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In Puglia e Basilicata

Suina, grave a Lecce un bambino di 2 anni

Suina, grave a Lecce un bambino di 2 anni
LECCE - «Sospetta encefalite acuta», una diagnosi di quelle che fanno tremare i polsi. L’altra notte (fra venerdì e sabato) un bambino di 2 anni è stato ricoverato d’urgenza nel reparto di rianimazione del “Vito Fazzi”. Non si può escludere che l’improvviso insorgere della malattia possa essere legato al contagio pandemico dell’influenza A (H1N1). Il piccolo, figlio di una coppia del Tarantino, stava bene e non accusava alcun malessere. 

29 Novembre 2009

LECCE - «Sospetta encefalite acuta», una diagnosi di quelle che fanno tremare i polsi. L’altra notte (fra venerdì e sabato) un bambino di 2 anni è stato ricoverato d’urgenza nel reparto di rianimazione del “Vito Fazzi”. Non si può escludere che l’improvviso insorgere della malattia possa essere legato al contagio pandemico dell’influenza A (H1N1). Il piccolo, figlio di una coppia del Tarantino, stava bene e non accusava alcun malessere. 

Durante la notte di giovedì aveva cominciato ad accusare febbre alta e malessere generale. In un primo tempo, nella mattinata di venerdì, era stato ricoverato all’ospedale di Manduria. Ma qui, dopo i primi accertamenti e le prime cure non risolutive, i sanitari hanno deciso di trasferirlo in una struttura di rianimazione. «Il bambino sta male», conferma senza reticenze il primario del reparto della rianimazione leccese, Raffaele Caione: «intanto abbiamo prelevato un tampone faringeo; l’abbiamo mandato a Bari e attendiamo l’esito». 

Sul fronte della diffusione dell’influenza A l’assessorato regionale alla Sanità ha intanto diffuso il «bollettino» degli effetti sulla popolazione pugliese. Dall’inizio della pandemia, ossia dal 3 novembre scorso e fino a giovedì 26 novembre, nell’intera regione si registrano 11 decessi: 2 maschi e 9 donne. Tutti soggetti nei quali preesistevano condizioni di salute precaria.

I soggetti ricoverati in condizioni gravi nei reparti di rianimazione o di pneumologia (per insufficienza respiratoria) dell’intera regione sono stati 57.

Una giovane sordomuta di Trento, che di notte ha accusato un grave problema respiratorio legato probabilmente all’influenza A, è stata salvata grazie ad un sms da lei inviato alla Polizia utilizzando un servizio predisposto dalla Questura. 

La donna, da sola in casa, dopo essersi sentita male ha inviato un messaggio al numero di cellulare predisposto appositamente per questi casi dalla Questura di Trento, lasciando il proprio indirizzo e uno speciale codice numerico che indica il tipo di emergenza. La centrale operativa ha quindi allertato i sanitari del «118» che sono prontamente intervenuti a casa della sordomuta e l’hanno trasportata al pronto soccorso. Qui è stata sottoposta ad una serie di esami.

LA SITUAZIONE IN ITALIA - Sono 95 le vittime correlate alla nuova influenza A che dall’inizio della pandemia al 22 novembre scorso ha già infettato oltre 3 milioni di persone, 3.064.933, mentre si sono vaccinati in circa 494.915 e sono state consegnate circa 750mila dosi di vaccino nell’ultima settimana. Sono le cifre contenute nell’aggiornamento odierno del Ministero della Salute: ed in totale sono state distribuite quasi 4 milioni dosi di vaccino. La percentuale di vittime in rapporto al totale dei malati di nuova influenza A risulta dello 0,0030 per cento; i casi poi che hanno necessitato di assistenza respiratoria sono stati 315, pari allo 0,010 dei casi che necessitano di assistenza respiratoria. 

I casi di influenza settimanali stimati sono circa 680mila.
Le regioni dove nella 47ª settimana si è registrato il maggior numero di casi rispetto alla popolazione in osservazione sono le Marche con un incidenza del 3,7 per cento, seguite da Abruzzo (2,3) Emilia Romagna (1,9), Sardegna e Basilicata (1,5). Anche nella 47ª settimana i più colpiti sono bambini e adolescenti, da zero a 14 anni, con un’incidenza pari al 3,3 per cento (2,7 nei più piccoli da zero a 4 anni e 3,6 per cento dai 5 ai 14). Tra i giovani e gli adulti dai 15 ai 64 anni l’incidenza dell’influenza è stata dello 0,7 per cento mentre tra persone dai 65 anni in su è pari allo 0,1%.

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