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In Puglia e Basilicata

Bari, il ministro Maroni: piano in 10 punti per combattere la mafia

Bari, il ministro Maroni: piano in 10 punti per combattere la mafia
di STEFANO BOCCARDI 
Un «piano di dieci punti». Un «nuovo decalogo» per contrastare la mafia e per «utilizzare al meglio» i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Nel pomeriggio di ieri, a poche ore dal primo annuncio in Senato, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha confermato la volontà del suo dicastero e di quello della Giustizia, diretto da Angelino Alfano, di presentare entro la fine dell’annno, al massimo tra un mese, un nuovo piano teso a combattere la criminalità mafiosa

10 Dicembre 2009

BARI - Un «piano di dieci punti». Un «nuovo decalogo» per contrastare la mafia e per «utilizzare al meglio» i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Nel pomeriggio di ieri, a poche ore dal primo annuncio in Senato, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha confermato la volontà del suo dicastero e di quello della Giustizia, diretto da Angelino Alfano, di presentare entro la fine dell’annno, al massimo tra un mese, un nuovo piano teso a combattere la criminalità mafiosa. 

Maroni, che in prefettura a Bari ha presieduto insieme con il sottosegretario Alfredo Mantovano, e con i vertici nazionali di Polizia, Carabinierie Guardia di Finanza, la seconda riunione tecnica di coordinamento interprovinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica (la prima s’era svolta il 3 novembre scorso), ha salutato con soddisfazione i recenti risultati conseguiti in Puglia nella lotta alla criminalità organizzata e si è soffermato soprattutto sugli esiti dell’operazione «Domino », coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Bari. Operazione che la settimana scorsa ha portato all’arresto di 83 persone e al sequestro di 227 immobili e 35 imprese del valore di circa 220 milioni di euro. «Il modello organizzativo che abbiamo realizzato a Bari e Foggia, esportandolo da Caserta - ha aggiunto - funziona, ha portato in un mese 8 operazioni anticrimine con 133 arresti, lo vogliamo migliorare e potenziare». 

Maroni ha poi annunciato che, nella prossima riunione, che si terrà alla fine di gennaio, parteciperà anche il ministro della Giustizia. Perché - ha spiegato - «noi vogliamo dimostrare che qui c'è lo Stato con tutte le sue articolazioni e istituzioni». Inevitabili, a fine riunione, le domande dei giornalisti proprio sul destino di questi come tutti gli altri beni sequestrati e confiscati alla mafia. Beni che ora il governo Berlusconi, attraverso il maxiemendamento alla legge finanziaria, non esclude di poter mettere in vendita, affidando la gestione del tutto a questa nuova «agenzia» annunciata da Maroni. 

Il ministro, rispondendo così di fatto anche a quanti nei giorni scorsi, soprattutto dai banchi dell’opposizione hanno paventato la possibilità che la mafia possa riappropriarsi dei beni confiscati, ha ribadito che la vendita di ogni singolo bene potrà avvenire solo e soltanto dopo aver verificato che nessuna delle istituzioni potenzialmente interessate è in grado di gestirlo. 

Per Moroni, «a prescindere dall’origine del bene», occore «trovare il modo di evitare, e nell’emendamento alla finanziaria c’è scritto, che i beni tornino alla criminalità direttamente o indirettamente. Quindi anche per interposta persona». Maroni ha portato ad esempio anche i beni appena sequestrati nell’opera - zione «Domino». «Siamo sicuri - ha detto - che questi 227 immobili potranno trovare una utile destinazione istituzionale? Se sì, il problema è risolto. Nessuno andrà all’asta. Se no, la metà troverà una destinazione, e l’altra metà che cosa facciamo? La lasciano lì? Un appartamento vuoto solo perché non è utilizzabile?. Io preferisco andare fino in fondo, evitare che la mafia mi costringa a tenerlo inutilizzato». 

Il ministro quindi ritiene che «anche questa polemica, vendita sì vendita no, sia assolutamente strumentale. Nell’ordinamento legislativo italiano c'è già il principio che i beni sequestrati si possono vendere. È stato introdotto nel '96 e poi ribadito dalla finanziaria del 2000, governo D’Alema. Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché la criminalità organizzata dovrebbe essere interessata agli immobili e totalmente disinteressata alle imprese che ha creato lei. Se di fronte a questi temi si avesse un approccio non ideologico, si farebbe davvero il bene della vera antimafia».
di STEFANO BOCCARDI
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