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In Puglia e Basilicata

Le droghe leggere sono innocue. Preside assolto «Non ci fu dolo»

Le droghe leggere sono innocue. Preside assolto «Non ci fu dolo»
Il 27 gennaio 2007 nel corso di un’assemblea cui presero parte 56 alunni della quinta classe, alla presenza di un capitano dei Carabinieri il preside sostenne che lo spinello non fa male ma, anzi, rende sensibili alla musica ed alla cultura, fu denunciato ed assolto. Oggi la motivazione: il tribunale di Trano bacchetta e definisce «scriteriato» il comportamento del dirigente, ma che non integra gli estremi del reato di «istigazione all’uso illecito di sostanze stupefacenti»
• Il dirigente fu sospeso dal servizio, oggi in aula il ricorso

03 Dicembre 2009

TRANI - Un comportamento che il tribunale bacchetta e definisce «scriteriato» ma che non integra gli estremi del reato di «istigazione all’uso illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope» per la cui punibilità necessita il dolo e non la colpa. Questa, in estrema sintesi, la motivazione con cui il Tribunale collegiale di Trani (Cesaria Carone, Lorenzo Gadaleta, Rossella Volpe) ha assolto il 64enne preside del Liceo scientifico «Cafiero» di Barletta, Ruggiero Dicuonz o, imputato per le esternazioni del 27 gennaio 2007, quando, nel corso di un’assemblea cui presero parte 56 alunni della quinta classe, alla presenza del capitano dei Carabinieri Michele Zampelli, allora comandante della Compagnia di Barletta, sostenne che lo spinello non fa male ma, anzi, rende sensibili alla musica ed alla cultura. Il dirigente scolastico riferì che non erano documentati gli effetti nocivi della cannabis e che essa non produce assuefazione «come dimostrato – disse – dal fatto che un mio amico ne faceva uso da sempre senza mai aver subito danni alla salute ed anzi dimostrando particolare sensibilità nella musica e nella cultura». 

NON CI FU DOLO - Dicuonzo, difeso dagli avvocati Rinaldo Alvisi ed Arcangelo Cafiero, fu assolto il 19 novembre con la formula «perché il fatto non costituisce reato». Con queste motivazioni. Il collegio giudicante «ritiene non debitamente dimostrato che l’imputato avesse davvero in animo di spingere gli studenti all’uso delle droghe leggere», e che dunque non abbia avuto una condotta dolosa ma colposa. E per configurare il reato di istigazione è necessaria la volontà (il dolo), non la semplice colpa. 
Si legge in sentenza: «Il cap. Zampelli approfittò dell'incontro con numerosi giovani per spiegare quali fossero gli effetti nocivi delle sostanze stupefacenti. La nuova frontiera del discorso trovò però evidentemente impreparato il dirigente scolastico. Si vuole sottolineare che il preside non aveva avuto modo di riflettere prima sull'argomento introdotto e non riuscì di certo ad approntare un ragionamento coerente con gli obiettivi pedagogici del suo istituto». 

L’OPERATO DEL PRESIDE - E poi: «L'intervento del Dicuonzo, che avrebbe dovuto mostrare pur sempre equilibrio e lucidità come si conviene ad una figura istituzionale di spessore, fu invece istintivo e abborracciato. Il discorso non era dunque frutto di una precedente meditazione, per cui ben può concretamente ipotizzarsi che l'imputato, animato da un improvviso desiderio di assumere una posizione sull'argomento, avesse interloquito senza ovviamente rendersi conto delle conseguenze del suo operato sui ragazzi presenti. Il dirigente scolastico potrebbe essersi sentito colpito intimamente dalle parole dell'ufficiale, ciò per la pregressa esperienza occasionale con la sostanza stupefacente e per la condotta abituale del suo amico. 
Proprio questo stato d'animo di improvviso coinvolgimento emotivo potrebbe averlo indotto ad intervenire con quelle stigmatizzabili modalità in un'ottica puramente protettiva della propria scelta di vita, perdendo di vista colposamente, per inettitudine o per avventatezza, e comunque per u n’omessa ponderazione del bene e degli interessi degli studenti presenti, lo scopo primario del suo ruolo, che è ovviamente quello della protezione fisica, dell’educa - zione alla legalità e della formazione corretta di giovani coscienze, con le opportune sfumature culturali, purché rientranti nei recinti del lecito. Il dirigente non seppe tenere a freno l'irruenza enunciativa, giungendo a far leva su basi evanescenti pur di ammantare in qualche modo il proprio convincimento, anche se verosimilmente in questo solco comportamentale non voleva affatto indurre o persuadere i suoi studenti all'uso delle droghe».  

SCIENZA E OPINIONI - Tuttavia la sentenza non risparmia crtiche all’operato del preside, il cui «comportamento – evidenzia il tribunale - è improntato su un’opinione personale nettamente screditata dalla legge e dalla comunità scientifica. Non si può trascurare la circostanza che, trattandosi di studenti, le affermazioni del Dicuonzo finissero per incidere su personalità in via di formazione, come tali facilmente influenzabili o comunque suggestionabili. Non può sottacersi pertanto che un’in - dicazione di carattere orientativo su un tema così delicato risultasse senza dubbio potenzialmente condizionante sui giudizi dei ragazzi, in quanto proveniente dal soggetto più rappresentativo dell'istituto scolastico. Non si vede come possa essere messa in dubbio la natura nociva delle sostanze stupefacenti. Dicuonzo non solo non si è espresso in termini scientifici ma ha anche colorato assurdamente la posizione personale, di fronte a studenti della sua scuola, allegando come modello, con toni velatamente entusiasmanti, la propria esperienza e quella del suo amico. Tale inconsueta, misera e superficiale, impostazione, che non può assurgere in alcun modo al rango di impresa culturale, va inevitabilmente censurata». Insomma un’assoluzione ma al contempo una «bocciatura» per il preside Dicuonzo. [a.nor.]
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