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Tarantini-Cosentino  il gip archivia  le accuse più gravi

Tarantini-Cosentino  il gip archivia  le accuse più gravi
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 
Nessuna associazione a delinquere tra Gianpaolo Tarantini, Enrico Intini e Lea Cosentino. Nessuna turbativa d'asta. Il 5 novembre il gip del Tribunale di Bari, Vito Fanizzi, ha disposto l'archiviazione delle accuse principali a carico tra gli altri dell'ex re delle protesi, dell'imprenditore barese e della ex dirigente Asl per l'ormai famosa riunione all'hotel De Russie di Roma in cui si parlò di un appalto per le pulizie da 55 milioni di euro
• Per Gianpi, interrogatorio fiume
• La Cosentino: «Non è il momento di parlare»
• Indagini Sanità: «commissariata» la pm Digeronimo

21 Novembre 2009

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 

BARI - Nessuna associazione a delinquere tra Gianpaolo Tarantini, Enrico Intini e Lea Cosentino. Nessuna turbativa d'asta. Il 5 novembre il gip del Tribunale di Bari, Vito Fanizzi, ha disposto l'archiviazione delle accuse principali a carico tra gli altri dell'ex re delle protesi, dell'imprenditore barese e della ex dirigente Asl per l'ormai famosa riunione all'hotel De Russie di Roma in cui si parlò di un appalto per le pulizie da 55 milioni di euro. Ma dalla richiesta di archiviazione il pm Giuseppe Scelsi ha «sfilato» il reato di corruzione: per la Cosentino si può ugualmente parlare di un'uscita di scena (visto che resta in piedi solo un'accusa minore), mentre per Tarantini la procura ritiene ancora verosimile «la prospettiva di un'utilità». 
Insomma, scrive il pm all'indomani dell'interrogatorio avvenuto il 29 luglio, Gianpi potrebbe aver chiesto qualcosa in cambio della mediazione effettuata per far incontrare alla ex manager il gruppo di imprenditori. 

Facciamo un passo indietro. Il 21 gennaio 2009 all'hotel De Russie di Roma va in scena un incontro tra la Cosentino e il gruppo di Tarantini: nella hall dell'albergo, a due passi da piazza del Popolo, ci sono le microspie della Finanza. Il discorso è incentrato su un appalto da 55 milioni per le pulizie e il facchinaggio negli ospedali della Asl, e Tarantini propone alla Cosentino di spacchettare la procedura dividendola in tre lotti: uno andrebbe a Intini, uno alla Supernova di Lecce e l'altro a una controllata di Finmeccanica (queste ultime due rappresentate da Cosimo Catalano e Salvatore Metrangolo, anche loro presenti all'incontro romano). Quella gara d'appalto, però, non sarà mai più effettuata né in blocco né in tre lotti. 

A riassumere la questione è lo stesso pm Scelsi, che il 27 ottobre si rivolge di nuovo al gip chiedendo di non archiviare i reati di corruzione. «L'accertata insussistenza di qualsiasi atto o condotta successiva a quell'incontro che consentisse di ipotizzare che si fosse dato un principio di esecuzione a quella intesa», scrive Scelsi, aveva portato in giugno la procura a richiedere l'archiviazione, «non essendo per un verso ipotizzabile una associazione a delinquere » (perché al gruppo non vengono contestati altri affari fatti insieme), ma anche perché l'ipotesi di turbativa d'asta era «rimasta nel novero degli atti preparatori». In sostanza, riconosce il pm, non solo il progetto di spacchettare l'appalto per le pulizie è rimasto inattuato, ma non sono emersi elementi «che consentissero di ipotizzare che quegli accordi fossero correlati ad ipotesi corruttive certe». Traduzione: la Cosentino non ha preso un centesimo. 

Ma allora perché non sono cadute anche le ipotesi di corruzione? La novità è rappresentata dall'interrogatorio di Tarantini, che è successivo alla prima richiesta di archiviazione per la riunione al De Russie. Ancora Scelsi: «L'esame odierno della ulteriore attività istruttoria compiuta, non considerata all'atto della richiesta di archiviazione, consente oggi di meglio precisare la richiesta di archiviazione limitandola alle sole ipotesi di violazione dell'art. 416 e art. 353 cp». Dalle dichiarazioni rese da Gianpi, scrive infatti il pm, è possibile ipotizzare la «prospettiva di una utilità rappresentata dalla partecipazione del Tarantini ai proventi della illecita divisione in tre lotti della gara di appalto». 

Per la Cosentino resta dunque solo l'accusa (marginale) di aver effettuato un atto contrario ai doveri d'ufficio. Va ricordato che proprio sulla base di questo procedimento la giunta Vendola aveva destituito la manager dalla Asl di Bari: se cadesse anche l'ultima accusa, insomma, il licenziamento potrebbe apparire ingiustificato. Per Tarantini e gli altri, invece, il discorso è più complicato: a proposito del mai avvenuto spacchettamento dell'appalto anche Intini dichiarò al pm Scelsi di «aver espresso perplessità». L'unica ipotesi possibile, a questo punto, è che in quella riunione Gianpaolo abbia chiesto a Intini, Metrangolo e Catalano una percentuale sui guadagni derivanti dall'aggiudicazione della gara. Un’ipotesi tutta da provare.
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