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In Puglia e Basilicata

LA POLITICA/2 Vendola preme su Pd e Udc

LA POLITICA/2 Vendola preme su Pd e Udc
BARI - Quando ha allargato le braccia e citato la frase più forte che Papa Woytila abbia mai pronunciato al mondo (era il ‘78, il Muro di Berlino era ancora lì e Giovanni Paolo II disse «Non abbiate paura») è cascato giù il teatro. È il «Nichi day», la prima giornata di mobilitazione per la campagna elettorale del presidente della Regione Nichi Vendola, e il Kursaal è pieno come un uovo. 
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13 Dicembre 2009

di BEPI MARTELLOTTA

BARI - Quando ha allargato le braccia e citato la frase più forte che Papa Woytila abbia mai pronunciato al mondo (era il ‘78, il Muro di Berlino era ancora lì e Giovanni Paolo II disse «Non abbiate paura») è cascato giù il teatro. È il «Nichi day», la prima giornata di mobilitazione per la campagna elettorale del presidente della Regione Nichi Vendola, e il Kursaal è pieno come un uovo. 

Non ci sono solo giovani, non c’è solo Sinistra e Libertà: prende il microfono Franco Cassano, autore con Gianfranco Viesti dell’appello internet «pervendolapresidente2010», che ha raccolto oltre 1.500 firme, ma anche una lavoratrice della «Agile», senza stipendio da mesi, la parlamentare del Pd Giusy Servodio e - tra la sorpresa di tanti - anche il capogruppo della Lista Emiliano al Comune di Bari Marco Bronzini. E poi gli assessori regionali Pd, Guglielmo Minervini (il più applaudito) e Elena Gentile («ho promesso a mia figlia di non tradire la mia storia»), con altri 7 esponenti di giunta in platea a «rassicurare» Nichi: siamo con te.

È il giorno della pace dopo settimane di guerre sotterranee, fuori onda maldestri e improvvisi progetti di riforma della legge elettorale onde candidare il sindaco di Bari. E Vendola, osteggiato dai vertici del Pd alla ricerca di un nome diverso su cui far convergere Udc e Idv, dopo tutti questi inciampi è più forte di prima.

Due i messaggi fondamentali lanciati dal governatore, appartenenti ai due capitoli con cui ha diviso il suo intervento: psicologia e politica. Ad ambedue si richiama la querelle sulle candidature e l’estenuante avvitamento dei Democratici su come depennare il nome del presidente uscente. Alla psicologia Vendola riserva la relazione avvelenata col deputato Francesco Boccia. Non è un caso: è lui, l’economista-parlamentare che nel 2005 perse le primarie contro Nichi, quello su cui D’Alema, Casini e Di Pietro potrebbero ancora chiudere un accordo, viste le scivolate prese con la candidatura «sotterranea» di Emiliano. «Con Francesco Boccia ho sbagliato cinque anni fa quando non l’ho inserito nella mia giunta. Ho pensato fosse un errore per l’amministrazione del cambiamento partire con due teste. Ho sbagliato e penso che dire la verità sia un fatto di igiene politica». Sono le braccia tese di un Vendola rinvigorito, che ha aspettato che gli eventi tumultuosi della nuova «alleanza» cercata dai suoi alleati-detrattori prendessero il sentiero sbagliato per poter dire a tutti: io sono qui, ci resto e sono pronto a rilanciare la sfida del Sud che voi mi chiedete.

Braccia tese anche per il sindaco di Bari, pubblicamente restio ad abbandonare la città per la corsa alla Regione ma tentatissimo dalla sfida, al punto da mobilitare le sue truppe per l’emendamento-lodo con cui renderne possibile la candidatura. I rapporti tra i due campioni della Primavera pugliese, così forti da condividere perfino le scelte di rimpasto nella giunta regionale, oggi sono compromessi. Ma per Nichi - col Pd di D’Alema che ogni giorno che passa sembra pronto a tornare sui suoi passi - è il tempo del perdono. Michele Emiliano «è mio fratello», non va «banalizzata la vicenda, ciascuno di noi ha diritto ad un fuorionda, a degli errori». Con lui si possono scrivere «ancora pagine importanti». La corsa della campagna elettorale è partita ma Nichi vuole «volgere la testa indietro», vuole aspettare quelli che ancora non sono della corsa, vuole «l’aiuto di mani preziose che ora non ci sono», a cominciare da quelle del «fratello» sindaco di Bari con cui ha condiviso gli anni della rivoluzione gentile. «Tutti - scandisce - dobbiamo desiderare che Michele Emiliano la prossima volta sia qui con noi».

Infine la politica e le due domande su cui Pd e Udc non hanno ancora fatto chiarezza: allargamento e discontinuità. Il primo, spiega, va rifiutato se è un semplice accordo al tavolino della politica in nome «di una teoria di alleanze prive di programmi». E chiede: «l’allargamento della coalizione comprende il mondo del volontariato, della precarietà, degli “invisibili”» su cui il suo governo ha acceso i fari? Quanto alla discontinuità, «va spiegato da cosa. Parliamo di obiettivi, parliamo di famiglia, della lotta alla povertà - dice rivolgendosi ai vecchi e nuovi alleati - parliamo senza pregiudiziali. Mettiamo da parte i risentimenti e andiamo ad un confronto che sia basato sulla realtà, sui desideri della società e sui suoi problemi».

Casini e D’Alema, chiamati esplicitamente, sono avvisati: la «deriva berlusconiana» corre forsennata sino a spingersi in un «percorso eversivo», dove il potere esecutivo «bombarda quello legislativo e giudiziario». Un disegno preoccupante, «che ricorda quello di Licio Gelli». Dunque, cari Pd e Udc, «non abbiate paura, forza, venite. Si fa tardi».
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