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In Puglia e Basilicata

Pasta di Matera  4 nomi nel suo futuro

Pasta di Matera  4 nomi nel suo futuro
di CARMELA COSENTINO
Se la pasta di Matera avrà una seconda vita sarà perché la Camera di commercio non sta lasciando nulla di intentato per stimolare gli imprenditori locali a investire su un prodotto che ha in dote un patrimonio di storia, cultura e tradizione. La pasta, come anche il pane, rappresenta per la città di Matera non un semplice alimento, ma una vera e propria voce dell’economia, se si considera che è stata la prima azienda industriale ad essere stata aperta 
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21 Novembre 2009

di CARMELA COSENTINO

Se la pasta di Matera avrà una seconda vita sarà perché la Camera di commercio non sta lasciando nulla di intentato per stimolare gli imprenditori locali a investire su un prodotto che ha in dote un patrimonio di storia, cultura e tradizione. La pasta, come anche il pane, rappresenta per la città di Matera non un semplice alimento, ma una vera e propria voce dell’economia, se si considera che è stata la prima azienda industriale ad essere stata aperta nel ventesimo secolo, la prima esperienza capitalistica di questa comunità attorno alla quale si svilupparono il mercato, le forze produttive, le energie più vive del territorio. La crisi dei pastificatori iniziò ai tempi del terremoto. 

«All’epoca – ricorda l’assessore regionale all’Agricoltura, Vincenzo Viti, che allora aveva la delega alle Attività produttive - osservando che i produttori in crisi non riuscirono a organizzarsi in consorzio, tentammo di collegarli a una grande azienda grazie ai benefici introdotti dalla legge 219».
 A Matera si riuscì a far sbarcare la Barilla. Venti anni floridi per l’economia lucana che tuttavia si conclusero nel dicembre del 2006 con la chiusura dello stabilimento di via Cererie. 

cuoco a MateraSono passati tre anni e oggi, grazie al progetto messo in campo dalla Camera di commercio, articolato in una mostra sui cento anni di storia della pasta, visitata da più di mille persone, e iniziative culinarie che hanno coinvolto 15 ristoratori materani, si è ritornati sull’argomento. Lo si è fatto ieri mattina nel corso del convegno “La pasta di Matera: una tradizione da salvare. Opportunità di sviluppo” a cui hanno partecipato esponenti del mondo istituzionale e imprenditoriale per parlare della concreta possibilità del rilancio del settore. 

«Un momento di confronto – ha detto Angelo Tortorelli, presidente dell’ente camerale – che abbiamo voluto per stimolare il mondo imprenditoriale a investire su un prodotto che è parte integrante non solo della dieta mediterranea, ma della nostra storia. Agli imprenditori interessati, credo che al momento siano 3 o 4, lasceremo piena libertà di scegliere la forma migliore per inve stire». 

Tuttavia i problemi per il rilancio del settore sono tanti, primo fra tutti «la distribuzione del prodotto sul mercato – ha spiegato Ivana Dell’Atte, responsabile marketing dell’azienda Tandoi –, fattore che incide notevolmente sui costi. Il lavoro che noi oggi stiamo facendo è quello di dare valore alla filiera. Siamo stati i primi a creare una pasta regionale, la Pasta di Matera a km 0, il cui costo al kilo è di 1,58 euro, un prezzo che si posiziona in maniera intermedia tra gli 0,50 centesimi di pasta distribuita nei discount e senza marca ai 2,50 euro dei prodotti con etichetta. Il prezzo – ha aggiunto – è dettato da una serie di fattori, quali la ricerca o lo studio dei cereali, che permettono di ottenere un prodotto finale che sia al tempo stesso economico, ma di qualità». 

Ma per ottenere questi risultati è necessario fare un salto avanti anche perché parliamo di un comparto produttivo che ha registrato momenti di grande criticità dovuti in parte anche a provvedimenti comunitari e all’immissione sul mercato di prodotti di bassa qualità. Si tratta ora di organizzare una risposta nazionale alla crisi della cerealicoltura. E in questa direzione si sta muovendo anche la Regione. «A breve – ha sottolineato l’assessore Viti – vareremo i bandi di filiera per i quali è stata stanziata la cifra di 100 milioni di euro che avranno proprio l’obiettivo di valorizzare la qualità del prodotto attraverso la tracciabilità e la certificazione del grano. Questo perché l’agricoltura è una grande risorsa del nostro territorio. Qui c’è la qualità, qui c’è il sacrificio di lavoratori e produttori che non vogliamo e non dobbiamo disperdere». 

E ha aggiunto il presidente della Regione, Vito De Filippo: «La provincia di Matera rappresenta il granaio della nostra regione. Per questo motivo sono da apprezzare il metodo ed i contenuti messi in campo dalla Camera di commercio per valorizzare questo importante comparto produttivo. Un metodo assolutamente condivisibile e le istituzioni adesso devono saper individuare nuove possibilità di sviluppo, nuovi settori per non disperdere quella voglia di fare impresa che caratterizza il territorio».
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