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In Puglia e Basilicata

Ecco Bari tra ’600 e ’700  con clerici, bottai e nobili

Ecco Bari tra ’600 e ’700  con clerici, bottai e nobili
di ENRICA SIMONETTI
Nomi, soprannomi e lavori antichi che echeggiavano nella Bari seicentesca, tra il mare e il castello, tra i vicoli della città vecchie e le strade di campagna. A farci respirare questa atmosfera lontana e vincina allo stesso tempo (quanti nomi e mestieri di oggi non sono cambiati!) sono i volumi di Vito A. Melchiorre Le conclusioni del Parlamento cittadino di Bari nel Seicento e Le conclusioni del Parlamento cittadino di Bari nel Settecento (Adda editore, pagine 657 e 536), frutto di una lunghissima ricerca negli atti comunali

08 Dicembre 2009

di ENRICA SIMONETTI 

Il primo in elenco è Giuseppe Abrescia, di anni 32 e l’ultimo Paolo Zippitello di mestiere bottaro: sono i capifamiglia residenti a Bari intorno al 1619. I loro nomi, insieme a quelli dei sindaci e dei nobili, così come la lunga sfilza di mestieri, occupazioni e persino di soprannomi ci fanno scoprire non poche curiosità rispetto al passato della nostra città. Perché veniamo a sapere che c’erano i «fa barche» i «fa mercante de salume » ma pure cocchieri, clerici coniugati, ciechi et inabili o artigiani come i «concia seggiolelle». 

E poi personaggi dalla sagoma immaginabile: la «Zoppicavecchia», il Tartaglia, il Maltese, il Lassafare. Nomi, soprannomi e lavori antichi che echeggiavano nella Bari seicentesca, tra il mare e il castello, tra i vicoli della città vecchie e le strade di campagna. A farci respirare questa atmosfera lontana e vincina allo stesso tempo (quanti nomi e mestieri di oggi non sono cambiati!) sono i volumi di Vito A. Melchiorre Le conclusioni del Parlamento cittadino di Bari nel Seicento e Le conclusioni del Parlamento cittadino di Bari nel Settecento (Adda editore, pagine 657 e 536), frutto di una lunghissima ricerca negli atti comunali, in pagine e pagine di documenti che vengono ordinati, trascritti e spiegati da Melchiorre. Un progetto (promosso da Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia e dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano Comitato di Bari) che ha il grande merito di aprirci gli occhi su un mondo «palpitante », su una comunità del Regno di Napoli e su un nucleo di grande città come lo fu Bari tra 1600 e 1700. 

Confraternite, cavallari, guardie e ducati sembrano animare le pagine dei volumi, in cui si rintracciano una per una, decisioni e prese di posizione, problemi e opere pubbliche condotte in città. Dalla vigilanza della muraglia alla penuria dei grani; dalla vendita della neve agli acquisti di munizioni per la difesa dai «nemici esterni». Riunione ed elezioni, nomi che si accavallano nella storia di Bari: ecco i Sindaci, ecco i Nobili Dottula, de Rossi, Gironda, Effrem, Incuria... Ecco gli eventi: 7 luglio 1796, l’arrivo in Ancona di truppe francesi e la necessità di fornire l’elenco degli «individui atti alle armi». E poi, povertà, crisi, guerre... anche un tempo non era facile amministrare la città!
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