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In Puglia e Basilicata

Foggia, per la «mafia dei funerali» chieste 17 condanne

Foggia, per la «mafia dei funerali» chieste 17 condanne
Chieste la condanna di tutti i 17 imputati dell’inchiesta «Osiride» nel processo d’appello a foggiani accusati a vario titolo di mafia, estorsioni, corruzioni e peculato. Il pm ha chiesto ai giudici di secondo grado di ribaltare il verdetto del gup che assolse 11 dei 17 imputati ed escluse la mafiosità del clan, parlando di associazione per delinquere «semplice». L’inchiesta è quella sulla presunta mafia del caro estinto che pretendeva un pizzo dalle imprese di pompe funebri per ogni funerale: chiesti 12 anni per Raffaele Tolonese. Per altri 20 coimputati, tra cui i boss Roberto Sinesi e Federico Trisciuoglio, è in corso il processo di primo grado a Foggia.

22 Novembre 2009

«Questa inchiesta trasuda mafia sin dalla prima pagina. C’è l’intimidazione costante, c’è l’omertà delle vittime, c’è il controllo monopolistico di un settore lucroso per la criminalità, quello dei funerali. Ha sbagliato il giudice di primo grado nel non ritenere che si è di di fronte a un clan mafioso». Su queste basi il pm della Direzione distrettuale antimafia Francesco Cavone ha chiesto ai giudici della prima sezione penale della corte d’appello di Bari la condanna a complessivi 67 anni e 4 mesi di reclusione dei 17 foggiani, con pene oscillanti da 1 a 12 anni di reclusione. Sono imputati a vario titolo di mafia, estorsioni, corruzione e peculato. In attesa di giudizio ci sono malavitosi, becchini, dipendenti ospedalieri, autisti di ambulanze, dipendenti comunali, vigilantes in servizio in ospedale.

Ribaltare il verdetto Il pm Cavone - applicato presso la Procura generale per seguire anche il processo d’appello «Osiride» alla presunta mafia del caro estinto, inchiesta da lui coordinata sin dalle prime fasi - ha quindi chiesto ai giudici d’appello di ribaltare pressochè completamente la sentenza di primo grado, emessa dal gup di Bari Rosa Calìa Pinto il 29 ottobre 2007: assolse 12 imputati, ne condannò 6 ed escluse la mafiosità del clan, parlando di associazione per delinquere semplice. Dai 18 imputati del processo abbreviato di primo grado si è scesi ai 17 attuali. Per altri 20 coimputati si sta celebrando il processo di primo grado davanti ai giudici foggiani, con sentenza attesa per fine anno. 

L’alleanza tra boss L’inchiesta «Osiride» di Dda e squadra mobile il 16 maggio 2007 portò all’arresto di 10 persone per mafia ed estorsione. Furono arrestati anche nomi storici della mafia foggiana: i capi-clan Roberto Sinesi e Federico Trisciuoglio (per loro si sta celebrando il processo a Foggia, il pm ne ha chiesto la condanna rispettivamente a 18 e 16 anni di reclusione) e Raffaele Tolonese, ritenuto il braccio destro di Trisciuoglio, che nel processo abbreviato di primo grado è stato condannato a 7 anni per estorsione e associazione per delinquere «semplice». Secondo il pm gli ex rivali Sinesi e Trisciuoglio (e il suo fedelissimo Tolonese) si sono alleati nel 2006 per gestire il ricco affare dei funerali, imponendo per ogni esequie un pizzo di 500 euro alle imprese di pompe funebri estranee al «cartello mafioso», di cui farebbero invece parte quattro agenzie di onoranze funebri. 

Mafia e corruzione Due i filoni dell’inchiesta. Da una parte l’imposizione del «pizzo» alle agenzie di pompe funebri. Dall’altra la presunta rete di complicità di cui avrebbero beneficiato in ospedale alcuni soci della cooperativa di pompe funebri «Angeli» (ne faceva parte Sinesi), che pagando modeste somme a infermieri, autisti di ambulanze e vigilantes, sarebbero stati tempestivamente informati dei decessi di pazienti, in modo da presentarsi dai parenti dei defunti e offrirsi per celebrare i funerali. Nell’ottica accusatoria alcuni soci della ditta «Angeli», nella spartizione mafiosa del mercato, avevano quasi acquisito il monopolio dei funerali dei pazienti deceduti in ospedale. 

12 anni per Tolonese La pena più alta il pm l’ha chiesta per Tolonese, becchino foggiano di 50 anni, ancora detenuto per questa vicenda, ritenuto al vertice della mafia del caro estinto insieme a Sinesi e Trisciuoglio. Chiesti per lui 12 anni di carcere per mafia ed estorsione, a fronte dei 7 inflitti dal gup che parlò di associazione per delinquere semplice. 

Tolonese nega d’aver fatto parte di un clan; e ammette d’aver minacciato il titolare di un’agenzia di pompe funebri (peraltro da lui risarcito), sostenendo però d’averlo fatto perchè la vittima non gli restituì una somma che l’imputato riteneva di vantare. Ma l’imprenditore nel processo gemello a Foggia ai 20 coimputati (nel rito abbreviato si giudica invece sugli atti svolti durante le indagini) ha raccontato tutt’altra storia: nell’arco di alcuni mesi nel 2006 versò a Tolonese oltre 50mila euro, quale pizzo per i funerali celebrati. Il pm ha poi chiesto 10 anni di carcere per Ciro Moffa, ritenuto un fedelissimo del boss Sinesi. Nelle prossime udienze spazio alle arringhe difensive, sentenza entro la fine dell’anno.
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