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In Puglia e Basilicata

Altri 8 fermi tra clan Di Cosola Sventati omicidi

Altri 8 fermi tra clan Di Cosola Sventati omicidi
BARI - Ottanta militari, con l’appoggio di unità cinofile e di elicotteri dotati di sofisticati sistemi di visione notturna, hanno eseguito i fermi emessi dalla Dda barese nei confronti di otto presunti affiliati al clan. Secondo gli investigatori, l'operazione ha impedito che fossero compiuti in questi giorni degli omicidi. I fermi sono stati disposti a conclusione di indagini avviate dopo numerosi fatti di sangue avvenuti dall’estate del 2003 fino ai giorni scorsi per l’accesa rivalità tra i clan Strisciuglio e Di Cosola. Due affiliati trovati in possesso di armi. Trovato anche sofisticato sistema di controllo video
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05 Dicembre 2009

BARI - Cinque micro-camere wire-less ad alta definizione e un sistema di ricezione video: così Antonio Roberto, di 33 anni, uno sei sette fermati dai carabinieri nel blitz compiuto all’alba a Bari e in paesi limitrofi contro il gruppo di vertice del clan mafioso Di Cosola, contava di evitare sorprese da parte delle forze di polizia. 

La sofisticata attrezzatura, con la quale aveva attrezzato la propria abitazione a Capurso e che è stata sequestrata, non gli è però servita ad evitargli le manette. Il sistema era comunque di assoluta avanguardia: gli occhi elettronici dotati di zoom ottico, puntati sia sul perimetro della casa sia in direzione dei portoni d’ingresso e del garage, erano stati abilmente affissi sulle pareti esterne. In questo modo, chi stava dentro la possibilità di osservare tutto quanto accadeva all’esterno, in modo da prepararsi alle visite delle Forze di polizia. 

L’intero impianto era inoltre collegato a una centralina di commutazione video wire-less, che permetteva di visualizzare le immagini in tempo reale sullo schermo di una tv. Antonio Roberto è ritenuto uno degli elementi di maggior peso nel clan Di Cosola, quello che dirigeva il sodalizio dell’area di Capurso, a una ventina di chilometri da Bari. Ma ognuno dei sette fermati era il referente del clan in un’area precisa del barese. Due di loro – hanno accertato i carabinieri – erano coinvolti nel summit malavitoso che militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari interruppero nel quartiere di Ceglie del Campo, roccaforte dei Di Cosola, il 28 ottobre scorso. Sono Ignazio Pontrelli, di 32 anni, colui che avrebbe più volte dato aiuto logistico in occasione di agguati compiuti dal gruppo di fuoco dei Di Cosola, e un giovane di 23 anni, l’unico a non avere precedenti penali anche se è ritenuto referente del clan nel Comune di Adelfia. Il summit che i carabinieri interruppero stava avendo luogo in un casolare. I militari vi fecero irruzione riuscendo ad arrestare cinque persone. 

Al commando furono sequestrate una pistola a tamburo 38 special, una mitraglietta Skorpion, una pistola a tamburo 357 magnum, un passamontagna tipo "mephisto", guanti in lattice e tre motociclette, una delle quali di grossa cilindrata. Le armi (pronte all’uso e in grado di erogare un notevole volume di fuoco) e il tipo di moto sequestrate indussero a ritenere che il gruppo stesse per attuare un attentato o una "spedizione punitiva". Nel corso di altre indagini, i carabinieri lo scorso 18 novembre, sempre nelle campagne di Ceglie del Campo, scoprirono altre armi e munizioni, oltre a giubbotti antiproiettile, un passamontagna, due maschere in lattice, un paio di guanti e una moto Yamaha rubata in zona due giorni prima.
I NOMI DEI FERMATI
Sette degli uomini fermati stamane sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto di armi da fuoco clandestine, ricettazione, traffico di sostanze stupefecenti ed estorsione. Secondo gli inquirenti farebbero parte della struttura di comando del clan Di Cosola. Il provvedimento di fermo, emesso dalla Dda del capoluogo, ha riguardato Antonio Battista, 39 anni, ritenuto il referente del clan nella frazione di Ceglie del Campo; Vito Loiacono, 23, a capo dell’organizzazione nell’area di Cellamare; Antonio Roberto, 33, capo dell’area di Capurso; Vincenzo Cannone, 30, capo dell’area di Valenzano ed esponente del gruppo di fuoco; L.S., 23enne, unico incensurato considerato 'braccio armatò e referente per lo spaccio di droga nel comune di Adelfia; Vito Giordano, 18, referente per lo spaccio ad Adelfia; Ignazio Pontrelli, 32, supporto logistico in occasione di agguati da compiere dal gruppo di fuoco contro gli avversari. 

Il provvedimento, scaturito dalle indagini sui numerosi fatti di sangue avvenuti dall’estate del 2003 a oggi per l’accesa rivalità tra i clan Strisciuglio e Di Cosola, ha consentito di disarticolare la struttura di comando del sodalizio e di sventare la commissione di ulteriori omicidi, ritenuta imminente.

DUE DEGLI ARRESTATI NASCONDEVANO ARMI
Due dei sette destinatari del fermo di indiziato di delitto notificati stamane all’alba dai carabinieri del Comando provinciale di Bari, nel corso dell’operazione contro il clan Di Cosola, stavano partecipando lo scorso 28 ottobre al summit interrotto in un casolare a Ceglie del Campo dai militari del Nucleo Investigativo. Si tratta di Ignazio Pontrelli e di L.S., 23 anni, incensurato. Per i due l’accusa è di detenzione e porto abusivo di armi clandestine e ricettazione. In quell’occasione vennero arrestate cinque persone. Al 'commando' furono sequestrate una pistola a tamburo 38 special, una mitraglietta Skorpion, una pistola a tamburo 357 magnum, un passamontagna tipo 'mephistò, guanti in lattice e tre motocicli, tra cui uno di grossa cilindrata. 

Le armi (pronte all’uso e in grado di erogare un notevole volume di fuoco) e il tipo di moto sequestrate consentirono di ipotizzare che il gruppo stesse per attuare un attentato o una spedizione punitiva. Seguendo un’altra pista, i militari del Nucleo Investigativo, con l’ausilio di sofisticati sistemi per la rilevazione dei metalli anche a diversi metri nel sottosuolo, in uso agli artificieri dell’Arma, hanno trovato lo scorso 18 novembre, sempre nelle campagne di Ceglie del Campo, un altro arsenale: una mitraglietta calibro 7,62 'Norinco-Tokaren', di fabbricazione cinese, completa di caricatore e con matricola abrasa, una pistola "Beretta" modello 35 calibro 7,65 con matricola illeggibile, 218 cartucce di vario calibro, 2 giubbotti antiproiettile, un passamontagna, due maschere in lattice, un paio di guanti e una moto Yamaha risultata rubata a Carbonara lo scorso 16 novembre. 
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