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In Puglia e Basilicata

Lecce, morì in incidente:  in beneficenza 150mila euro del risarcimento danni

Lecce, morì in incidente:  in beneficenza 150mila euro del risarcimento danni
MONTESANO - Un grande gesto di solidarietà, «per aiutare qualcuno a sorridere». Così, i familiari di Marco Giangreco, morto in un incidente il 17 dicembre del 2003, hanno deciso di devolvere in beneficenza il risarcimento del danno a cui la Provincia di Lecce è stata condannata di recente. Marco finì fuori strada: in assenza di guardrail l’auto «cadde» nella trappola del canale di scolo delle acque che corre lungo la carreggiata e si schiantò dopo una folle corsa.

13 Dicembre 2009

di MAURO CIARDO

MONTESANO«Doniamo 150 mila euro del risarcimento dei danni perché non accada ad altri quanto è successo al nostro Marco, ma intanto sistemate quella strada maledetta».

A sei anni dalla tragedia che ha visto la scomparsa del ventunenne Marco Giangreco (della dinamica dell’incidente riferiamo a parte, ndr.), la madre e il fratello del ragazzo hanno deciso di devolvere in beneficenza la somma ricevuta dalla Provincia di Lecce, condannata a risarcire la famiglia in quanto ritenuta responsabile della mancata installazione del guardrail sulla provinciale tra Ruffano e Montesano.

Antonia Sparascio, una casalinga di 56 anni e il figlio Andrea Giangreco, di 24 anni, vivono in quella casa in cui fino al 17 dicembre 2003 riecheggiava la voce del loro «gigante buono». Marco era un ragazzone alto quasi due metri, un metro e 98 per l’esattezza, ma nonostante la mole imponente aveva un carattere dolce per cui non avrebbe fatto male a una mosca.

Quel giorno aveva ripreso a lavorare in un calzaturificio dopo un periodo di assenza, ma a casa non è mai più ritornato. L’uscita dalla carreggiata costò la vita al povero operaio e dopo sei anni il tribunale di Tricase, nella persona del giudice Antonio Esposito, ha fatto ottenere ai suoi familiari una provvisionale, come risarcimento di danni materiali, pari a 150 mila euro.

La somma richiesta (la famiglia si è avvalsa dell’assistenza legale dell’avvocato Stefano Luna) era più alta ma va ancora discussa in aula la parte riguardante il risarcimento dei danni morali.

Così, con un gesto di puro altruismo, madre e figlio hanno deciso di prendere l’intera somma ricevuta e destinarla a una serie di associazioni di volontariato che si occupano di prevenzione contro gli incidenti stradali, di devianza giovanile, di sicurezza e di adozione di minori.

Un gesto, come si augurano in una lettera che hanno voluto affidare alla «Gazzetta» e che pubblichiamo a lato, finalizzato a svegliare le coscienze, a destare chi deve provvedere alla messa in sicurezza delle strade, prima fra tutte quella che ha tolto la vita a Marco.

Su quella via che collega i due centri del Capo di Leuca, la sicurezza si vede a macchia di leopardo. Nessuna, o quasi, abitazione dove chiedere aiuto in caso di emergenza, solo un’enorme distesa di uliveti. Ci sono tratti di carreggiata delimitati da un guardrail, ma molti altri spezzoni di strada mettono a serio rischio l’incolumità degli automobilisti. Diverse centinaia di metri infatti, sono ancora oggi affiancati dai canali di scolo delle acque piovane e non esiste alcuna barriera di protezione, nemmeno in prossimità delle curve. Manca l’illuminazione pubblica anche in prossimità degli incroci a raso e chi transita spesso da quelle parti assicura che non sono stati pochi i casi di automobilisti finiti fuori strada. Insomma una semplice distrazione, magari anche l’attraversamento di un animale, potrebbero costare molto cari. Da qui l’appello dei familiari di Marco. «Mettetela in sicurezza, dotatela di barriere e di illuminazione prima che succedano altre tragedie».


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