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In Puglia e Basilicata

Caso Angelucci: ministro Fitto rinviato a giudizio

Caso Angelucci: ministro Fitto rinviato a giudizio
BARI - Il giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Bari, Rosa Calia Di Pinto, ha rinviato a giudizio, per sei capi di imputazione su undici, il ministro dei Rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, indagato nell’ambito della inchiesta La Fiorita a carico di 78 persone per reati a vario titolo commessi tra il 1999 e il 2005, nel periodo in cui Fitto era presidente della Regione Puglia. Fitto è stato rinviato a giudizio per i reati di abuso d'ufficio, due episodi di corruzione, finanziamento illecito ai partiti, peculato e un altro abuso. Rinviato a giudizio per tutti i capi di imputazione l’imprenditore-editore Gianpaolo Angelucci.
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12 Dicembre 2009

BARI - Il ministro per i Rapporti con leRegioni, Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio per i reati di corruzione e illecito finanziamento ai partiti in concorso con l’imprenditore ed editore romano (di Libero e del Riformista) Giampaolo Angelucci, anch’egli rinviato ieri a giudizio. E’ stato prosciolto da vari altri reati tra i quali associazione per delinquere e concussione. Lo ha deciso il gup del tribunale di Bari Rosa Calia Di Pinto. 

I fatti si riferiscono al periodo in cui Fitto era presidente della Regione Puglia.

I reati di corruzione e di illecito finanziamento ai partiti contestati al ministro fanno riferimento a una presunta tangente di 500.000 euro che l'editore Angelucci avrebbe versato al partito di Fitto 'La Puglia prima di tuttò per ottenere – secondo l’accusa – nel 2004 l’aggiudicazione dell’appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite (Rsa). 

Oltre che per i reati di corruzione e illecito finanziamento, Fitto è stato rinviato a giudizio per due contestazioni di abuso d’ufficio e per un peculato che avrebbe riguardato fondi riservati alla presidenza della Regione, tutti episodi minori nell’ambito dell’inchiesta. 

E' stato prosciolto, oltre che dalle accuse di associazione per delinquere e concussione, da tre contestazioni di falso.

7 ASSOLTI, ANCHE MORLACCO E 'TALPE' PROCURA
Sono stati tutti assolti al termine del processo con rito abbreviato i sette imputati coinvolti nella maxi inchiesta sulla sanità pugliese per la quale ieri è stato rinviato a giudizio per alcuni reati l’ex presidente della Regione Puglia (ora ministro per i Rapporti con le Regioni) Raffaele Fitto. La procura aveva chiesto per tutti condanne a pene comprese tra i tre anni e quattro mesi e gli otto mesi. 

Sono stati assolti: l’ex dg dell’Ares Puglia, Mario Morlacco oggi sub-commissario alla sanità del Lazio (accusato di falso); l'ex dirigente della Regione Puglia Francesco Maria Cavallo (abuso d’ufficio); il consulente della cooperativa "Fiorita" Andrea Pugliese, accusato di turbativa d’asta, truffa e rivelazione del segreto d’ufficio; i dipendenti del tribunale di Bari Deo Lippo e Domenica Lorusso, e il dipendente di uno studio legale, Giuseppe Roncone, accusati di rivelazione del segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico della procura; e Carlo Di Cillo, ex coordinatore del settore sanità della Regione.

SCOMPARE FALSO, PER PM ERA LEGATO A CORRUZIONE
L'assoluzione dell'ex direttore generale dell’Ares Puglia, Mario Morlacco, oggi sub-commissario alla sanità del Lazio, dal reato di falso rischia di indebolire in qualche modo l’accusa di corruzione per la quale ieri sono stati rinviati a giudizio il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, e l’editore Giampaolo Angelucci. 

Morlacco era accusato di aver compiuto un falso in concorso con Fitto, che è stato prosciolto dalla stessa accusa. Il falso - è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio – è stato compiuto “anche al fine di commettere il delitto di cui al capo che segue”, cioè la corruzione da 500 mila euro di Fitto da parte dell’imprenditore romano Giampaolo Angelucci. 

Il reato falso, in sostanza, era ritenuto dalla pubblica accusa una delle condotte alla base della corruzione. La contestazione faceva riferimento all’attestazione contenuta in una delibera dell’Ares nella quale si affermava che “tutti i direttori generali delle Ausl interpellate avevano dichiarato il mancato completamento delle Rsa ricadenti nel proprio territorio”. In conseguenza di questa attestazione fu bandita la gara (aggiudicata in modo regolare al gruppo Angelucci) per completare le Rsa.
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