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In Puglia e Basilicata

La testimonianza Labellarte conosceva molti politici

La testimonianza Labellarte conosceva molti politici
di GIOVANNI LONGO 
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - A parlare delle conoscenze trasversali di Michele Labellarte, il bancarottiere dei clan, l’uomo intorno a cui ruota l’inchiesta «Domino» che a inizio dicembre ha coinvolto 129 persone è l'ex vicesindaco di Valenzano, Donato Amoruso: non solo uomini dei clan ma anche politici, avvocati e professionisti della Bari bene. Labellarte, in stretti rapporti con la parlamentare Elvira Savino (Pdl), avrebbe anche avuto rapporti con il senatore Nicola Latorre (Pd)
• Labellarte, le lunghe telefonate con la Savino e quei rapporti bipartisan 

15 Dicembre 2009

di GIOVANNI LONGO 
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Aveva conoscenze trasversali Michele Labellarte, il bancarottiere dei clan, l’uomo intorno a cui ruota l’inchi e s t a «Domino» che a inizio dicembre ha coinvolto 129 persone: non solo uomini dei clan ma anche politici, avvocati e professionisti della Bari bene. Labellarte, in stretti rapporti con la parlamentare Elvira Savino (Pdl), avrebbe anche avuto rapporti con il senatore Nicola Latorre (Pd). È quanto avrebbe riferito agli inquirenti nel suo interrogatorio di garanzia l’ex vicesindaco di Valenzano, Donato Amoruso (Pdl), finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. 

Secondo la tesi di Amoruso, difeso dagli avvocati Ascanio Amenduni e Gioacchino Ghiro, il rapporto tra Labellarte e Latorre avrebbe avuto inizio con le elezioni politiche suppletive per il Senato del 24 gennaio 2005. All’epoca Latorre era il candidato del centrosinistra nel collegio appartenuto a Giuseppe Degennaro: secondo Amoruso, Labellarte avrebbe aperto e finanziato a Valenzano un comitato elettorale per conto del politico. A gestire il comitato, secondo Amoruso, sarebbe stato Vito Diana detto «Tituccio», factotum di Labellarte, anche lui indagato nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Bari. 

Al gip Giulia Romanazzi, Amoruso avrebbe riferito di avere più volte visto Labellarte in compagnia di Latorre, a Valenzano. Tutte circostanze che Amoruso avrebbe riferito al magistrato allo scopo di «contestualizzare» la modalità con cui aveva conosciuto Labellarte, considerato dalla procura il «riciclatore» del clan Parisi di Japigia. 
A presentare Labellarte ad Amoruso - ha spiegato l’ex vicesindaco in una memoria difensiva - fu l’ex vicepresidente della Provincia di Bari, l’avvocato Onofrio Sisto, anche lui coinvolto nell’inchiesta e interdetto per due mesi dalla professione insieme al collega Gianni Di Cagno (il gip si pronuncerà a breve sulla richiesta di revoca dell’interdizione presentata dai due). Sisto, ha spiegato Amoruso, era a conoscenza dell’esistenza del progetto sul campus universitario a Valenzano e gli aveva suggerito di parlare con Labellarte in quanto poteva essere una buona opportunità per Valenzano. 

La difesa sostiene, dunque, che Amoruso fu indotto a fidarsi di Labellarte anche per averlo visto in compagnia di personaggi della politica come Latorre. La procura accusa Amoruso di aver ostacolato l’iter di approvazione di un progetto presentato dall’impresa Matarrese, che avrebbe potuto ostacolare quello del bancarottiere. Per aiutare Labellarte, Amoruso gli avrebbe passato anche la copia dell’accordo di programma sottoscritto tra lo Iam e i Matarrese: ma secondo l’ex vicesindaco si sarebbe trattato solo di «un appunto personale» e non di un documento ufficiale. Il nome del senatore Nicola Latorre, il più stretto collaboratore di Massimo D’Alema, appare tra le migliaia di pagine di intercettazioni allegate all’inchiesta. Ma Latorre, è bene chiarirlo, non è in alcun modo coinvolto nell’inchiesta. «Ho conosciuto Labellarte nel corso della campagna elettorale del 2005 - dice Latorre alla “Gazzetta” - è l’ho rivisto in un paio di manifestazioni elettorali. Non ricordo di aver mai avuto un comitato elettorale a Valenzano, che è l’unico Comune del collegio in cui persi quelle elezioni».
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