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In Puglia e Basilicata

Puglia e Basilicata primeggiano per truffe in "rosa"

Puglia e Basilicata primeggiano per truffe in "rosa"
di NICOLA PEPE 
I rapporto annuale del neonato servizio anticorruzione e trasparenza: in Puglia, le donne indagate per reati contro gli enti pubblici sono 3.184 e - in valore assoluto - il dato colloca la Puglia al primo posto (in percentuale sul totale delle persone segnalate, il «tacco» d'Italia è al 4° posto nella classifica nazionale); in Basilicata le donne sono in pole position rispetto ai «colleghi» maschi perché, in tema di reati connessi a frodi su contributi o finanziamenti, il numero di donne denunciate è superiore rispetto a quello dei denunciati (99 «contro» 64)

24 Novembre 2009

BARI - La corruzione di tinge di rosa. Il marcio nella pubblica amministrazione c'è ancora anche se «va meglio» come precisa il ministro Brunetta. La Puglia, anche in questo caso, è riuscita a conquistare la palma di prima classificata nella statistica nazionale per un record: quello del numero di donne maggiormente inquisite per reati contro la pubblica amministrazione. Il dato è contenuto nel I rapporto annuale che il neonato servizio anticorruzione e trasparenza (Saet) - inglobato nel ministero di Renato Brunetta - ha presentato nei giorni scorsi al Parlamento. Un documento di 200 pagine che disegna la prima mappa della corruzione nel nostro Paese evidenziando soprattutto le zone più critiche. 

Indubbiamente, e purtroppo, il Sud balza ai primi posti anche se in tema di corruzione e concussione la prima regione è al Lombardia. La Puglia, come già detto, è una delle aree maggiormente sensibili per una serie di reati: basti pensare che da sola, la regione assorbe circa oltre il 10% delle denunce per abuso d'ufficio di tutta Italia. Ma il dato più significativo, come già detto, è quello delle «quota rosa». Un terzo dei reati contestati negli ultimi cinque anni (il rapporto abbraccia un periodo che va dal 2004 al primo semestre di quest'anno) è infatti attribuito a donne che lavorano nella pubblica amministrazione. 

Curiosando tra le cifre si scopre che il piatto forte per il gentil sesso che lavora nella pubblica amministrazione, sono le truffe o l'indebita percezione di contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni concesse da parte dello Stato. Dati più «confortanti», invece, si registrano per i reati di corruzione e concussione che restano appannaggio degli «uomini». 

In Puglia, le donne indagate per reati contro gli enti pubblici sono 3.184: in termini di valore assoluto tale dato colloca la Puglia al primo posto, mentre in misura percentuale sul totale delle persone segnalate, il «tacco» d'Italia è al quarto posto nella classifica nazionale. Molto interessante, invece, il dato della Basilicata che vede addirittura in pole position le donne rispetto ai «colleghi» maschi: sempre in tema di reati connessi a frodi su contributi o finanziamenti, il numero di donne denunciate è superiore rispetto a quello denunciati di sesso maschile (99 «contro» 64). In Basilicata, invece, il numero di donne complessivamente denunciate è pari a 480 su poco meno di 2mila e 200 indagati. 

E veniamo alle classiche bustarelle. I dati riferibili a tale «moda» sono in sensibile calo anche se con l'introduzione di nuove norme si sono registrate «evoluzioni» nei comportamenti infedeli all'interno della pubblica amministrazione. Della serie, cambia la forma ma non la sostanza. Il grafico dei processi penali definitic onc ondanne per reati come corruzione e concussione si è senbilmente ridotto in questi anni (un po' per leggi salvacondotto), ma il vero termometro della situazione è dato dall'attività della Corte dei Conti. La magistratura contabile pugliese, nell'ultimo quinquennio, ha sfornato più sentenza di condanna della Corte siciliana. Un particolare che si presta a diverse interpretazioni ma che evidenziano l'efficacia di una giustizia molta invasiva perchè tocca direttamente il portafoglio degli imputati ed entra in azione anche se il giudice penale chiude il processo con un’assoluzione. Resta il fatto che le 41 pronunce della sezione giursdizionale per la Puglia sono il terzo dato dopo quello della Lombardia e del Lazio, rispettivamente con 94 e 43 sentenze. Il 30 per cento delle pronunce riguarda proprio la corruzione, mentre la restanparte è diluita fra truffe, falso e concussione.
di NICOLA PEPE
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