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In Puglia e Basilicata

Niente ludoteca per  il piccolo down: «Mi  spiace non puoi giocare»

Niente ludoteca per  il piccolo down: «Mi  spiace non puoi giocare»
di GIANPAOLO BALSAMO
In soldoni sarebbe stata questa la risposta discriminatrice che, circa un anno fa (ma la notizia è stata divulgata solo in questi giorni dai genitori) allontanò un bambino di sette anni di Trani con sindrome di Down da una ludoteca presente nel centro commerciale «Mongolfiera » di Molfetta. I genitori hanno denunciato la struttura e fatto ricorso ai giudici che però hanno archiviato il caso

21 Novembre 2009

di GIANPAOLO BALSAMO

TRANI. Tu non puoi giocare in questa ludoteca perchè sei down. In soldoni sarebbe stata questa la risposta discriminatrice che, circa un anno fa (ma la notizia è stata divulgata solo in questi giorni dai genitori dello sfortunato bambino dopo l’archiviazione del caso decisa dal giudice) allontanò un bambino di sette anni di Trani con sindrome di Down da una ludoteca presente nel centro commerciale «Mongolfiera » di Molfetta. «Ci dispiace, non possiamo accettare vostro figlio perchè a causa della sua malattia, il bambino è difficile da gestire». 

Secondo quanto hanno raccontato i genitori di Angelo (il nome è di fantasia), di appena sette anni, il loro piccolo per ben due volte sarebbe stato allontanato dal personale della ludoteca (il 2 ed il 30 novembre dello scorso anno) da quella struttura nella quale, invece, in altre circostanze, era stato accettato. Tanto che al bambino, pare, fu intestata anche una scheda «fedeltà». 

L’invito ad abbandonare la struttura è suonata come una esplicita richiesta discriminante, inaccettabile e soprattutto umiliante per i genitori che invece avrebbero voluto offrire ad Angelo la possibilità di divertirsi, di trascorrere un po' di tempo giocando con altri bambini, in un contesto di normalità. A seguito di quel duplice «rifiuto», i genitori del piccoli decisero di chiamare i carabinieri che, intervenuti presso la ludoteca, identificarono tutti i presenti, compreso il piccolo Angelo. Non solo. 
Gi stessi genitori, qualche giorno dopo, decisero di querelare i presunti responsabili di questo grave atto di discriminazione nei confronti del figlio. 

Ma, come detto, a distanza di un anno circa, il caso è stato archiviato dal Tribunale di Trani. «Per il giudice chi ha esaminato il caso le nostre accuse sarebbero state infondate. Vorremmo capire le ragioni dell’archiviazione. L’unica certezza è che il nostro bambino fu rifiutato e quella discriminazione ebbe conseguenze anche su mia moglie che lasciò piangendo il centro commerciale di Molfetta, cadendo anche in un forte stato depressivo nei giorni successivi». «Vogliamo che quanto accaduto a nostro figlio non cada nel dimenticatoio. Ora temiamo che Angelo venga nuovamente allontanato se dovessimo tornare in quella ludoteca. È un bambino e non possiamo certo tenerlo lontano dai giochi quando dovessimo recarci al centro commerciale». 

L’episodio, insomma, per i genitori del piccolo «discriminato» rappresenta un fatto grave che contrasta con i grandi passi che anche il nostro Paese ha recentemente compiuto con la ratifica della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, a tutela dell’effettiva inclusione delle persone nella nostra società. In realtà sembra proprio che non sia sempre facile per tutti accettare l'incontro con una persona «diversa» e questo episodio ci ricorda come ancora molto debba essere fatto per il rispetto e la dignità dell'individuo. Infatti, la non conoscenza e la paura del «diverso», purtroppo, portano ancora troppo spesso a comportamenti sconvenienti, errati e fuorvianti, certo non degni di un Paese civile. 

Come andrà a finire questa vicenda non è dato saperlo. Dal centro commerciale di Molfetta nulla è trapelato. L’assistente del direttore, da noi interpellato, si è limitato a dire che informerà chi di competenza per poi prendere posizione sulla vicenda. Che, comunque vada a finire, simo sicuri, lascerà un segno indelebile sul piccolo Angelo e sulla sua famiglia.
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