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In Puglia e Basilicata

Enel di Brindisi chiede i danni a Greenpeace

Enel di Brindisi chiede i danni a Greenpeace
Una serie di «attacchi» portati avanti da attivisti di Greenpeace alla centrale a carbone di Cerano, gli ultimi (solo in ordine di tempo) lo scorso luglio con i volontati che riuscirono a penetrare nell'impianto, srotolare striscioni contro le emissioni nocive della struttura e a scrivere la parola «STUPID» sulla ciminiera. Oggi Enel per quei raid (ed altri compiuti in contemporanea ad altre strutture) chiede i danni all'organizzazione

10 Dicembre 2009

«Enel, come altri grandi operatori europei, ha deciso di chiedere il rimborso dei danni subiti dalle “invasioni” di Greenpeace che ritiene ingiuste nel merito e nel metodo: non a caso sono state accolte con forti proteste da parte dei lavoratori delle centrali». Così fonti del gruppo elettrico replicano all'associazione ambientalista, ricordando che «le contestazioni di Greenpeace hanno sbagliato indirizzo: Enel, dal 2000 a oggi, investendo miliardi di euro, ha ridotto le emissioni di Co2 delle proprie centrali del 35%, mentre le emissioni complessive dell'Italia crescevano del 3%. Inoltre, solo il 31% delle emissioni di Co2 italiane sono attribuibili al settore termoelettrico e di queste solo un terzo alle centrali di Enel. Va, infine, sottolineato - concludono le fonti - che in Italia, pur in assenza della fonte nucleare, solo il 13% dell'energia elettrica è prodotta con il carbone contro il 45% della Germania e il 27% della media europea». 

«Chi rompe paga». «Così commentiamo - si legge in una nota del Comitato Sì al carbone pulito della centrale Enel di Brindisi - la richiesta danni di Enel a Greenpeace per le azioni contro le centrali a carbone, compresa la "Federico II" di Brindisi, messe in campo dall'associazione ambientalista. Greenpeace attacca Enel e sbaglia bersaglio. Il risarcimento richiesto da Enel è piccola cosa rispetto ai danni che i consumatori e le aziende di tutto il mondo potrebbero chiedere a causa del 'caro bollette' se Greenpeace si occupasse di politica energetica. Ci chiediamo perchè per la riduzione della Co2 Greenpeace non faccia incursioni nei settori trasporti e impianti di riscaldamento, fonti di produzione dei gas serra».
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