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In Puglia e Basilicata

Sollecito riprende a studiare per la specialistica in "realtà virtuale"

Sollecito riprende a studiare per la specialistica in "realtà virtuale"
Ha chiesto i suoi libri per poter riprendere gli studi universitari l’ingegnere informatico pugliese Raffaele Sollecito, che - in una cella del carcere di Terni - sta scontando una condanna di primo grado a 25 anni di reclusione per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher

10 Dicembre 2009

TERNI - Ha chiesto i suoi libri per poter riprendere gli studi universitari l’ingegnere informatico pugliese Raffaele Sollecito, che in una cella del carcere di Terni sta scontando una condanna di primo grado a 25 anni di reclusione per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Dopo la sentenza della Corte d’assise di Perugia, il giovane di Giovinazzo (in provincia di Bari) viene visitato con regolarità dai suoi difensori. 

Secondo l'avvocato Luca Maori, «Raffaele continua a essere molto provato psicologicamente. Ha problemi di percezione spazio-temporali – ha spiegato il legale – e continua a non rendersi conto di cosa è successo. Ha infatti chiesto ripetutamente di uscire». 

Sollecito continua a essere in cella da solo in un’area del carcere destinata ai detenuti accusati di reati a sfondo sessuale. «Sta ricevendo il massimo supporto – ha sottolineato ancora l’avvocato Maori – dal personale penitenziario e sanitario che non l’hanno lasciato solo nemmeno nelle giornate festive. Anche il direttore del carcere, Francesco Dell’Aira, sta seguendo la situazione con la massima attenzione». 

Sollecito si è laureato in informatica mentre si trovava detenuto nel carcere di Perugia. Si è poi iscritto al corso specialistico in realtà virtuale presso l’Università di Verona. Il suo obiettivo è ora di riprendere al più presto gli studi. Il giovane si è sempre proclamato estraneo all’omicidio di Meredith Kercher. La ragazza, a Perugia Perugia con il programma di scambi culturali «Erasmus», fu violentata ed uccisa a coltellate la sera del 1° novembre di due anni fa. Il delitto fu commesso in un’abitazione che condivideva con altre studentesse, fra le quali la statunitense Amanda Knox, all’epoca fidanzata di Sollecito. 

Anche la Knox è stata giudicata colpevole dalla Corte d’assise di Perugia, in quello che è un processo indiziario (che si basa cioè solo su alcuni dati ricavabili da perizie di tipo biologico e tecnologico) e per questo condannata a 26 anni di carcere. L’ex fidanzata del coimputato pugliese è detenuta a Perugia. Nelle prime ore dopo l’omicidio accusò - calunniandolo - dell’omicidio il suo datore di lavoro, l’immigrato Patrick Lumumba. L’uomo fu arrestato e poi, in mancanza di prove nei suoi confronti, scarcerato. 

Quindi i poliziotti raccolsero indizi per arrestare i due giovani e l’ivoriano Rudy Guede, anche lui giudicato colpevole in primo grado. Completamente scagionato per l’omicidio, Lumumba ora in un’intervista a «Qn» ha ribadito che «Amanda è un lupo mascherato da agnello e che le sue spesso sono state lacrime di coccodrillo. E francamente non è bello vedere due ragazzi condannati. Nella mia mente mi sento ancora in prigione - ha continuato Lumumba -. Ho una sensazione di paura che non mi abbandona. Per questo sono in terapia. Oggi sono meno aperto agli altri, sono diventato più diffidente».
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