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In Puglia e Basilicata

Bari, sospetti su gara per le sale operatorie

La fornitura che costa meno ed è più moderna va bocciata. Quella manuale e più costosa, va presa in considerazione. Il motivo? «Così è scritto nel capitolato». Stavolta i giudici del Tar Puglia hanno «fermato» con un’articolata e ordinanza un affidamento di sei lampade scialitiche per sale operatorie del Policlinico di Bari. Costo dell’operazione, circa 300mila euro con una differenza tra due offerte in discussione, pari a 120mila euro

04 Dicembre 2009

di Nicola Pepe

BARI - La fornitura che costa meno ed è più moderna va bocciata. Quella manuale e più costosa, va presa in considerazione. Il motivo? «Così è scritto nel capitolato». Stavolta i giudici del Tar Puglia non l’hanno mandata giù e hanno «fermato» con un’articolata e piccante ordinanza un affidamento di sei lampade scialitiche per sale operatorie del Policlinico di Bari Costo dell’operazione, circa 300mila euro con una differenza tra due offerte in discussione, pari a 120mila euro.

Sotto accusa è finito uno dei lotti di un maxi appalto bandito un anno e mezzo fa dal più grande ospedale del Mezzogiorno che aveva per oggetto, appunto, la fornitura di sei lampade scialitiche. Per intenderci, si tratta di quei «fari» che vengono manovrati dal chirurgo in sala operatoria. Il capitolato prevedeva la tradizionale griglia di requisiti, mentre il disciplinare di gara assegnava un punteggio in funzione della qualità delle offerte. Oggetto del contendere, il sistema di «correzione delle ombre» per il quale esistono due tipi di tecnologie: una tradizionale, che prevede la gestione manuale; uno automatico che è inserito direttamente nel «corpo» lampade. La prima tipologia vedeva in corsa una ditta (Trumpf med Italia) con un’offerta economica pressocchè identica (circa 300mila euro), l’altra ha visto partecipare una sola ditta (Tecnomedica) con una proposta economica di 174mila euro. A conti fatti, 120mila euro in meno.

La commissione, però, ha assegnato all’offerta di quest’ultima un punteggio più basso, determinando così una garduatoria sfavorevole. Tale provvedimento «sfavorevole» è stato motivato dalla mancata presenza del dispositivo di «correzione delle ombre» dal bordo della lampada. Per farla breve, manca il comando di manovra, installato a parte, a disposizione del chirurgo e comunque collocato in «in zona sterile». L’impresa Tecnomedica ha fatto le sue rimostranze spiegando che gli accorgimenti richiesti (ovvero il dispositivo di correzione delle ombre) erano inglobati nella lampada, dunque in una condizione di assoluta sterilità. Ma la commissione non ne ha voluto sapere. Come dire: rispetto a una macchina fotografica con la messa a fuoco automatica e una manuale, ha preferito scegliere quella manuale, e al tempo stesso più costosa.

La I sezione del Tar (presidente Doris Durante, relatore Savio Picone), ha accolto la sospensiva cautelare della «Tecnomedica» (difesa dagli avvocati Fulvio Mastroviti e Silvio Giancaspro) e non si è limitato a questo. Chiarendo che il giudice amministrativo può verificare il «corretto utilizzo delle regole tecnico scientifiche», il tribunale si è soffermato sull’operato della commissione che non ha «sufficientemente motivato il suo giudizio». Della serie, non serve dire solo no o difendersi «con argomento di mero principio» di fronte a puntuale osservazioni. Da questo deriva il sospetto che «il punteggio attribuito dalla commissione sia stato influenzato dal travisamento», simile all’eccesso di potere dal punto di vista amministrativa. Il Policlinico, adesso, dovrà« rivedere» la propria posizione: tale scelta potrebbe ribaltare anche l’aggiudicazione.

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