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In Puglia e Basilicata

Preside assolto: disse  a studenti che  lo spinello non fa male

Preside assolto: disse  a studenti che  lo spinello non fa male
di ANTONELLO NORSCIA
TRANI - Dire agli studenti che lo spinello non fa male ma che, anzi, rende sensibili alla musica ed alla cultura «non costituisce reato». In attesa delle motivazioni della sentenza di primo grado, è quanto si deduce dal dispositivo pronunciato dal Tribunale di Trani che ieri ha assolto il preside del liceo scientifico «Cafiero» di Barletta per le esternazioni palesate il 27 gennaio 2007 in occasione di un’assemblea sulla legalità cui presero parte gli alunni della quinta classe

20 Novembre 2009

di ANTONELLO NORSCIA

TRANI - Dire agli studenti che lo spinello non fa male ma che, anzi, rende sensibili alla musica ed alla cultura «non costituisce reato». In attesa delle motivazioni della sentenza di primo grado, è quanto si deduce dal dispositivo pronunciato dal Tribunale di Trani (Cesaria Carone, Lorenzo Gadaleta, Rossella Volpe) che ieri ha assolto il preside del liceo scientifico «Cafiero» di Barletta per le esternazioni palesate il 27 gennaio 2007 in occasione di un’assemblea sulla legalità cui presero parte gli alunni della quinta classe. 

Un incontro con gli studenti che vedeva tra i relatori l’allora capitano dei carabinieri della Compagnia di Barletta Michele Zampelli, che iniziò ad illustrare «gli effetti nocivi derivanti dall’assunzione delle sostanze stupefacenti, i canali d’approvvigionamento ed il riciclaggio dei proventi dello spaccio». Ad un tratto l’intervento, inatteso, del prof. Ruggiero Dicuonzo (difeso in giudizio dagli avvocati Arcangelo Cafiero e Rinaldo Alvisi). Il preside affermò di non condividere alcuni passi della relazione dell’ufficiale, sostenendo come lo spinello non facesse male, anzi rendesse più sensibili alla cultura chi ne facesse uso. 

Il preside riferì che non erano documentati gli effetti nocivi della canna e che essa non produce assuefazione «come dimostrato – disse testualmente –dal fatto che un mio amico ne faceva uso da sempre senza mai aver subito danni alla salute ed anzi dimostrando particolare sensibilità nella musica e nella cultura». Esternazioni ritenute da molti (compresi numerosi genitori) perlomeno imbarazzanti e inopportune e che lasciarono letteralmente esterrefatto il capitano dei carabinieri, che inviò una segnalazione dell’accaduto alla Procura della Repubblica di Trani. 

Il pubblico ministero Giuseppe Maralfa accusò Di Cuonzo della violazione dell’ar t. 82 del DPR n.309/’90: il Testo Unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope. Secondo quanto scritto nel capo d’imputazione Di Cuonzo, «in violazione dei doveri inerenti la sua pubblica funzione» aveva «pubblicamente istigato gli studenti all’uso illecito di sostanze stupefacenti, che l’ordinamento vuole invece impedire e reprimere». Ad aprile il dirigente scolastico fu rinviato a giudizio dal gup di Trani Maria Grazia Caserta. Poi il dibattimento culminato nella sentenza d’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato». Il pm aveva chiesto 3 anni di reclusione.
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