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In Puglia e Basilicata

Barletta, odissea di un trapiantato che perde il posto di lavoro

Barletta, odissea di un trapiantato che perde il posto di lavoro
di MICHELE PIAZZOLLA
Un cittadino trapiantato di Barletta si è rivolto al «Pronto Gazzetta» per denunciare le vicissitudini che lo hanno costretto a rinunciare al posto di lavoro per l’impossibilità a raggiungere la sede a cui è stato destinato. L'incarico di lavoro è per una azienda di Molfetta, ma poi viene spostato a Modugno senza mezzi per raggiungere il posto di lavoro e dal 1° gennaio per fare delle flebo non potrà più rivolgersi all'ospedale cittadino

05 Dicembre 2009

di MICHELE PIAZZOLLA 

BARLETTA - Ottenere un lavoro non è facile: è un miraggio che in alcuni casi sfocia nella classica circostanza del “danno che si aggiunge la beffa”. Cioè: ti offrono un lavoro, ma non puoi accettarlo per motivi di salute. Perchè la burocrazia non tiene conto di situazioni particolari, sulla scorta di documentazioni e requisiti fisici. È la premessa per introdurre la vicenda di Michele Mastrototaro, cittadino di Barletta si è rivolto al «Pronto Gazzetta» per denunciare le sue ultime vicissitudini. 

«Tre anni fa ho subito il trapianto di fegato all’ospedale “Molinette” di Torino. Sono stato riconosciuto invalido civile all’80%. Sono rimasto senza lavoro non potendo fare lavori di fatica». Mastrototaro vive in una casa in affitto con coniuge e tre figli, uno minorenne e gli altri due senza occupazione: unico reddito l’assegno di invalidità. Tuttavia, perso il lavoro a seguito del trapianto, si iscrive regolarmente negli elenchi degli aspiranti al collocamento obbligatorio delle categorie protette, in qualità di “invalido civile” (legge n° 68/1999). Dopo tanta attesa per un lavoro che gli consenta di vivere, lo scorso settembre arriva l’assunzione ad opera dell’ufficio competente della provincia di Bari. Con la qualifica di “magazziniere”, Mastrototaro viene avviato presso un’azienda di Molfetta. Dove viene convocato per assumere il posto. 

E qui arriva la più volte preannunciata “beffa”. Recatosi sul luogo, infatti, viene destinato alla succursale di Modugno. «In quanto trapiantato non posso guidare l’auto - incalza Mastrototaro - allora per raggiungere la sede di lavoro assegnatami a Modugno non ci sono mezzi pubblici. Dovrei prendere la Bari-Nord, ma la fabbrica dista diversi chilometri e non c’è un servizio di bus». Stante queste oggettive difficoltà, Mastrototaro si è visto costretto a rinunciare al lavoro, con grave nocumento. «Nessuno è venuto incontro alle mie esigenze». È evidente, quindi, che il collocamento al lavoro spesso funziona per l’assunzione, ma non tiene conto delle condizioni del soggetto. 

Infine, Mastrototaro denuncia un’altra storia. «In quanto trapiantato ogni mese vado all’ospedale dove mi praticano una terapia, cioè l’iniezione di una flebo di emoglobulina. L’ultima volta, però, un medico del reparto di medicina ci ha comunicato che dal 1° gennaio 2010, per ordini superiori, non avremo più diritto alla prestazione, quindi per farci la flebo, dovremmo recarci presso altri centri o ospedali. Così oltre a vivere uno stato precario per mancanza di lavoro, dovrei sobbarcarmi l’ulteriore onere di una flebo salvavita». Piove sul bagnato!
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