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In Puglia e Basilicata

Angelucci: soldi al partito di Fitto, ma non fu  nessuna corruzione

Angelucci: soldi al partito di Fitto, ma non fu  nessuna corruzione
Il contributo c’è stato. Ciò che è contesa è la sua «natura»: una presunta tangente secondo la Procura, una lecita attività di finanziamento per la difesa. Si possono sintetizzare così le posizioni al termine dell’udienza preliminare nel nell’inchiesta denominata «la Fiorita», in cui tra i 76 imputati, c’è anche l’imprenditore ed editore romano Giampaolo Angelucci. 
• La procura: «Quei soldi per la gara delle Rsa»

19 Novembre 2009

di Giovanni Longo 

Il contributo c’è stato. Ciò che è contesa è la sua «natura»: una presunta tangente secondo la Procura, una lecita attività di finanziamento per la difesa. Si possono sintetizzare così le posizioni al termine dell’udienza preliminare nel nell’inchiesta denominata «la Fiorita», in cui tra i 76 imputati, c’è anche l’imprenditore ed editore romano Giampaolo Angelucci.

«Ho chiesto al giudice di prosciogliere il mio assistito perchè entrambi i reati che gli vengono contestati, la corruzione e l'illecito finanziamento pubblico ai partiti, non sono configurabili», ha spiegato ieri il suo difensore, l’avvocato Guido Calvi. Nel processo, in cui è imputato, tra gli altri, l’attuale ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, sono coinvolte 12 società del gruppo Tosinvest (tra cui la cooperativa editorale Libero) della famiglia Angelucci.

«Giuridicamente – sostiene Calvi – il reato di corruzione prospettato dall’accusa non è configurabile: il concorso (per l'assegnazione dell’appalto delle Rsa, ndr) si è svolto in modo corretto, lo dice il gip, e non c'è stata l’utilità. Inoltre, non c'è traccia dell’accordo illecito tanto è vero che il gip nel provvedimento di custodia sostiene che ci sono delle telefonate ma in quelle due telefonate di tre secondi l’una non si dice nulla. Non credo che un accordo così complesso potesse basarsi su queste due telefonate». 

Per la difesa anche l’illecito finanziamento ai partiti «non è configurabile». «La legge – ha sottolineato Calvi – è stata rispettata. Nei registri contabili delle società (di Angelucci, ndr) è registrata la dazione, in Parlamento l’atto è stato consegnato dal tesoriere», ha aggiunto. Secondo la Procura di Bari, invece, il gruppo che fa capo ad Angelucci avrebbe ottenuto l’appalto, «mentre Raffaele Fitto - si legge nella richiesta di rinvio a giudizio - riceveva le seguenti utilità: la somma di 500mila euro destinata parte al finanziamento della campagna elettorale per l’elezione del Governatore della Regione Puglia prevista per il mese di aprile 2005 della lista del movimento politico «La Puglia Prima di Tutto», ed in parte come contributo per la medesima lista». 

Nel mirino ci sono 15 bonifici per cifre comprese tra 20 e 40mila euro effettuati dal 18 marzo al 2 maggio 2005. L’udienza preliminare è agli sgoccioli. Entro la fine dell’anno il gup Rosa calia Di Pinto deciderà se rinviare a giudizio.
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