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In Puglia e Basilicata

Emiliano: col Pdl alla Regione, Bari ingovernabile

Emiliano: col Pdl alla Regione, Bari ingovernabile
«Una vittoria del centrodestra alla Regione renderebbe di fatto ingovernabile il capoluogo». Michele Emiliano, il sindaco di Bari e candidato alla regione evocato a più riprese dall’Udc di Pierferdinando Casini, da un lato ripete il suo no a qualsiasi ipotesi di scendere in campo, dall’altro mette tutti sull’avviso: senza l’Udc si perde. Ma la storia si colora a tinte di giallo: il comunicato al quale Emiliano affida le sue riflessioni arriva ai giornali in una versione diversa da quella apparsa in linea, sul profilo di Facebook, ieri mattina, giusto il tempo necessario perché alcuni giornali possano recuperarlo e pubblicarlo.
• Tatarella (Pdl) «Vendola resista»

06 Dicembre 2009

di Giuseppe Armenise

«Una vittoria del centrodestra alla Regione renderebbe di fatto ingovernabile il capoluogo». Michele Emiliano, il sindaco di Bari e candidato alla regione evocato a più riprese dall’Udc di Pierferdinando Casini, da un lato ripete il suo no a qualsiasi ipotesi di scendere in campo, dall’altro mette tutti sull’avviso: senza l’Udc si perde.

Ma la storia si colora a tinte di giallo: il comunicato al quale Emiliano affida le sue riflessioni arriva ai giornali in una versione diversa da quella apparsa in linea, sul profilo di Facebook, ieri mattina, giusto il tempo necessario perché alcuni giornali possano recuperarlo e pubblicarlo. In quella versione lunga ci sono considerazioni dirette su Vendola («impossibile un’alleanza intorno a lui viste le posizioni di Idv e Udc») che invece nella nota ufficiale del pomeriggio scompaiono. Il vicecoordinatore regionale del Pdl, Antonio Distaso, commenta: «Emiliano manda un comunicato ai giornali e ne pubblica un altro su Facebook, molto più lungo, che rappresenta, di fatto, un vero e proprio necrologio di Nichi Vendola».

Chiediamo a Emiliano come siano andate realmente le cose: «Il comunicato lungo conteneva gli appunti per la mia intervista della settimana scorsa a “L’Unità”. È finito per sbaglio su Facebook, ma è facile verificare che si trattava di quell’intervista. Non di altro. La nota di oggi (ieri, ndr) riguarda invece la mia posizione personale, la mia indisponibilità a candidarmi». Solo una leggerezza?

C’è chi è pronto a scommettere che l’Udc si stia precostituendo una scusa buona per venire meno al patto a suo tempo stipulato tra il leader del Pd, Massimo D’Alema, e Casini. La ragione per cui l’Udc insisterebbe ancora a evocare una personalità politica indisponibile a candidarsi starebbe proprio in questa indisponibilità. Il riavvicinamento del partito centrista allo schieramento di centrodestra (che sarebbe nei fatti) verrebbe fatto passare come inevitabile. La rottura del patto D’Alema-Casini giustificata col venir meno di una delle ragioni (la principale?) dello stare insieme, ovvero l’impossibilità accertata di candidare il nome proposto da Casini.

Ma è verosimile pensare a un D’Alema che molli la presa? Di certo, in questo momento, il lider Massimo conferma di non voler sposare ancora la causa di Vendola. E la causa di Michele Emiliano? «Ma cosa devo fare di più? - risponde da parte sua il sindaco di Bari - Mi accusano di agire solo in nome della tattica. Bella tattica quella di chi ormai da giorni vede il proprio nome su tutti i giornali. Si sa cosa accade alle candidature troppo sbandierate. Non so più quante volte ho dovuto smentire. E più smentisco, più la candidatura si allontana. Ripeto: nessuno mi ha chiesto di candidarmi e non ho intenzione di candidarmi». Da ambienti vicini al presidente Pd trapela l’idea che, conti alla mano, sarebbe l’estrema incertezza sull’esito finale a tenere Emiliano lontano dalla contesa. D’altronde è lo stesso Emiliano a dirlo: «Senza l’Udc si perde».

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