Michele Labellarte, deceduto nel settembre scorso. 

«Il giudice - è detto in una notadel difensore di Di Cagno, Michele Laforgia – ha dato atto dell’'articolatissimo parerè contrario espresso dal pm Elisabetta Pugliese evidenziando, tuttavia, che 'i due professionisti hanno diffusamente contestato, punto per punto, ogni accusa formulata a loro carico, con argomentazioni salienti ed apprezzabili, e documentazione prodotta a suffragiò. Pertanto – conclude il legale riportando stralci del provvedimento di revoca del giudice – "tenuto conto delle spiegazioni offertè, della serietà e affidabilità che ha contraddistinto la condotta anteatta (professionale e non) dei due avvocatì, 'dell’apprezzabile comportamento procedimentale assunto" e delle circostanze sopravvenute che comunque escludono la sussistenza di esigenze cautelari, ha revocato la misura interdittiva».
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