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In Puglia e Basilicata

Dossier Caritas: la  Capitanata parla straniero

Dossier Caritas: la  Capitanata parla straniero
di ENZA MOSCARITOLO 
Foggia è la seconda provincia della Puglia, dopo quella di Bari, ad ospitare il maggior numero di presenze, in massima parte albanesi, rumeni, marocchini e cinesi. Secondo i dati forniti dal corposo dossier sull’immigrazione Caritas/ Migrantes, a Foggia e in provincia nel 2008 si è registrato un incremento delle presenze pari al 20.5%
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02 Dicembre 2009

di ENZA MOSCARITOLO 

Sono 16.933 gli stranieri residenti in Capitanata. Foggia è la seconda provincia della Puglia, dopo quella di Bari, ad ospitare il maggior numero di presenze, in massima parte albanesi, rumeni, marocchini e cinesi. Secondo i dati forniti dal corposo dossier sull’immigrazione Caritas/ Migrantes, presentato lunedì 30 novembre a Palazzo Dogana, che si riferiscono all’anno 2008, a Foggia e in provincia si è registrato un incremento delle presenze pari al 20.5% durante il biennio 2007/2008, con un’incidenza del 2.5% sul totale della popolazione residente.

INCREMENTO - In realtà si tratta di percentuali ben lontane da quelle registrate, ad esempio, in regioni come Piemonte, Lombardia o Emilia Romagna, le vere mete dell’attuale fenomeno migratorio, dove l’incidenza sfiora il 10%.Nel 2008 in Capitanata sono nati 218 bambini stranieri e circa 2500 hanno iniziato a frequentare la scuola nell’anno scolastico 2008/2009, in prevalenza rumeni.La Puglia è ormai al centro delle rotte migratorie da circa venti anni, pur rimanendo sostanzialmente un punto di passaggio verso le regioni del Nord. Ma con delle differenze e delle peculiarità in ciascuna provincia. Se nel barese, ad esempio, prevale la presenza di stranieri albanesi, in provincia di Foggia si registrano in prevalenza persone provenienti dal Nord Africa e dall’Europa dell’Est ed un’elevata percentuale di permessi di soggiorno per motivi di lavoro. 

LAVORATORI STRANIERI - In Capitanata, infatti, si contano ben 10.771 lavoratori stranieri in agricoltura (pari al 54,3% di tutti gli occupati stranieri nell’agricoltura pugliese). Sono moltiplicate, infatti, le assunzioni: il 43,9% dei nuovi assunti è costituito da stranieri, anche se nel 2008 si è registrato un calo rispetto agli anni precedenti. Sono state, invece, 318 le persone italiane e straniere che si sono rivolte al Centro di ascolto della Caritas Diocesana di Foggia-Bovino nel periodo compreso tra gennaio e novembre 2009. Per la maggior parte persone senza fissa dimora che vanno a rimpinguare un’utenza sempre più nutrita che abbisogna di tutto per vivere, dal vitto all’allo ggio, dal vestiario alle cure mediche, dal lavoro ad una parola di conforto ed un sorr iso. 

CHI SONO - Sono perlopiù uomini provenienti dall’Africa subsahariana, dall’Eritrea, dalla Somalia, con un elevato grado di istruzione che incontrano purtroppo notevoli difficoltà nell’inserimento nel contesto locale e nelle attività lavorative. «L’immig razione non è una moda di stagione – ha affermato Maria Tricarico, direttrice della Caritas diocesana - ma la conseguenza di un malessere presente nel nostro tempo, a causa del quale tanti sono costretti a spingersi oltre i confini della terra d’origine per riappropriarsi della propria dignità di essere umano. È necessario, però, un decisivo cambio di mentalità nell’approccio alla culture diverse». I dati a disposizione, però, non tengono conto di importanti fattori che si sono verificati nel corso del 2009: sbarchi, respingimenti, pacchetto sicurezza, reato di clandestinità, crisi economica hanno influito in maniera determinante. «Non avverrà una diminuzione dei flussi migratori nei prossimi anni – spie ga Oliviero Forti del settore immigrazione della Caritas Italiana – i dati ce lo dimostrano, anzi sarà un fenomeno costante con il quale dobbiamo imparare a fare i conti e che non si potrà osteggiare. 

LE SPESE - Si spendono più soldi per respingere gli stranieri che non per accoglierli e favorirne l’integrazione. Oggi nessuno sta bene. Il vero nodo è però la questione della cittadinanza ai figli degli stranieri – prosegue – per ragazzi che sono nati in Italia, frequentano scuole italiane eppure sono sempre appesi ad un filo».
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