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In Puglia e Basilicata

L’infermiere si ammala malati rispediti a casa

L’infermiere si ammala malati rispediti a casa
Un infermiere da mesi in malattia e la terapia per la vitiligine si blocca. Pazienti al colmo della rabbia e della disperazione prendono da giorni d’assalto il centralino del servizio di Dermatologia e fototerapia del poliambulatorio dell’Ospedale di Gagliano del Capo. La risposta che ricevono è lapidaria: «Spiacenti ma non c’è personale per utilizzare la macchina». E per decine di ammalati la cura viene «congelata». 
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06 Dicembre 2009

GAGLIANO DEL CAPO - Un infermiere da mesi in malattia e la terapia per la vitiligine si blocca. Pazienti al colmo della rabbia e della disperazione prendono da giorni d’assalto il centralino del servizio di Dermatologia e fototerapia del poliambulatorio dell’Ospedale di Gagliano del Capo. La risposta che ricevono è lapidaria: «Spiacenti ma non c’è personale per utilizzare la macchina».

La strumentazione in questione è un apparecchio iper tecnologico per la microfototerapia (uno analogo è in dotazione dell’Università di Foggia) e viene impiegato per curare la vitiligine, una malattia che ha un terribile impatto sociale e psicologico sui pazienti. Sta di fatto che da settembre questa macchina è quasi ferma. Da quando, cioè, l’infermiere incaricato del suo utilizzo si è messo in malattia. Circa 60 degli 80 pazienti in cura sono rimasti, come si suol dire, «al palo».

Il coordinatore del servizio dermatologico, Dario Fai, fa quel che può per tamponare le emergenze, selezionando i casi di urgenza assoluta. Alla richiesta di sostituzione dell’unità in malattia la direzione risponde che la pianta organica è comunque in teoria al completo. Così l’unica soluzione ipotizzabile al momento sembra essere una «girandola» di sostituzioni temporanee, di poche settimane ciascuna. Una prospettiva impensabile, sottolinea il dermatologo, dal momento che solo per imparare ad utilizzare la macchina sono necessarie almeno due settimane.

«Bisogna posizionare manualmente un sondino di 3 centimetri sulla zona della pelle da curare e poi azionare le radiazioni ultraviolette. Ci vuole competenza o si rischia di bruciare il paziente o di creargli problemi ulteriori a quelli che ha già, anche perché la malattia spesso si manifesta in zone molto delicate come le palpebre o i genitali e bisogna avere un’attenzione millimetrica», afferma il medico.

La fila dei pazienti, intanto, si allunga di giorno in giorno e la rabbia cresce. «Abbiamo persone che vengono da Potenza, e poi dalla provincia di Brindisi, di Taranto, un po’ da tutta la regione», incalza Fai. Che ammette sconfortato: «ad oggi una visita la posso fissare dopo due mesi, e per la prima terapia se ne parla non prima di febbraio».

Va anche detto che la possibilità di effettuare la microfototerapia nel Salento ha negli ultimi anni dimezzato le trasferte dei pazienti nel centro e nel nord Italia. «Non poterli aiutare a guarire solo per problemi burocratici è assurdo ed umiliante per noi medici».

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