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In Puglia e Basilicata

Politica e affari GdF Bari incastra i clan al ristorante

Politica e affari GdF Bari incastra i clan al ristorante
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 
È ai tavoli di un ristorante di Bari Vecchia che Michele Labellarte (coinvolto nell'"Operazione Domino" del Gico) porta avanti alcune delle trattative nodali con il suo clan di politici, tecnici e funzionari di banca. Per la procura, il bancarottiere barese Labellarte (morto a settembre scorso) ha riciclato in attività immobiliari 3 mln € del clan Parisi, grazie a "pezzi da 90" come la parlamentare del Pdl, Elvira Savino, i tre avvocati Gianni Di Cagno, Onofrio Sisto e Giacomo Porcelli, sei direttori di filiali di banca e due ex amministratori del Comune di Valenzano (Bari). 
L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore antimafia Elisabetta Pugliese, ha portato all'arresto di oltre ottanta persone
• Nel "mirino" del procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati ci sono i "colletti bianchi"

10 Dicembre 2009

BARI - È ai tavoli di un bel ristorante di Bari Vecchia che Michele Labellarte porta avanti alcune delle trattative nodali con il suo clan di politici, tecnici e funzionari di banca. Nelle carte dell’inchiesta Domino i finanzieri ne menzionano almeno tre, e in una informativa del maggio 2008 ne ricostruiscono nei dettagli uno. Un pranzo con gli ex amministratori valenzanesi che Labellarte convoca, preoccupato dalle notizie di un imminente scioglimento per mafia del Comune. 

Il problema, per Labellarte, è serio: uno scioglimento del Comune bloccherebbe le procedure per il campus universitario, il progetto da 200 milioni che era diventato il chiodo fisso del bancarottiere. Ad avvertirlo di questa eventualità sono («con ragionevole certezza», secondo i finanzieri) l’avvocato Onofrio Sisto e il suo prestanome Sergio Martino. Ma soprattutto, annota il Gico, ciò che «evidentemente aveva destato preoccupazione» in Labellarte era stato un artivolo della «Gazzetta» del 25 settembre 2007 in cui un senatore dell’Idv, Pedica, prospettava l’ipotesi che il Viminale sciogliesse il Comune. Ed ecco che Labellarte convoca il vicesindaco Amoruso. 
Amoruso: «Allora ci dobbiamo vedere, all’ora di pranzo». 
Labellarte: «Quattordici alla “Cecchina”, Bari piazza del Ferrarese, va bene?». 
A: «Eh, avvisi tu Pinuccio?... io a Vito l’ho già avvisato io». (...) 
L: «Comunque vedi di dare, di portare delle spiegazioni per quello che si è letto sui giornali questi giorni pure eh, eh! Per cortesia sennò si spaventano le persone». 
L: «Statti tranquillo». 

Alle 14 del 2 ottobre, alla «Cecchina», ci sono pure le fiamme gialle, che per prima cosa filmano l’arrivo di Labellarte con il direttore di banca Domenico Perrone (finito ai domiciliari). Qualche istante dopo, i militari riprendono Amoruso, l’ex assessore Vitantonio Leuzzi (entrambi finiti ai domiciliari) e l’ex direttore generale del Comune, poi divenuto «consulente» di Labellarte, Giuseppe Ferri (che non è indagato). A quel tavolo siedono quattro degli uomini chiave dell’affare del campus. Uno, l’ingegner Ferri, dovrà poi fare spazio a un altro progettista (l’architetto Dario Morelli), scelto - secondo la Finanza - su indicazione degli avvocati Sisto e Gianni Di Cagno. Cosa si dice durante il pranzo non è dato sapere. Ma i contenuti del colloquio sono intuibili se, una settimana dopo, Amoruso è costretto a chiamare i giornalisti per dichiarare (ma «era perfettamente a conoscenza dell’esatto contrario», annota il Gico) che a Valenzano «la mafia non esiste». 

Quello del progettista per il campus è un altro tema su cui Labellarte dovrà molto combattere. In una telefonata del 21 aprile 2008, seguita a un altro incontro alla «Cecchina» cui aveva partecipato anche l’onorevole Elvira Savino, il bancarottiere racconta all’ingegner Ferri di «gravi incomprensioni» con l’architetto Morelli, accusato di non aver ancora consegnato il progetto. 
Labellarte: «Pinù io adesso mi sono sentito con Elvira, no? Allora lei vuole consiglio da me, che deve fare domani sera? Deve presentare soltanto l’idea e poi gli diamo i numeri?».
Ferri: «Lei domani sera con chi deve parlare?». 
L: «Con lui, direttamente con lui...». (...) 
Ferri: «Devi semplicemente dire ad Elvira “senti (...) su questa cosa stanno lavorando, questa è una prima bozza preliminare. L’idea che si sta sviluppando è questa, l’idea ti piace?».
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 
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