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In Puglia e Basilicata

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Un «Lodo Emiliano»: e il sindaco si candida senza dimettersi

Un «Lodo Emiliano»: e il sindaco si candida senza dimettersi
BARI - Spunta in sordina l’«Emilianum», ovvero l’emendamento con cui abrogare l’ineleggibilità dei sindaci e consentire a Michele Emiliano di candidarsi a governatore per le prossime regionali senza doversi dimettere da sindaco di Bari. L’operazione, portata avanti dai consiglieri regionali più vicini al sindaco, Nicola Canonico del Pd e Giacomo Olivieri dell’Idv, è stata inizialmente stoppata durante il vertice di maggioranza convocato dal Centrosinistra per trovare la quadra sulla riforma della legge elettorale, quando il capogruppo Pd Antonio Maniglio ha provato a buttarla sul tavolo. 
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11 Dicembre 2009

BEPI MARTELLOTTA

BARI - Spunta in sordina l’«Emilianum», ovvero l’emendamento con cui abrogare l’ineleggibilità dei sindaci e consentire a Michele Emiliano di candidarsi a governatore per le prossime regionali senza doversi dimettere da sindaco di Bari. L’operazione, portata avanti dai consiglieri regionali più vicini al sindaco, Nicola Canonico del Pd e Giacomo Olivieri dell’Idv, è stata inizialmente stoppata durante il vertice di maggioranza convocato dal Centrosinistra per trovare la quadra sulla riforma della legge elettorale, quando il capogruppo Pd Antonio Maniglio ha provato a buttarla sul tavolo. 

Ma si è fatta mano mano strada con la raccolta di firme a margine del dibattito in aula sulla riforma e approderà in consiglio regionale il prossimo 19 gennaio, terminata la sessione di Bilancio che parte oggi per concludersi il 22 e 23 dicembre con la votazione della manovra finanziaria in aula.

Il lasciapassare per il sindaco, che i vertici del Pd intendono candidare onde isolare il governatore uscente Nichi Vendola e chiudere l’accordo per l’«Alleanza per il Sud» con Idv e Udc, apre un’autostrada anche nella trattativa coi piccoli partiti del centrosinistra, che avevano inaugurato la giornata col negoziato sulla riduzione della soglia di sbarramento (fissata dalla legge al 4%), strappando al Pd solo la concessione di una sforbiciata al 3%. L’emendamento, infatti, prevede il rinvio alla prossima legislatura dello sbarramento - fissato dalla legge 2005 voluta dal governo Fitto e che, in assenza di modifiche, scatterebbe alle prossime elezioni - spianando la strada a tutti i «cespugli» che il prossimo anno temono di non sedere nuovamente sui banchi dell’aula di via Capruzzi: in pratica, anche l’anno prossimo non vi sarebbe alcuna soglia.

La strada dell’«Emilianum», però, non è in discesa: 8 dei 23 consiglieri Pd (oltre a Canonico, Pina Marmo, Enzo Russo, Enzo Cappellini, Pino Romano, Donato Pentassuglia, Francesco Ognissanti e Sergio Povia), insieme a Olivieri e al verde Mimmo Lomelo, l’hanno sottoscritta ma occorrerà convincere gli altri «cespugli» ad allontanarsi da Vendola e dalla sua Sinistra e Libertà e, soprattutto, superare le barricate già manifestata dal Pdl, che - per opportunità politica - in questa fase sta difendendo la candidatura del presidente uscente. L’asse tra centrodestra e governatore, assediato dal Pd, è evidente ed ha un obiettivo: il Pdl intende scippare agli avversari l’accordo che potrebbero chiudere con l’Udc su un nuovo candidato. Quanto al percorso legislativo dell’«Emilianum», la Puglia - denuncia Olivieri - è l’unica regione in Italia ad aver stabilito l’ineleggibilità dei sindaci, visto che in altre regioni viene sancita solo l’incompatibilità tra le due cariche: quest’ultima, se fosse in vigore, consentirebbe a Emiliano di candidarsi senza perdere il «paracadute» della poltrona di sindaco, che manterrebbe in caso di sconfitta.

Il provvedimento, varato durante il governo Fitto, aveva l’obiettivo di evitare situazioni di concorrenza sleale in campagna elettorale tra amministratori in carica (sindaci e presidenti di provincia oltre i 15mila abitanti), già legittimati dall’elettorato, e aspiranti alla carica di consigliere regionale. Nei fatti, obiettano gli autori dell’«Emilianum», la legge pugliese del 28 gennaio 2005 è anti-democratica e in contrasto con la norma nazionale. Quanto al Comune di Bari il percorso è già studiato ed eviterebbe il «bagno di sangue» di elezioni anticipate o del commissariamento prefettizio per giunta e consiglieri comunali eletti lo scorso giugno. A dieci giorni dall’insediamento di Emiliano, se eletto, la carica di sindaco decadrebbe e ne assumerebbe la delega - come prevede il Testo Unico degli enti locali - il vicesindaco fino a nuove elezioni (presumibilmente, non prima di un anno). E anche su quella carica, come noto ricoperta da Alfonso Pisicchio ma invisa agli ex sodali dell’Idv, l’accordo politico sarebbe tracciato con il passaggio all’Udc, da suggellare alle elezioni comunali con la corsa di un nome gradito ai centristi (l’imprenditore Nicola De Bartolomeo).

Dall’Udc, chiamato in causa, fanno sapere che sono pronti a dare voto favorevole all’emendamento, pur non avendolo sottoscritto. I contatti telefonici col partito di Casini hanno indotto il capogruppo Antonio Scalera a riservare l’adesione dei centristi al provvedimento quando sarà in aula, pur lamentando «scarso coinvolgimento» nell’iniziativa assunta dal Pd. Il partito di Bersani, invece, pur spaccato sulle candidature, è così riuscito a mandare il segnale che Emiliano attendeva: il sindaco - che aveva sottoposto proprio a quel «paracadute» il suo sì alla richiesta di D’Alema e Bersani di candidarsi - dovrà attendere il 19 gennaio, ma la misurazione del suo «peso» nella Regione, con le firme che vanno avanti, è già significativa. «Se ci fosse la disponibilità di tutti i partiti il Pd non si tirerebbe indietro» spiega Maniglio, pur scettico sull’opportunità di inserire una modifica a poche settimane dal voto. Il match è agli inizi e di mezzo ci sarà un banco di prova non da poco per la maggioranza e il governatore: il Bilancio.
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