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Morto il capitano eroe nelle mani dei pirati

Morto il capitano eroe nelle mani dei pirati
di NICOLO' CARNIMEO
Nessuno sa ancora come sia andata davvero, la notizia l’hanno data fonti vicine ai pirati somali, ma certo è che il capitano della chimichiera Theresa VIII, battente bandiera delle Kiribati, è stato ammazzato a colpi di kalashnikov. La nave era stata sequestrata il 17 novembre scorso al largo della Tanzania quasi al traverso delle isole Seychelles, che è la nuova frontiera degli attacchi

19 Novembre 2009

di Nicolò Carnimeo

BARI - Nessuno sa ancora come sia andata davvero, la notizia l’hanno data fonti vicine ai pirati somali, ma certo è che il capitano della chimichiera Theresa VIII, battente bandiera delle Kiribati, è stato ammazzato a colpi di kalashnikov.

La nave era stata sequestrata il 17 novembre scorso al largo della Tanzania quasi al traverso delle isole Seychelles, che è la nuova frontiera degli attacchi. Pare che il comandante fosse stato ferito in modo grave, forse perché ha opposto resistenza e che, una volta abbordata la nave, sia stato fatto morire dissanguato.

Con ogni probabilità si è sacrificato per la salvezza del suo equipaggio e della nave, la storia recente della pirateria ci insegna che i capitani sono, forse, gli ultimi eroi dei nostri tempi. Essi rimangono fedeli al loro ruolo che gli impone anche il sacrificio estremo se necessario, e, come vuole la tradizione, sono gli ultimi ad abbandonare la nave in caso di naufragio. Queste regole valgono sia che si trovino al timone di una superpetroliera o di un rugginoso cargo, ciò che conta si chiama in gergo «attitudine al comando», che a bordo porta ad essere soli nelle scelte e secondi solo a Dio – come si diceva sugli antichi velieri - ma anche pronti ad assumersi le responsabilità del caso.

Ripercorriamo alcune recenti storie a partire da quella di Patrick Marchessau al comando del Ponant una lussuosa nave da crociera a vela. E’ il 4 aprile 2008 quando al traverso di Capo Hafun viene attaccato da una banda di pirati che in soli quindici minuti prendono il controllo della plancia. E’ la gang dei Coast Guard, sono ben addestrati e armati sino ai denti, diffidenti al punto di portarsi un montone vivo per non toccare il cibo dei francesi che potrebbe essere avvelenato! Il capitano è costretto a negoziare con loro ogni movimento a bordo, ore di trattative estenuanti per evitare l’oltraggio della nave, (i pirati hanno subito assaltato i bar e la notte sono ubriachi) e proteggere l’equipaggio che conta anche sei donne. Alla fine dell’epopea durata una settimana Marchessau si offre come unico ostaggio a garanzia del riscatto, e permette alla corvetta Commandant Bouan di salvare i suoi.

Così anche l’americano Richard Phillips capitano della Maersk Alabama, sequestrata agli inizi di aprile (n.d.r. attaccata nuovamente proprio ieri), riesce a convincere i pirati a lasciare libera la nave e li segue su un barchino che ben presto rimane in avaria nel bel mezzo dell’Oceano Indiano. L’immagine di Phillips circondato da quattro pirati con i kalashnikov puntati sull’ostaggio fa il giro del mondo.

Eroismo? Certo, ma in questo caso è figlio della fedeltà ad un ruolo, un carattere della gente di mare così come la tenacia e il sangue freddo. Qualità dimostrate da alcuni comandanti della flotta italiana abbordati dai pirati, (le nostre navi tranne in un caso, quello del rimorchiatore Buccaneer, non sono mai state prese), nel 2005 il primo è stato Ivano Mazzocchi, genovese, sono entrate nella storia le prime parole lanciate via etere una volta riuscito a fuggire: Belin son scapou!

Il 30 aprile scorso è scampato a ben due assalti nel giro di 24 ore anche Domenico Scotto Di Perta sulla Jolly Smeraldo, questo comandante seppure giovane (34 anni) e alla prima esperienza con i pirati riesce a mettere in pratica le manovre di emergenza, macchine avanti tutta con rotta a zig zag e idranti utilizzati come cannoni d’acqua.

Ancora più determinato è stato Ciro Pinto durante l’abbordaggio alla nave da crociera Melody con a bordo 991 passeggeri e 536 membri di equipaggio: quando i jinn stanno per salire a bordo ordina agli uomini della security ex agenti del Mossad – i servizi segreti israeliani – di aprire il fuoco e così mette in fuga gli assalitori.

Sino a che ci saranno capitani così i pirati avranno vita dura, e il sacrificio del comandante della Theresa VIII non fa che confermarne l’eroismo senza tempo.

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