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In Puglia e Basilicata

Non fa incontrare  la figlia con il padre condannata madre brindisina

Non fa incontrare  la figlia con il padre condannata madre brindisina
di VINCENZO SPARVIERO
Il reato è mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e prevede anche diverse sanzioni, «Mia figlia non vuole», così si era difesa la donna dinanzi al giudice a conclusione di una serie di udienze anche piuttosto drammatiche
• Un mese fa altri giudici avevano interpretato la questione diversamente

18 Novembre 2009

di VINCENZO SPARVIERO 

BRINDISI - Il reato è di quelli abbastanza frequenti anche se poco conosciuti: mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Spiegare di cosa possa trattarsi è decisamente più semplice e fa capire quanto il fenomeno sia diffuso. Una mamma brindisina è stata condannata a venti giorni - oltre al pagamento di una vari risarcimenti - per questo particolare reato. Secondo il giudice Francesco Aliffi, la donna non avrebbe permesso al marito, dalla quale è separata da tempo - di farle vedere la figlia di dodici anni. 

Era stato proprio il marito - anche lui brindisino, ma da anni trapiantato a Modena dove occupa un posto di primo piano nel settore della Sanità - a denunciare l’ex consorte. Assistito dall’avvocato Giancarlo Camassa, si era rivolto ai giudici proprio per cercare di risolvere una volta per tutte la questione nel rispetto di quanto disposto dal giudice civile durante la separazione. In udienza, il professionista ha raccontato die suoi viaggi a vuoto da Modena a Brindisi per vedere la figlia che - all’ultimo momento - non era disponibile o era addittura in vacanza lontano centinaia di chilometri. 

Eppure, secondo le accuse, gli incontri tra la ragazza e il padre erano concordati dalla stessa madre con largo anticipo. Sta di fatto che, pur programmando ferie e viaggi, il padre si ritrovava puntualmente con un pugno di mosce in mano ogni volta che tornava a Brindisi per riabbracciare la figlioletta. 
Ora, dunque, è arrivata la condanna che sostanzialmente non risolve certo il problema, anche se ha in qualche modo accertato le presunte responsabilità penali della mamma la quale - assistita dall’avvocato Donato Musa - intende ricorrere in appello, sostenendo la sua piena disponibilità a far incontrare figlia e marito perchè a suo dire è necessaria per la figlia anche la figura paterna. nei fatti, però, secondo il giudice non avrebbe agevolato certo gli incontri. 

A quanto pare, però, la donna ha anche sostenuto che era proprio la figlia a non voler incontrare il padre e proprio su questo particolare era incentrata un’altra sentenza che riguarda questa coppia brindisina: quella della Corte di Appello di Lecce, che sanciva come in una coppia separata il figlio minorenne, anche se in età pre-adolescenziale, può decidere di non incontrare il genitore non affidatario, senza che questo comporti responsabilità per l’altro genitore. 
Era stata la sezione promiscua della Corte di appello di Lecce (presidente Boselli, consiglieri Palazzo e Petrelli) ad emettere la sentenza indicando che «le esigenze di un bambino possono non coincidere con quelle dei suoi genitori». 

La vicenda - emersa un mese prima della sentenza penale di ieri - riguardava proprio la stesa ragazza in affidamento condiviso alla madre, che vive a Brindisi mentre il padre abita e e lavora a Modena e dal 2006 non riusciva più ad incontrare la figlia, che si rifiuterebbe di vederlo proprio da quando aveva appreso di una sua denuncia contro la madre. Contro la decisione del giudici leccesi, il professionista aveva anche presentato un esposto al Consiglio superiore della magistratura, sottolineando che la sentenza sarebbe in contrasto con la convenzione Onu sui «Diritti del fanciullo» e con una sentenza recente della Cassazione.
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