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Lecce, un angioma  scambiato per tumore  Muore una donna

Lecce, un angioma  scambiato per tumore  Muore una donna
Un tragico errore diagnostico. Un calvario per la paziente costretta a sottoporsi per mesi e mesi a cicli di chemioterapia. Quando si è scoperto l’errore, era troppo tardi. E, probabilmente a causa degli effetti della chemio, alla donna è stata riscontrata una forma di leucemia acuta. E neppure il trapianto del midollo è servito a nulla. La paziente è morta nel febbraio scorso a 58 anni. E adesso la famiglia si è rivolta alla procura

24 Novembre 2009

LECCE - Un angioma scambiato per un tumore maligno. Un tragico errore diagnostico. Un calvario per la paziente costretta a sottoporsi per mesi e mesi a cicli di chemioterapia. Quando si è scoperto l’errore, era troppo tardi. E, probabilmente a causa degli effetti della chemio, alla donna è stata riscontrata una forma di leucemia acuta. E neppure il trapianto del midollo è servito a nulla. La paziente è morta nel febbraio scorso. E adesso la famiglia si è rivolta alla procura. 

«Vogliamo giustizia per nostra madre - dice Marianna Perez, la figlia - E speriamo che nessuno, mai più, debba vivere un calvario simile al nostro». 
La drammatica storia di Bruna Perrone, moglie, mamma e contadina, di Guagnano, comincia nel luglio del 2004. Fino ad allora non aveva mai sofferto di nulla. Poi, a causa di fastidi allo stomaco, si sottopone ad un’ecografia dell’addome in uno studio radiologico privato. Viene notata la presenza di una neoformazione del diametro massimo superiore a 18 centimetri. Per vederci chiaro, la donna si sottopone a nuovi accertamenti. Quelli del sangue sono incoraggianti: valori assolutamente nella norma; l’esito della Tac, invece, è terribile: vasto epatocarcinoma con metastasi. Prospettive di vita: sei mesi, un anno al massimo. 

All’ospedale di Nardò viene ribadita («superficialmente» spiegano i parenti) la diagnosi e si decide di dare il via al trattamento chemioterapico con cicli regolari secondo il protocollo Mitoxamntrone. 
«Come risulta dalle cartelle - spiegano i famigliari - non fu effettuato alcun accertamento per verificare l’anamnesi del fegato e non si procedette neppure al controllo dei parametri che accompagnano e corredano un epatocarcinoma». 

Così si va avanti per 34 mesi senza che il presunto tumore regredisca di un solo millimetro. Solo il 13 aprile del 2007, in seguito ad una nuova Tac ci si rende conto dell’errore e la chemioterapia viene interrotta: non è un tumore maligno, ma un angioma. Ma la felicità è fugace. Perché si scopre che «i cicli devastanti di chemioterapia hanno comportato l’insorgere di una citopenia del sangue periferico». 

La paziente muore il 4 febbraio del 2009, a 58 anni. La famiglia, assistita dall’avvocato Stefano Prontera, ha presentato una denuncia in Procura. Al vaglio del magistrato la posizione di una decina di medici che hanno avuto in cura la donna. La denuncia è sostenuta dalla consulenza medica del dottore Piero Grima, che richiamando la letteratura medica, ha evidenziato la correlazione fra la leucemia e i prolungati cicli di chemioterapia.
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