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In Puglia e Basilicata

LA POLITICA/1 Il ministro Fitto apre all'Udc

LA POLITICA/1 Il ministro Fitto apre all'Udc
Il ministro Raffaele Fitto apre le porte all’Udc e, soprattutto, ad Adriana Poli Bortone, da molti vista in pole position nella candidatura - nonostante le recenti avversità col Pdl - qualora si chiuda l’intesa coi centristi e sia necessario far saltare il nome di Stefano Dambruoso. Ma il leader del Pdl pugliese lancia l’ultima chiamata: «ci auguriamo che sia l'Udc che Io sud possano far parte di un percorso che ci veda insieme in questa campagna elettorale. Chiaramente non possiamo attendere tempi lunghi senza avere risposte precise, siamo convinti che nei prossimi giorni si debba avere una risposta».

13 Dicembre 2009

Il ministro Raffaele Fitto apre le porte all’Udc e, soprattutto, ad Adriana Poli Bortone, da molti vista in pole position nella candidatura - nonostante le recenti avversità col Pdl - qualora si chiuda l’intesa coi centristi e sia necessario far saltare il nome di Stefano Dambruoso. Ma il leader del Pdl pugliese lancia l’ultima chiamata: «ci auguriamo che sia l'Udc che Io sud possano far parte di un percorso che ci veda insieme in questa campagna elettorale. Chiaramente non possiamo attendere tempi lunghi senza avere risposte precise, siamo convinti che nei prossimi giorni si debba avere una risposta».

L’avvertimento di Fitto a Casini non è casuale: il 16 è stato convocato l’ufficio di presidenza del Pdl e Berlusconi non ha intenzione - salvo sconvolgimenti del quadro politico nazionale - rinviare oltre Natale l’ufficializzazione dei candidati governatori. Il Pdl ha tenuto sul piatto il nome del magistrato barese e manifestato disponibilità ai centristi sia a chiudere su un altro nome sia ad attendere che il leader Casini sciolga il nodo del patto stretto con D’Alema per un accordo in Puglia. I tempi, però, ora sono maturi. «Non penso che sia utile e possibile continuare ad inseguire le contraddizioni e lo scontro violento interno al centrosinistra. Noi non siamo disponibili - avverte il ministro - ad attendere a lungo».

Il terreno comune su cui correre in campagna elettorale c’è già: «il giudizio negativo sulla gestione attuale di Vendola e del centrosinistra - sottolinea Fitto - ci porta a costruire una piattaforma che può immaginare un allargamento. Noi siamo convinti che il Pdl abbia tutte le carte in regola per potere centrare un risultato positivo in questa campagna elettorale, ma non vogliamo attendere molto perché i tempi stringono». Nuovi nomi? «Sbaglieremmo il metodo. Anteporre il nome ad un’intesa sarebbe un errore. Vogliamo capire se c'è la possibilità di metterci intorno a un tavolo per costruire un programma e un percorso di governo condiviso. Se questo c'è e - spiega Fitto - siamo convinti che con l’Udc si possa costruire anche su alcuni temi a livello nazionale un percorso positivo, avremo poi la possibilità di condividerne il nome».

Con Casini, incontrato più volte a Montecitorio, il punto in comune sulla questione Puglia è chiaro: «Tolto Vendola, chi oggi sostiene che la sua esperienza sia stata positiva al governo di questa regione? Sui nomi nel centrosinistra si stanno scontrando e anche i fuori onda dimostrano qual è il livello di stima che c'è tra i principali protagonisti. Per quanto ci riguarda, nella prossima campagna elettorale utilizzeremo le parole del Pd per spiegare le nostre ragioni, prenderemo in prestito il giudizio del Pd su Vendola». Sebbene, torna a chiarire il ministro, «il Pd non può chiamarsi fuori: ha avuto in questa regione due volte il vicepresidente della giunta regionale e ha governato tutte le principali deleghe del governo. Pensare che si possa da un momento all’altro attribuire queste responsabilità a Vendola e uscire con un percorso politico di totale cambiamento e l’idea che ci possa essere un’azione politica e un’alleanza politica vergine rispetto alle responsabilità e alle scelte di questi anni, sinceramente questo non sarà consentito a nessuno».

Ne ha da dire sulle recenti vicende Emiliano-Vendola anche il vicecoordinatore del partito regionale Antonio Distaso: «pur rispettando il travaglio dei partiti avversari, ci rendiamo conto che c'è molto poco di politica e molto più di ambizioni personali. Crediamo che ci debba essere innanzitutto rispetto per le istituzioni che uno rappresenta. E crediamo anche che le ambizioni personali debbano venire sempre dopo quella che dovrebbe essere una politica di servizio per le istituzioni e per il territorio. Se le ambizioni personali finiscono per sopravanzare tutto questo, per divorare tutto e tutti, sicuramente non possiamo che dare un giudizio negativo». Punta l’indice sulla manifestazione di Vendola il segretario nazionale del Psdi, Mimmo Magistro: «il parterre era formato da molti giovani in buona fede, attratti dalla stella Niki e dalla padronanza della scena, come i grandi attori. Poi c’erano i 250 capifamiglia tutti abbondantemente già incensati da Vendola con contratti da 100/200.000 euro l’anno, che rischiano il posto di lavoro. Assessori - tanti esterni che non sanno come si conquista un voto - e consulenti, postulanti, portaborse, contrattisti prelevati dalle short lists, l’invenzione più clientelare della storia».

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