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In Puglia e Basilicata

Medico foggiana fa visite a domicilio in un villaggio africano

Medico foggiana fa visite a domicilio in un villaggio africano
di MARISA INGROSSO
Filomena Pellegrino (nella foto), tenente medico dell’Aeronautica Militare (è nata nel 1975, a San Giovanni Rotondo), ha partecipato a «Ridare la luce», una delle più interessanti missioni italiane di cooperazione civile-militare che punta a curare le popolazioni del deserto del Sahel dalle malattie della vista. «Siamo andati dagli abitanti di un villaggio sperduto lungo le sponde del fiume Niger, nella zona delle dune rosse - spiega Filomena al telefono con la Gazzetta - Lì c’erano malati che non avevano i mezzi neppure per raggiungere un ospedale. Abbiamo lavorato anche la domenica pur di raggiungerli. Ci hanno accolti a braccia aperte»
• Mille visite oculistiche in meno di un mese

11 Dicembre 2009

BARI - Per due settimane ha vissuto nel Mali, in Africa, in una delle aree più povere del pianeta, ha curato malattie che in Occidente non esistono, ha lavorato senza posa, sfidando la malaria, eppure la foggiana Filomena Pellegrino non ha dubbi: «Se me ne offriranno la possibilità, tornerò qui. Questa è la più bella esperienza professionale e umana della mia vita». La giovanissima tenente medico dell’Aeronautica Militare (è nata nel 1975, a San Giovanni Rotondo), ha partecipato alla dodicesima edizione di «Ridare la luce», una delle più interessanti missioni italiane di cooperazione civile-militare, avviata sin dal 2003 dall’«Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani». 

«Ridare la Luce» punta tradizionalmente a curare le popolazioni del deserto del Sahel dalle malattie della vista ma, da quest’anno, ha anche sessioni di chirurgia generale e percorsi formativi per medici e infermieri maliani. Tutti gli operatori italiani fanno «base» all’ospedale di Gaò, una città nei pressi del confine con la Nigeria, però questa volta sono state effettuate anche «visite a domicilio ». «Siamo andati dagli abitanti di un villaggio sperduto lungo le sponde del fiume Niger, nella zona delle dune rosse - spiega Filomena al telefono con la Gazzetta - Lì c’erano malati che non avevano i mezzi neppure per raggiungere Gaò. Abbiamo lavorato anche la domenica pur di raggiungerli. Ci hanno accolti a braccia aperte. Abbiamo creato tre piccoli ambulatori di chirurgia, di oculistica e di medicina interna, abbiamo selezionato i pazienti e abbiamo predisposto il trasporto a Gaò per i più gravi. Poi li abbiamo sottoposti ad intervento». 

«Un giorno - racconta la dottoressa, che s’è laureata all’Università di Foggia - abbiamo tolto la benda ad un maliano e lui ha iniziato a ballare e cantare. Non si fermava più. Era tornato a vedere, dopo anni di cecità a causa di una cataratta. Quì sono gravissime, molto più bianche, dure e difficili da trattare di quelle che si possono trovare in Europa». 

Filomena nel Mali ha affiancato il medico civile prof. Giorgio Lofoco, dell’Istituto San Pietro del Fatebenefratelli di Roma («Mi ha insegnato tanto», dice di lui) e ora tornerà ai suoi studi presso l’Università di Foggia. «Mi sono laureata in medicina nel 2002 - afferma la Pellegrino - e, nel 2004, sono entrata in specializzazione. Due anni dopo ho fatto un periodo come ufficiale medico in ferma prefissata in Aeronautica. Il contratto durava soltanto 30 mesi così, dopo, ho partecipato al concorso a tempo indeterminato. L’ho vinto e quindi ho sospeso la specializzazione e sono partita per il corso di Aeronautica, di 9 mesi, nell’ambito del quale sono potuta venire qui, in Africa. Ora, al mio ritorno, riprenderò la specialistica e potrò studiare con la serenità di chi ha un posto di lavoro». 

«A Foggia mi aspettano i miei genitori - conclude la tenente medico - e mio fratello Luigi, che ha due anni più di me e che, sin da giovanissimo, ha scelto di diventare un aviere. So che sono molto contenti per me perché sanno che sono felice». L’aereo che riporterà a casa Filomena e tutti gli altri italiani di «Ridare la luce» dovrebbe atterrare oggi pomeriggio a Pratica di Mare.
di MARISA INGROSSO
ingrosso@gazzettamezzogiorno.it
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