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In Puglia e Basilicata

Omicidio Meredith. Ecco perchè è intervenuta il segretario di Stato Clinton

Omicidio Meredith. Ecco perchè è intervenuta il segretario di Stato Clinton
L’entrata in campo della diplomazia internazionale ha destato sorpresa anche nell’entourage di Raffaele Sollecito, l’ingegnere informatico di Giovinazzo (Bari) condannato a 25 anni di reclusione perché giudicato colpevole con Amanda Knox di aver ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher. Risponde alle domande della «Gazzetta» l’avvocato Luca Maori, perugino, che con l’avvocatessa Giulia Bongiorno ha proclamato e continuerà a sostenere l’innocenza del giovane pugliese.
• La città pugliese si divide: colpevole o innocente?
• Per i giurati "decisione sofferta"
• Sul caso il segretario di Stato Usa

07 Dicembre 2009

di Armando Fizzarotti

L’entrata in campo della diplomazia internazionale ha destato sorpresa anche nell’entourage di Raffaele Sollecito, l’ingegnere informatico di Giovinazzo (Bari) condannato a 25 anni di reclusione perché giudicato colpevole con Amanda Knox di aver ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher.

Risponde alle domande della «Gazzetta» l’avvocato Luca Maori, perugino, che con l’avvocatessa Giulia Bongiorno ha proclamato e continuerà a sostenere l’innocenza del giovane pugliese.

Avvocato Maori, che cosa ha mosso una senatrice democratica americana e poi il Dipartimento di Stato statunitense ad intervenire nella vicenda giudiziaria di Perugia?

«Innanzitutto vorrei sottolineare che gli interventi dagli Stati Uniti sono giunti dopo le nostre sollecitazioni specifiche sul mancato accoglimento, da parte della Corte d’assise di Perugia, delle richieste di ulteriori perizie e verifiche sulla questione del computer di Raffaele. Insomma, sono stati i nostri rilievi a far parlare le due esponenti politiche americane».

Se questo è stato l’input giunto dal vostro collegio di difesa sul piano del diritto, le autorità americane hanno però espresso il timore che la sentenza di condanna possa essere stata anche dettata da «sentimenti di antiamericanismo». Lei condivide questo sospetto?

«Mi faccia rispondere innanzitutto con una battuta: la sentenza potrebbe essere anche espressione di antimeridionalismo, perché Raffaele è pugliese. Ma al di là delle battute, dal punto di vista del diritto, come cittadino e avvocato italiano non vedo positiva l’ingerenza degli Stati Uniti in una questione giudiziaria nazionale».

Ma le due esponenti politiche statunitensi non si sono mosse dopo i vostri rilievi? Mi sembra che lei si contraddica.

«No. Una questione sono le eccezioni da noi sollevate sulle perizie e altro è il giudizio sul sistema giudiziario italiano. Quello per cui ci battiamo non è la valutazione complessiva sul sistema giudiziario nazionale, bensì l’errore commesso nei confronti di Sollecito nel non accogliere le nostre richieste di ulteriori perizie».

Una questione ribadita con forza anche dal dottor Francesco Sollecito, padre di Raffaele, nell’intervista rilasciata alla «Gazzetta» e pubblicata ieri. Quali sarebbero quindi i vostri «diritti negati»?

«L’analisi sul computer di Raffaele è stata compiuta dalla polizia postale con un software che rileva solamente l’ultima operazione effettuata. Ci è stata negata l’analisi del pc con un programma che leggesse l’intera memoria. Noi sosteniamo che all’ora del delitto Raffaele stava utilizzando il computer in casa sua. E c’è un altro computer di Raffaele, che la Corte ci ha negato di far ispezionare. Quindi ci sono stati negati esami più approfonditi sul dna trovato sulla scena del delitto, sul gancetto del reggiseno della vittima, e sulla compatibilità del coltello sequestrato con la ferita mortale». 

fizzarotti@gazzettamezzogiorno.it


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