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In Puglia e Basilicata

«Le galere pugliesi sono inumane» scioperano i penalisti di Bari

«Le galere pugliesi sono inumane» scioperano i penalisti di Bari
I penalisti baresi aderiranno domani all’astensione dalle udienze, proclamata dall’Unione nazionale Camere penali, per protestare contro la mancanza di iniziative per affrontare l’emergenza carceri, “causa di inaccettabili violazioni dei diritti umani” e contro l’inasprimento del 41 bis, il regime del carcere duro previsto per mafiosi e terroristi

26 Novembre 2009

BARI - I penalisti baresi aderiranno domani all’astensione dalle udienze, proclamata dall’Unione nazionale Camere penali, per protestare contro la mancanza di iniziative per affrontare l’emergenza carceri, “causa di inaccettabili violazioni dei diritti umani” e contro l’inasprimento del 41 bis, il regime del carcere duro previsto per mafiosi e terroristi. I penalisti baresi domani organizzeranno un dibattito dal titolo "Il carcere: serve?" previsto nel pomeriggio nella facoltà di giurisprudenza. 

Secondo gli avvocati, “La situazione delle carceri pugliesi è drammatica”. Stando ai dati forniti dal sindacato Sappe – è detto in una nota – il 2 novembre scorso in Puglia la popolazione carceraria rispetto alla effettiva capienza degli istituti era questa: Altamura 90 presenze su 56 posti; Bari oltre 600 su 290; Foggia 750 su 370; Lecce 1280 su 660; Lucera 230 su 125; Taranto 500 su 220; Trani 260 su 220 con mezzo carcere chiuso; Turi 169 su 112. 

“I detenuti – aggiungono i penalisti – vivono ammassati in celle di piccolissime dimensioni, in precarie condizioni igieniche, in violazione dei principi di rispetto della persona ribaditi nella legislazione penitenziaria. Il tutto con l’ovvia conseguenza di far venire meno la finalità ultima della pena, rappresentata dalla piena rieducazione del condannato. In questa assurda situazione è già intervenuta la Corte Europea dei diritti dell’Uomo che ha ritenuto disumane le condizioni di detenzione in spazi così ristretti, condannando lo Stato italiano al risarcimento dei danni”.

La proposta dei penalisti è di non “illudersi di risolvere il problema con la costruzione di nuovi istituti penitenziari, per i quali mancano i fondi e personale” ma di “rivedere profondamente la normativa vigente, limitando la custodia cautelare in carcere solo ai reati più gravi e ripristinando efficaci misure alternative alla detenzione”.
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