Martedì 16 Agosto 2022 | 12:01

In Puglia e Basilicata

Imprese e banche salentine A confronto contro la crisi

Imprese e banche salentine A confronto contro la crisi
di TONIO TONDO
La crisi fa sentire la sua stretta. Al Nord, ma soprattutto nel Mezzogiorno, sotto osservazione speciale da parte della Banca d’Italia. In Puglia, malgrado qualche segnale incoraggiante, le cose non vanno meglio. Cala l’occupazione gli investimenti e gli impieghi bancari e sul fronte civile non c’è da stare allegri. Vedi la maxi retata nel Barese che coinvolge malavitosi e colletti bianchi delle amministrazioni e delle banche. Nel Salento, terra nella cui memoria resiste il ricordo della povertà e dei sacrifici, soffrono artigiani, commercianti, famiglie con cassintegrati e lavoratori a termine, ma anche industriali

02 Dicembre 2009

di TONIO TONDO 

LECCE - Piero Montinarinon demorde. «Il prossimo incontro - dice il presidente degli industriali - sarà sul rapporto tra impresa e pubblica amminisitrazione». La crisi fa sentire la sua stretta. Al Nord, ma soprattutto nel Mezzogiorno, sotto osservazione speciale da parte della Banca d’Italia. In Puglia, malgrado qualche segnale incoraggiante, le cose non vanno meglio. Cala l’occupazione (-4,4 per cento), calano gli investimenti e gli impieghi bancari, e sul fronte civile non c’è da stare allegri. Vedi la maxi retata nel Barese che coinvolge malavitosi e colletti bianchi delle amministrazioni e delle banche. Nel Salento, terra nella cui memoria resiste il ricordo della povertà e dei sacrifici, soffrono artigiani, commercianti, famiglie con cassintegrati e lavoratori a termine, ma anche industriali con aziende strutturate. 

Qual è il futuro del Salento? Cosa ci aspetta nel tempo della crisi? Come possiamo uscirne? Le domande di Montinari sono secche. A rispondere, nella sede di via Fornari, Vincenzo Umbrella, direttore regionale di Bankitalia, Vito Primiceri, della Popolare pugliese e delegato dell’Abi e Ste fano Adamo, preside di economia all’università. Persone impegnate su fronti diversi, ma chiamate a intendersi perché la crisi non consente solisti. Gli imprenditori, piccoli e non, cercano vie di uscita. Soprattutto cercano di capire, al di là della loro stessa esperienza nelle aziende. Avranno le risorse per salvare e rilanciare la propria impresa? Devono aspettarsi aiuti da parte delle banche? Domande cruciali. 

Dice Umbrella, senza peli sulla lingua: «Viviamo tempi di straordinaria difficoltà. Prima la crisi finanziaria, poi dell’economia e infine il pesante riverbero sull’oc - cupazione. Dobbiamo lavorare per uscirne, ricominciando da zero». E rivolto a Primiceri, sulla scia di quanto detto dal governatore Bankitalia, Draghi: «Sono messe alla prova bravura e competenza dei banchieri. Sta a loro la valutazione dei progetti d’impresa e delle iniziative da sostenere con il credito». 

Ecco, i fari sono puntati sul credito, croce di ogni impresa. Le cifre ballano. Le banche sostengono che il loro dovere lo stanno facendo, gli imprenditori sono incavolati, a volte scoraggiati e non tentano più di presentarsi allo sportello. Il dibattito si fa preciso: certificazione del credito, cessione e riconoscimento da parte delle banche, possibilità di ottenere anticipazioni, moratoria: il confronto coinvolge i comportamenti strani della pubblica amministrazione, l’unico soggetto in alcune zone del Sud in grado di erogare soldi, spesso con i bilanci in disordine. Vito Primiceri è persona equilibrata: «La banche sono aziende di produzione come le altre. Nel Salento sono presenti i grandi gruppi, ma anche le banche più piccole, l’offerta è quindi ampia e in concorrenza. L’erogazione del credito è cresciuta, malgrado la crisi, più a favore delle famiglie e meno verso le aziende. 

Cambia la struttura del credito: cresce quello a medio-lungo periodo, si restringe quello a breve termine. Questo deve farci riflettere. La raccolta, invece, è soprattutto a breve termine. Se l’economia riparte, le banche faranno la loro parte». Gli imprenditori presenti incalzano, vogliono risposte più precise. Raccontano esperienze personali, di speranze e delusioni. Patrizia Del Giudice, dirigente di Confindustria, parla della sua battaglia per ottenere la certificazione dei crediti da parte delle pubbliche amministrazioni. 

Giacinto Colucci lamenta la frattura culturale tra l’imprenditore, spinto dal mercato ad essere rapido nelle decisioni, e la lentezza delle burocrazie che gestiscono i soldi: «Decidono in 24-36 mesi, tempi assurdi in un mercato sempre più veloce». Stefano Adamo mira al bersaglio grosso: «Il rapporto fra impresa e pubblica amministrazione è squilibrato, ci sono un’asimme - tria e uno strapotere della pubblica amministrazione. Con questo rapporto non si va da nessuna parte». E sul problema del credito: «Le aziende devono ripartire dai fondamentali: il patrimonio, i mezzi propri, il capitale circolante... ». Morale: cari imprenditori, in passato, con le vacche grasse, avete pensato poco a rafforzare le imprese, ora dovete farlo con la crisi. Questa strada provocherà la selezione: i più capaci e i più forti ce la faranno. Il confronto si conclude. Resta il monito di Umbrella: attenzione, occorre attrezzarsi per misurare il confine tra lecito e illecito, e questo è un costo in più.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725