Lunedì 08 Agosto 2022 | 12:15

In Puglia e Basilicata

Un barese presidente dei giuristi europei

Un barese presidente dei giuristi europei
di BENEDETTO SORINO
È stato eletto per acclamazione, ieri, Gianni Buquicchio, alla presidenza della Commissione di Venezia, l’organo di controllo costituzionale del Consiglio d’Europa. Troppo provincialismo al Sud? «Penso piuttosto che il Mezzogiorno per crescere debba aprirsi ad altre esperienze e culture»

13 Dicembre 2009

di BENEDETTO SORINO 

È stato eletto per acclamazione, ieri, Gianni Buquicchio, alla presidenza della Commissione di Venezia, l’organo di controllo costituzionale del Consiglio d’Europa. E benché l’acclamazione sia solitamente considerata un metodo di designazione autoritario - nei regimi fascisti o comunisti infatti imperava - forse lui ha meritato «democraticamente» di riceverla. Da 40 anni a Strasburgo, per lungo tempo Segretario della stessa «Commissione per la democrazia attraverso il diritto», che ora presiederà con un mandato di due anni, il barese Gianni Buquicchio, 65 anni, marito del vice Segretario generale del Consiglio d’Europa, l’olandese Maud De Boer, è stato il fondatore, insieme ad Antonio La Pergola, di questo organismo che ha accompagnato la transizione dei Paesi ex satelliti dell’Urss verso la democrazia. E se gli standard giuridici raggiunti da quei paesi sono oggi pari a quelli di Stati di più antica democrazia lo si deve ai maggiori costituzionalisti europei che in quel consesso hanno operato. 

Presidente, auguri, ma questa Commissione non ha già raggiunto gli scopi prefissati? I risultati ci sono, ma c’è ancora molto lavoro da svolgere, senza dubbio. La Commissione di Venezia oggi è più grande e tra i suoi membri conta nuovi rappresentanti di Paesi dell’Asia, dell’Africa, come Algeria, Tunisia e Marocco, dell’America Latina. Tra questi ultimi, ad esempio, il Brasile e la Bolivia con i quali stiamo compiendo un lavoro giuridico-costituzionale di rilievo. Anche Israele è membro a pieno titolo. 

Ma cosa c’entrano, voi non rispondete al Consiglio d’Europa? Il nostro statuto è stato modificato per consentire l’aper tura ad altri Stati. Ed è linfa vitale per noi la condivisione di altre culture. Resta comunque la missione principale che ci siamo dati. 

Quale? Siamo convinti che i principi di diritto e democrazia che sono valori portanti delle istituzioni europee non siano appannaggio esclusivo del nostro continente o dell’intero Occidente ma principi universali. 

Fate lezioni di democrazia? Niente affatto. Rappresentiamo le nostre esperienze, confrontiamo le nostre conoscenze con le altre, mantenendo saldi i principi. Un metodo fondato sul dialogo che è ragione del nostro successo. 

Lei è oggi il barese col più alto incarico a livello internazionale, ci pensa? Penso all’Italia e a alla mia regione, naturalmente. Il mio contributo è e sarà sempre legato alla mia storia di giurista delle istituzioni europee. 

Rimpianti rispetto alla terra natia? No, sono un uomo fortunato perché ho avuto l’oppor tunità di studiare e lavorare all’estero. 

Non ha mai pensato alla sua Bari o alla Puglia in generale come ambienti un po’ chiusi e provinciali? Non credo che Bari o la Puglia siano provinciali. Penso piuttosto che una maggiore apertura verso altre culture, un confronto con esperienze diverse sarebbe molto utile a tutti. In fondo è proprio ciò che apre la mente. I programmi come Erasmus, ad esempio, che mettono in contatto studenti di tutta l’Europa, restano fondamentali. E lo sono forse soprattutto per gli studenti meridionali. 

Avrà ricevuto molte congratulazioni per l’elezione. Sì tante, ovviamente ne sono contento. Ma mi ha fatto piacere anche un altro riconoscimento ricevuto. 

Quale? L’Ordine della Croce del Sud. È la più alta onorificenza brasiliana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

EDITORIALI

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725