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In Puglia e Basilicata

Regionali Puglia, Pd in stallo. D'Alema: niente primarie

Regionali Puglia, Pd in stallo. D'Alema: niente primarie
di BEPI MARTELLOTTA 
Le primarie in Puglia non si faranno, parola di D'Alema. Intanto però nel Pd pugliese resta da sciogliere il "nodo" del candidato alle prossime regionali. Continuano le pressioni sull'attuale governatore, Nichi Vendola, perché ritiri la sua candidatura, onde favorire un'alleanza con Udc e Idv ma d'altro canto, non trova consensi l'emendamento presentato da 10 consiglieri che consentirebbe al sindaco di Bari, Michele Emiliano, di candidarsi senza doversi dimettere

12 Dicembre 2009

BARI - «Le primarie? Sono un metodo di selezione dei candidati assolutamente positivo, ma funzionano solo se le forze politiche che promuovono la coalizione le accettano». La via d’uscita nel braccio di ferro tra il Pd e il governatore uscente della Puglia ancora non c’è ed è il leader del Pd Massimo D’Alema a chiarire il quadro. Ieri il segretario regionale Sergio Blasi, ormai consapevole dell’incapacità del partito pugliese di uscire dal tunnel, è volato a Roma per incontrare Pierluigi Bersani e chiedere ai vertici nazionali di sciogliere il nodo. 

La difficoltà, gli ha spiegato il segretario nazionale per telefono (Blasi ha potuto incontrare solo il responsabile organizzativo del partito, Maurizio Migliavacca), è capire fino a che punto regge un’intesa con l’Udc nel caso in cui Vendola si sfilasse dall’alleanza, minacciando seriamente l’esito delle elezioni. Se, insomma, il leader Udc Casini è stato irremovibile nel veto su Vendola, altrettanto potrebbe esserlo se fiuta il rischio di perdere le elezioni in Puglia e, a quel punto, l’abbraccio col Pdl di Fitto sarebbe cosa fatta. 

Insomma, non è da escludere un ritorno del Pd verso Vendola, cui chiedere nuovamente di farsi promotore di quell’«allargamento» caldeggiato ieri anche da Nicola Latorre. Inoltre, il quadro nazionale appare confuso almeno quanto quello pugliese: il rischio di elezioni anticipate, paventate ogni giorno da Berlusconi, c’è tutto e, dunque, non è da escludere una «election day» con le Regionali. Non a caso, il ministro Maroni non ha ancora comunicato la data ufficiale e c’è chi sostiene che possa essere anticipata al 7 marzo. Di qui la decisione dei Democratici di temporeggiare ancora, aspettando che il Pdl scopra le carte il 16 dicembre (ufficializzando i candidati) e che la situazione evolva con più chiarezza. 

Blasi, intanto, ha deciso di convocare per mercoledì prossimo il tavolo del centrosinistra (cui, in caso di mancate svolte, non parteciperà l’Udc) e il venerdì successivo la direzione regionale del partito. A Bari, intanto, continua il lavoro ai fianchi del governatore onde indurlo a deporre le armi. Innanzitutto il «lodo Emiliano», ovvero l’emendamento presentato da 10 consiglieri con cui consentire al sindaco di Bari Michele Emiliano di scendere in campo senza doversi dimettere. Le 10 firme raccolte dai promotori tali sono rimaste e l’aver proposto il rinvio al 2015 della soglia di sbarramento al 4% non ha sortito grandi effetti nei piccoli partiti: dai socialisti alla Primavera, tutti hanno fatto spallucce di fronte all’ipotesi di smarcarsi da Vendola onde incassare la certezza di essere rieletti. E il negoziato avviato col Pd per una sforbiciata alla soglia (magari al 3%) appare più plausibile. 

Lo stesso sindaco, di fronte alla certezza di dover attendere il 19 gennaio per sapere l’esito della riforma, non ha fatto salti di gioia. Tra l’altro, la proposta ha creato subbugli anche a Roma. «Le leggi ad personam vanno combattute sempre e comunque - tuona il deputato Gero Grassi, da sempre vicino a Vendola - l’asso piglia- tutto” resti solo un bel gioco da praticare con le carte». Ma con Nichi si schierano anche esponenti Pd non strettamente vendoliani, come Ignazio Marino: «Tra Vendola e l’alleanza con l’Udc non ho dubbi, scelgo il primo». 

Di sicuro, l’«Emilianum» non verrà mollato del tutto, se non altro per avere un’arma nei confronti del governatore. Ieri, all’avvio della sessione finanziaria, qualche assenza del Pd in commissione Bilancio - riconducibile ai firmatari del «lodo Emiliano » - ha fatto saltare sulla sedia chi l’ha interpretata come un segnale anti-Vendola. Ma il capogruppo Antonio Maniglio è subito intervenuto per smentire «boicottaggi » ai danni della manovra: «non è un caso politico e la conferma sta nei lavori della IV commissione, che ha dato parere favorevole». 

Barricate dal Pd invece, per l’articolo con cui il governo intendeva infilare l’agenzia regionale per il turismo, affidata da Vendola all’ex assessore Massimo Ostillio.
di BEPI MARTELLOTTA 
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