Lunedì 08 Agosto 2022 | 03:52

In Puglia e Basilicata

«O me o il... cane» Brindisi al top per  divorzi causa animali

«O me o il... cane» Brindisi al top per  divorzi causa animali
di PIERLUIGI POTI'
Come dire: tra moglie e marito non mettere Fido (o Micio), perchè si potrebbe ottenere l'effetto di vedere i due coniugi litigare come cane e gatto. E Brindisi è ai primissimi posti nella speciale graduatoria, dove i giudici sono chiamati a decidere a chi affidare i quadrupedi di casa. A fornire i dati è l’Aidaa, l’associazione di tutela degli animali e dell’ambiente, alla quale si rivolgono i coniugi per l’affidamento
• Cuccioli come figli, spesso decide il giudice
• Un pitone dentro casa e la coppia gay «scoppia»

20 Novembre 2009

di PIERLUIGI POTÌ

«O me, o... Fido»: è il nuovo (atroce) “dilemma” che sembra poter condizionare sempre più la solidità di tante vite matrimoniali. Potrà apparire quasi... fuori dalla realtà, ma è proprio così: aumentano, infatti, in misura esponenziale le coppie di coniugi che finiscono con il separarsi (e, successivamente, con il divorziare) per colpa di... animali domestici. Cani, gatti - ma anche varie altre specie di “esseri viventi” - continuano a rafforzare il proprio ruolo all’interno del nucleo familiare al punto da provocare anche liti ed incomprensioni tali da assurgere a motivo di sgretolamento dell’unione matrimoniale, rendendo sempre più ristretto e breve il passo... dall’altare al tribunale. 

A stilare, al riguardo, una speciale graduatoria è stata l’Aidaa, l’Associazione italiana a tutela degli animali e dell’ambiente: nell’arco di tempo compreso fra settembre 2008 ed agosto 2009, sono state, in particolar modo, ben 1.074 le coppie di coniugi che si sono separate (o che hanno divorziato) a causa della presenza trooppo “ingombrante” di animali in famiglia e che si sono rivolte all’associazione stessa per chiedere consulenza (gratuita) in materia. Ebbene, in tale specifica classifica, la provincia di Brindisi occupa (con ben 54 casi in soli dodici mesi) addirittura la quarta posizione, dietro a Milano (274), Roma (168) e La Spezia (64), spartendo con quest’ultima - in considerazione della densità abitativa, molto più consistente, presente nelle due metropoli in vetta alla graduatoria - la (poco invidiabile?) palma di “capitale” di separazioni e divorzi provocati dalla scomoda presenza di animali in famiglia. 
IL MIO GATTO: MUSHU
Dei 54 casi segnalati, ben 37 si sono verificati nel capoluogo, 6 a Fasano e 11 negli altri comuni del territorio provinciale. Ovviamente - in considerazione del fatto che il cane è, per antonomasia, l’animale maggiormente prediletto da tenere in casa - è appunto “l’amico più fedele” dell’uomo (anche se in questo caso... non si direbbe proprio) a spadroneggiare nella speciale classifica, con 46 casi in cui ha rappresentato il motivo preponderante della crisi coniugale sfociata in separazione. 
Segue a ruota il gatto (additato come “colpevole” in 7 casi), mentre l’unica eccezione allo strapotere dei due animali più gettonati è costituito da un... pitone (di questo caso un po’... stravagante, ne parliamo più approfonditamente nell’articolo sottostante, ndr). 

Tutte queste informazioni, come accennato all’inizio, ci sono pervenute dall’Aidaa, alla quale - come ci ha raccontato il presidente nazionale Lorenzo Croce - «si rivolge un sempre più nutrito gruppo di coniugi (il più delle volte senza figli) che desiderano avere una consulenza al fine di trovare un accordo, ricorrendo fra gli stessi una procedura di separazione o divorzio, anche in tema di affidamento dell’animale tenuto in casa durante la pregressa vita matrimoniale, o anche durante una situazione di convivenza di fatto. Il crescente ricorso alla nostra consulenza trova spiegazioni anche nel fatto che, trattandosi di un servizio di volontariato (e, quindi, assolutamente gratuito), evita l’aggravio di ulteriori spese che andrebbero altrimenti sopportate in caso di affidamento del problema ad un legale». 

cane Juliette«Passando al merito - ha aggiunto - dei 46 casi che hanno coinvolto i cani, in 27 di essi i coniugi, grazie anche alla nostra intermediazione, hanno raggiunto un’intesa sull’affidamento comune dell’animale (nel senso che quest’ultimo resta in casa di uno dei due, ma l’altro può andare a trovarlo a suo piacimento, contribuendo, però, alle spese del suo mantenimento); negli altri 19 casi, invece, no e, poichè non ne abbiamo più avuto notizie, presumibilmente avranno proseguito la loro lite (magari anche solo per ripicca o ricatto) dinnanzi al tribunale». 

«Quanto, invece, ai gatti - sottolinea - non si è raggiunto alcun accordo, anche perchè in questi casi il motivo del contendere non è legato all’aspetto, per così dire, morboso, quanto piuttosto ad altri aspetti, generalmente attinenti all’esistenza di allergie nei confronti dell’animale stesso». «Tengo, infine, a precisare - conclude Croce - che il nostro obiettivo è essenzialmente quello di assicurare il benessere degli animali (in una materia, peraltro, dove vi è da sempre una lacuna normativa), suggerendo talvolta di sottoporli a.. corsi di rieducazione, per abituarli alla nuova condizione di vita».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

EDITORIALI

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725