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In Puglia e Basilicata

Brindisi, scandalo Arsenale lo Stato chiede risarcimento

Brindisi, scandalo Arsenale lo Stato chiede risarcimento
La Corte dei Conti «intende promuovere giudizio di responsabilità»: questa la formula di quando lo Stato intende «bussare a denari nei confronti di persone arrestate o condannate nell’ambito di inchieste che hanno prodotto un danno per l’erario. Il procuratore generale Antonio Trocino ha chiamato in causa - questa volta - i «protagonisti» della delicata inchiesta sull’Arsenale
• Il conto più «salato» quello di Antonino
• Danni al Comune pagherà anche Pierri

26 Novembre 2009

di Vincenzo Sparviero

BRINDISI - La Corte dei Conti «intende promuovere giudizio di responsabilità»: questa la formula di quando lo Stato intende «bussare a denari nei confronti di persone arrestate o condannate nell’ambito di inchieste che hanno prodotto un danno per l’erario. Il procuratore generale Antonio Trocino ha chiamato in causa - questa volta - i «protagonisti» della delicata inchiesta sull’Arsenale.

In particolare: Antonio Noce (Ugento, 69 anni), Teodoro Guadalupi (Brindisi, 64), Domenico Chiedi (Oria, 63), Mario Sacquegna (Roma, 44), Salvatore Sardo (San Vito, 63), Giovanni Gualano (Brindisi, 75), Francesco Pezzuto (Brindisi, 64), Aldo Potenza (Pescara, 67), Antonio Maggiorano (Mesagne, 49), Michael Airey (Brindisi, 60).

L’inchiesta scattò a seguito di una denuncia dell’aprile del 1994 indirizzata al Comando Stazione Carabinieri Marina Militare di Brindisi.

«All’esito di complesse indagini - scrive il dott. Trocino - il Gip presso il Tribunale di Brindisi, su richiesta del pm, emetteva ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 16 persone ritenute responsabili di concorso in concussione, frode in pubbliche forniture, falsità materiale e ideologica, truffa e altro. In particolare, tali soggetti erano gravemente indiziati di aver preteso tangenti da imprenditori in cambio di agevolazioni nella aggiudicazione di appalti o nella sollecita liquidazione delle forniture; di falsa attestazione tramite artifici e raggiri dell’avvenuto adempimento contrattuale di prestazioni non eseguite o eseguite solo in parte, ma liquidate per intero, traendo indebiti vantaggi patrimoniali da ditte appaltatrici e causando all’erario un significativo pregiudizio economico».

A seguito della richiesta di rinvio a giudizio in data 26 gennaio 1996 di alcuni degli indagati, si verificavano diverse situazioni: Airey chiedeva ed otteneva di patteggiare la pena che veniva determinata in anni 1 e mesi dieci di reclusione.

Il Gip del Tribunale di Brindisi emetteva invece sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Gaetano Beltrami (deceduto) e nei confronti di Francesco Sorgente (successivamente deceduto) perché il fatto non sussiste.

Maggiorano sceglieva, invece, la strada del rito abbreviato, con la quale egli è stato assolto perché “il fatto non costituisce reato”.

Quanto agli altri imputati, il Gip - ricevuta la richiesta di rinvio a giudizio - disponeva ulteriori accertamenti. Infine, disponeva il rinvio a giudizio, tra gli altri, di Noce, Guadalupi, Maggiorano, Schiavone Egildo (poi deceduto), Chiedi, Sacquegna, Sardo, Gualano, Pezzuto, Corallo (poi deceduto), Casalini Valerio, Potenza e degli imprenditori Ferraro Roberto, D’Astore Gaetano e Fiume Marcantonio.

All’esito del processo penale, in cui l’Amministrazione della Difesa si era costituita parte civile, il Tribunale di Brindisi ha pronunciato la sentenza di non doversi procedere nei confronti degli imputati per i reati loro contestati perché “estinti per intervenuta prescrizione e nei confronti del Corallo perché estinti per morte del reo”.

«Quanto al pregiudizio subito dall’Amministrazione - scrive Trocino - si ritiene che nel caso di specie si sia registrato un danno sia patrimoniale che al buon nome della stessa. Il primo si è concretizzato negli esborsi sostenuti dall’Amministrazione al fine di retribuire prestazioni mai ricevute o ricevute solo in parte dalle ditte aggiudicatarie degli appalti. Ciò ha comportato il venir meno della corrispettività tra la spesa sostenuta dall’Amministrazione e l’acquisizione della prestazione dedotta in obbligazione. La seconda voce di danno è consistita, invece, nella lesione dell’immagine e del decoro dell’Amministrazione, conseguita alla risonanza che la vicenda giudiziaria ha avuto presso l’opinione pubblica».

Le motivazioni adotte da Trocino sono racchiuse in decine e decine di pagine nelle quali la vicenda prima degli arresti e poi della delicata fase processuale è stata ricostruita meticolosamente dal procuratore generale della Corte dei Conti che ha citato «a comparire dinanzi a questa Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Puglia, in Bari – Via Matteotti n.56, all’udienza che sarà all’uopo destinata, per ivi sentirsi condannare, in solido, nei limiti indicati nel presente atto, o, in subordine, in via parziaria, al pagamento, in favore dell’Erario, della somma complessiva di 252.734,47 (duecentocinquantaduemilasettecentotrentaquattro/47) euro, debitamente rivalutata ed aumentata degli interessi e delle spese di giudizio». «Con avvertenza che i convenuti potranno costituirsi anche personalmente, mentre non potranno comparire all’udienza se non a mezzo di difensore iscritto all’Albo degli Avvocati - aggiunge Trocino -. E, con riserva di ogni altro diritto, azione e ragione, il sottoscritto, nel depositare gli atti, rivolge istanza al Signor Presidente della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Puglia di voler fissare l’udienza di discussione della causa».
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