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Taranto, il «battesimo» di  Mar Grande per l’Andrea Doria la nave «invisibile»

Taranto, il «battesimo» di  Mar Grande per l’Andrea Doria la nave «invisibile»
di MARISTELLA MASSARI
Il nuovo caccia della Marina Militare, consegnato alla forza armata a dicembre del 2007, sta completando la fase di “addestramento” che precede l’entrata definitiva dell’unità nella flotta navale italiana. Giunto a Taranto per testare gli apparati di navigazione e tutti i sistemi di comunicazione e d’arma, il caccia vi rimarrà giusto il tempo di completare gli esami di ammissione alla “maturità”. L’unità, progettata per scomparire all’occhio elettronico dei radar, è stata costruita con tecnologia «stealth»
• E per la missione Atalanta nave tarantina al comando 

15 Dicembre 2009

di MARISTELLA MASSARI 

Una sagoma piuttosto inusuale per le banchine della Stazione navale di Mar Grande. Ma a cui i tarantini sperano, presto, di potersi abituare. Battesimo nelle acque dello Ionio, ieri mattina, per la nave «Andrea Doria». Ad accogliere l’equipaggio composto da 189 militari, è stato il consueto vento di Scirocco. Il nuovo caccia della Marina Militare, consegnato alla forza armata a dicembre del 2007, sta completando la fase di “addestramento” che precede l’entrata definitiva dell’unità nella flotta navale italiana. Giunto a Taranto per testare gli apparati di navigazione e tutti i sistemi di comunicazione e d’arma, il caccia vi rimarrà giusto il tempo di completare gli esami di ammissione alla “maturità”. 

La nave, al comando del capitano di vascello Giacinto Ottaviani, non sarà pronta per le missioni prima di un altro anno. Dopo il “test” tarantino dovrà effettuare un maxi- rodaggio, della durata di circa un anno, che servirà per collaudare definitivamente la macchina. La nave, costruita nei cantieri italiani di Riva Trigoso (Genova), e successivamente trasferita nei cantieri del Muggiano (La Spezia) per completare gli allestimenti, nasce da un programma di cooperazione italo-francese denominato «Orizzonte». 
nave Andrea Doria
Della stessa classe fa parte anche la gemella «Caio Duilio», consegnata alla forza armata due anni più tardi rispetto al Doria, ovvero nel 2009. Ieri mattina, il cacciatorpediniere Andrea Doria, quarta unità navale della Marina Militare a portare il nome del celebre ammiraglio e politico genovese del ‘500, ha accolto a bordo i rappresentanti della stampa tarantina. A presentare l’unità ai giornalisti è stato lo stesso comandante Ottaviani. 

«È una nave bellissima - ha detto il comandante con malcelato e giusto orgoglio -, in un cui l’uomo è al centro del sistema». La nave è concepita per dare il massimo delle prestazioni richieste con un equipaggio inferiore alla metà di un caccia della classe De La Penne. A bordo comanda la tecnologia e l’automazione dei sistemi è spinta al massimo. La parola d’ordine, nella costruzione delle navi della classe «Orizzonte» è stata l’innovazione. 

nave Andrea DoriaA bordo del Doria, come ha spiegato il comandante Ottaviani, tutto è nuovo. A cominciare dalla sagoma della nave. L’unità, progettata per scomparire all’occhio elettronico dei radar, è stata costruita con tecnologia «stealth», ovvero con un insieme di accorgimenti, di varia natura (tattica, tecnica e tecnologica), che permettono di diminuire la propria evidenza all’occhio del nemico. Il caccia, alla fine del suo “addestramento”, sarà impiegato nelle missioni internazionali, o potrà garantire, per le peculiarità del suo sofisticato sistema di combattimento, la sicurezza di un evento quale il G8. 

Il Doria infatti, come ha spiegato il suo comandante, è in grado di assicurare un “ombrello” di protezione contro minacce aeree, navali, terrestri e subacquee di oltre 100 chilometri di diametro. Ma la vera novità, rispetto alle altri navi della Marina, è rappresentata dall’attenzione alle risorse umane. A bordo, ogni componente dell’equipaggio può contare su spazi confortevoli e inimmaginabili rispetto alle altre unità navali della nostra Marina. Con questa nave, la forza armata, è entrata nel futuro.
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