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Sanità, per appalto Asl «Gianpi Tarantini chiese 2,2 mln di mediazione»

Sanità, per appalto Asl «Gianpi Tarantini chiese 2,2 mln di mediazione»
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
Quell’idea di dividere in tre lotti l’appalto da 55 milioni per le pulizie alla Asl di Bari avrebbe potuto fruttare a Gianpaolo Tarantini una «commissione» da 2,2 milioni di euro. Ed è per questo che la riunione al «De Russie» di Roma costa ancora all’ex re delle protesi un’accusa di corruzione, mentre sono finite archiviate quelle di associazione per delinquere e turbativa d’asta: la «prospettiva di una utilità», di cui il pm Giuseppe Scelsi parla nel documento depositato al gip Vito Fanizzi è, infatti, in quel quattro per cento che Tarantini chiese come compenso per la sua mediazione nell’affare

24 Novembre 2009

BARI - Quell’idea di dividere in tre lotti l’appalto da 55 milioni per le pulizie alla Asl di Bari avrebbe potuto fruttare a Gianpaolo Tarantini una «commissione» da 2,2 milioni di euro. Ed è per questo che la riunione al «De Russie» di Roma costa ancora all’ex re delle protesi un’accusa di corruzione, mentre sono finite archiviate quelle di associazione per delinquere e turbativa d’asta: la «prospettiva di una utilità», di cui il pm Giuseppe Scelsi parla nel documento depositato al gip Vito Fanizzi è, infatti, in quel quattro per cento che Tarantini chiese come compenso per la sua mediazione nell’affare. Un affare che poi non andò in porto. Vediamo. 

Il 29 luglio Gianpi rende il primo interrogatorio di fronte al pm Scelsi. Ed è proprio lui a raccontare al magistrato quel particolare che gli costa, al momento, l’accusa di corruzione. Gianpi si attribuisce il merito di aver organizzato la riunione romana di gennaio, cui parteciparono l’ex direttore generale della Asl, Lea Cosentino (che è ormai praticamente fuori da questa indagine) ed i tre imprenditori. «Io ero venuto a conoscenza - mette a verbale Tarantini - che Enrico Intini non avrebbe mai vinto da solo quella gara e lo stesso Intini ebbe a lamentarsene con me. Io a quel punto gli dissi che la Cosentino non gli avrebbe mai fatto vincere una gara da solo e che avrebbe comunque avuto grosse possibilità se fossero stati fatti tre lotti». 

Tarantini racconta al pm che all’incontro (registrato dalle microspie della Finanza) avrebbero partecipato anche Salvatore Metrangolo, salentino, manager di Finmeccanica, e Cosimo Catalano della coop rossa Supernova. La sua mediazione, spiega Tarantini al pm, ovviamente aveva un prezzo: «Nel caso in cui questo progetto di lottizzazione della gara fosse andato in porto - fa mettere a verbale - io avrei percepito circa il quattro per cento dell’importo aggiudicato da Intini e circa il quattro per cento da Catalano. Non avevo ancora parlato di compensi con Metrangolo». 

Il quattro per cento, dunque. Una percentuale usuale nel mondo delle mediazioni: una fee che di norma si riconosce a chi fa attività di lobbying nel settore degli appalti. Un meccanismo terribilmente vicino a una tangente, eppure del tutto legale. Nel caso di Tarantini, è l’ennesima conferma che l’ex re delle protesi stava tentando il grande salto: non più soltanto venditore di attrezzature sanitarie, ma lobbista d’affari nel mondo dorato degli appalti sanitari. Tanto che Tarantini apre una società, la Gc Consulting (oggi inattiva) con cui stipula un contratto di consulenza da 200mila euro proprio con Enrico Intini. Ma l’avventura da lobbista durerà molto poco. 

L’appalto della Asl di Bari, come ormai sappiamo, dopo essere stato annullato non è più stato bandito: a tutt’oggi il servizio è in regime di prorogatio , anche perché pulizie ed ausiliariato potrebbero essere internalizzate. E il 5 novembre il gip Fanizzi non ha potuto far altro che prenderne atto, accogliendo le richieste di Scelsi: le accuse più gravi al gruppo del De Russie sono cadute. Ma per Tarantini, ragiona il pm, è diverso: a dimostrare il tentativo di corruzione basta e avanza, la richiesta di quel quattro per cento, dunque «la prospettiva di una utilità rappresentata dalla partecipazione del Tarantini ai proventi della illecita divisione in tre lotti della gara di appalto».
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
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