Martedì 16 Agosto 2022 | 12:17

In Puglia e Basilicata

Riva: «Si faccia il referendum sull'Ilva»

Riva: «Si faccia il referendum sull'Ilva»
di DOMENICO PALMIOTTI
«Il referendum sull’Ilva? Si faccia pure, non ho nulla in contrario. E’ una questione di democrazia». Non c’è nulla che spaventi Emilio Riva, il patriarca dell’acciaio. Il voto non lo teme, nè lo scoraggia. «Si faccia il referendum e se i cittadini diranno che dovrò chiudere, vuol dire che chiuderò» 
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20 Novembre 2009

«Il referendum sull’Ilva? Si faccia pure, non ho nulla in contrario. E’ una questione di democrazia». A 80 anni suonati non c’è nulla che spaventi Emilio Riva, il patriarca dell’acciaio. Il voto non lo teme, nè lo scoraggia. «Si faccia il referendum - dice Riva - e se i cittadini diranno che dovrò chiudere, vuol dire che chiuderò». E quando a Riva viene ricordato che il referendum è solo consultivo e non abroga alcunchè, il big dell’acciaio dice: «Ma se è consultivo, allora, che lo facciamo a fare?». 

Nel rapporto che avete presentato, dite che avete migliorato la fabbrica. Investimenti realizzati, miliardi spesi, migliaia di assunzioni fatte. Ma perchè il rapporto tra Ilva e città continua ad essere ostile? «Ostile? Non ho sondaggi in mio possesso, però sono convinto che su 100 tarantini, 2 mi sono ostili. Leggetevi la lettera di quegli operai che si dicono pronti ad occupare la città se al referendum dovesse passare la linea pro-chiusura dell’Ilva. Sono rimasto colpito da quella lettera». 

Presidente Riva, ma senza gli Atti d’intesa con la Regione o la legge anti-diossina, avreste investito? «Quegli atti non sono un’imposizione. Abbiamo concordato con la Regione le cose da fare e la mia azienda ha rispettato e sta rispettando gli impegni assunti. Non si crede ai dati che indicano un miglioramento? Allora facciamo un contradditorio pubblico, invitiamo i giornali, tutte le televisioni. Io non lo temo. Metto a disposizioni i miei tecnici e i miei dirigenti». 

Presidente, come vede il futuro dell’acciaio? «Difficile. Il prossimo anno, lo dicono tutti, sarà dura. Ma io non mi scoraggio. E d’altronde perchè dovrei, visto che alla mia età ne ho viste tante? Io continuo ad investire. Dico di più: l’anno prossimo aumenterò la produzione di Taranto. Non la venderò? Vuol dire che me la terrò qui, ma io scommetto che la ripresa, prima o poi, verrà». 

E che la situazione sia pesante lo ricorda in un intervento anche Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai. «Nel 2009 la produzione siderurgica in Italia è calata del 40 per cento, in Europa del 38 e negli Stati Uniti del 50. Vanno a gonfie vele solo India e Cina. Su 69mila addetti in Italia, 20mila sono tra cassa integrazione e contratti di solidarietà. Temo che il prossimo anno molti saranno costretti a chiudere» . [D.Pa.]
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