Giovedì 18 Agosto 2022 | 22:53

In Puglia e Basilicata

Bari, scacco alla mafia il pm dice no a revoca  interdizione notaio Mazza

Bari, scacco alla mafia il pm dice no a revoca  interdizione notaio Mazza
di CARLO STRAGAPEDE 
BARI - Il pubblico ministero Elisabetta Pugliese ha dato parere negativo alla revoca del divieto di esercitare la professione per il notaio barese Francesco Mazza. Il pm gli addebita (nell'ambito della indagine «Domino») la ipotesi di reato di falso nel corso di un’asta giudiziaria del 12 novembre 2008

11 Dicembre 2009

BARI - Il pubblico ministero Elisabetta Pugliese ha dato parere negativo alla revoca del divieto di esercitare la professione per il notaio barese Francesco Mazza. Atteso per stamattina, il parere analogo riguardante le posizioni degli avvocati Gianni Di Cagno, 57 anni, e Onofrio Sisto, 48. Il parere del pubblico ministero, secondo la procedura, non è vincolante per la decisione «finale» del giudice delle indagini preliminari, che dovrebbe arrivare nella giornata di lunedì, presumibilmente. 

In altre parole, il gip Giulia Romanazzi potrebbe discostarsi dall’orientamento del magistrato titolare delle indagini sulla cosiddetta «Operazione Domino». I legali di Mazza, adesso, possono presentare domanda di annullamento della misura interdittiva davanti ai giudici del Tribunale del riesame. 

Lo stop all’esercizio dell’attività professionale ha una durata standard di due mesi. Quindi il notaio e i due avvocati indagati comunque potranno ritornare al lavoro il primo febbraio prossimo (il provvedimento interdittivo era scattato il primo dicembre scorso). 

Il pm Pugliese ha dedicato tutto il pomeriggio di ieri allo studio delle istanze presentate dai legali di Di Cagno, avvocato Michele Laforgia, e di Sisto, avvocato Alessandro Sisto. Domande di «riabilitazione» all’esercizio della professione piuttosto articolare e basate sulla tesi dell’assoluta correttezza dell’operato degli indagati. 

Intanto, sempre ieri, si sono conclusi, davanti al gip Giulia Romanazzi, gli interrogatori degli 83 indagati raggiunti da provvedimenti restrittivi (53 sono stati condotti in carcere, 30 si trovano ai domiciliari). Gli ultimi indagati a presentarsi al primo piano di via Nazariantz, appunto nella mattinata di ieri, sono stati i cinque funzionari di banca arrestati. A quanto si è appreso, hanno accettato di rispondere alle domande del giudice e hanno respinto ogni accusa, precisando di avere gestito il danaro - pilotato, secondo l’impostazione della Procura, dall’imprenditore Michele Labellarte - secondo la legge e secondo la deontologia derivante dal loro ruolo. 

Nei prossimi giorni, il gip deciderà sulle richieste di revoca degli arresti. E anche il Riesame sarà chiamato in causa sui provvedimenti restrittivi. L’indagine «Domino» è formalmente conclusa. Agli avvocati Sisto e Di Cagno la Procura contesta il reato di avere concorso nel reimpiego di danaro di provenienza non chiara. Più in dettaglio, i due legali avrebbero avuto rapporti professionali con Michele Labellarte, in una operazione finalizzata alla costruzione di un grande campus studentesco a Valenzano. 

Al notaio Mazza, il pm Pugliese addebita la ipotesi di reato di falso nel corso di un’asta giudiziaria. Il professionista - secondo l’ufficio inquirente - avrebbe dichiarato il falso, quando, il 12 novembre 2008, nel corso di una procedura d’incanto, avrebbe scritto in atti che Labellarte «ha presentato regolare e tempestiva istanza di partecipazione nei modi e termini di cui all’indicato avviso d’incanto», laddove l’istanza sarebbe stata compilata e depositata, secondo quanto ipotizzano i militari del Gico della Guardia di finanza - poche ore prima della gara.
CARLO STRAGAPEDE
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725