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Tra Croce e Laterza  «Carteggio» di libertà

Tra Croce e Laterza  «Carteggio» di libertà
di VITO ANTONIO LEUZZI
Il carteggio tra il filosofo napoletano e l’editore barese, dai primi anni Trenta sino al crollo del fascismo, rappresenta un impareggiabile documento sulle peculiarità dello scontro ideologico e politico in atto e disegna un quadro di riflessione critica e ricerca sulla storia italiana ed europea che si salda ad un alto impegno civile. Ma dalla lettura delle lettere, arricchite dalla curatrice da un paziente lavoro di note e riferimenti bio-bibliografici, emerge con forza il complesso ruolo di una casa editrice, emblema e punto di raccolta degli intellettuali non asserviti al regime

18 Novembre 2009

di VITO ANTONIO LEUZZI 

«Ma coglierò la prima occasione che mi si offrirà per mettere in chiaro che il Gentile, per i suoi interessi affatto personali, cerca di mutare le questioni letterarie, filosofiche, storiche sugli spropositi che scrive e che io e gli altri notano, in questione politica»: così Benedetto Croce in una lettera a Giovanni Laterza del 27 febbraio 1931 rimarcava il suo dissenso con il filosofo più ascoltato del fascismo, coinvolgendo anche la casa editrice in un duro scontro dalle diverse sfaccettature che si accentuò sempre più negli anni Trenta.

La rottura culturale e politica di Croce con Gentile e l’opposizione al totalitarismo fascista trovano, dunque, una puntuale conferma nella pubblicazione di un fittissima corrispondenza tra Benedetto Croce e Giovanni Laterza, Carteggio IV, 1931-1943 a cura di Antonella Pompilio (tomo I e II, pp. 1584, euro 64). Nell’offensiva scatenata contro Croce si schierò anche il Vaticano che nell’estate del 1932 assunse la decisione di porre all’Indice la Storia d’Europa del secolo XIX, sulla base di un decreto di condanna della Congregazione del Sant’Uffizio che ne stigmatizzava lo «spirito irreligioso» e «le aberrazioni filosofiche». 

Il successo del volume di Croce mobilitò dunque i censori d’oltre-Tevere per i diffusi consensi anche fuori d’Italia, come emerge dalla richiesta di traduzioni pervenute alla Laterza dalle maggiori capitali europee, da Stati Uniti, Giappone ed America Latina. 

Il carteggio tra il filosofo napoletano e l’editore barese, dai primi anni Trenta sino al crollo del fascismo, rappresenta un impareggiabile documento sulle peculiarità dello scontro ideologico e politico in atto e disegna un quadro di riflessione critica e ricerca sulla storia italiana ed europea che si salda ad un alto impegno civile. Si coglie appieno dall’intenso scambio epistolare la nuova fisionomia editoriale laterziana che guarda con un intenso interesse alla cultura europea e si evidenzia il protagonismo culturale di Guido de Ruggiero e Luigi Russo, coinvolti nella direzione dei classici della filosofia, degli «Scrittori d’Italia» e delle altre collane dopo il divorzio con Giovanni Gentile. 

Si fa strada, con l’apporto decisivo di Adolfo Omodeo e di Gino Luzzatto, l’esi genza di comprendere a fondo la storia d’Italia dopo l’unificazione sottraendo le valutazioni del Risorgimento alla retorica dominante. Il ricorso alla storiografia straniera per veicolare una immagine europea della realtà nazionale (non solo bellezze artistiche e musei), spinse la casa editrice ad avviare la traduzione di libri come Les révolutions d’Italie di Edgard Quinet (1936) e di Economia e liberalismo nel Risorgimento di Robert Greenfield (1940). Assunse un preciso ruolo nell’attività della casa editrice Tommaso Fiore che curò l’edizione di L’educazione dei nostri figli di Bertrand Russell, portò avanti diverse e importanti traduzioni di significativi filosofi europei (Spinoza, Baumgarten, Saint-Beuve) e svolse anche il ruolo di consulente di Giovanni Laterza, non sempre disposto a cedere all’«autorità» di Croce. 

Ma dalla lettura delle lettere, arricchite dalla curatrice da un paziente lavoro di note e riferimenti bio-bibliografici, emerge con forza il complesso ruolo di una casa editrice, emblema e punto di raccolta degli intellettuali non asserviti al regime. Impressiona la diffusa rete di nuovi collaboratori, tra cui Mario Vinciguerra, Leone Ginzburg, Massimo Mila, Alessandro Schiavi, Carlo Ludovico Raggianti, Carlo Muscetta; senza considerare i docenti di liceo che, da varie regioni italiane, si rivolsero all’editore con proposte di pubblicazioni di saggi e testi scolastici, tra cui Mario Melino, Ernesto De Martino, Fabrizio Canfora, Antonio Corsano. 

Lo scambio epistolare, che per oltre 40 anni si svolse tra il filosofo napoletano ed il suo editore, appare sempre più significativo per la sua unicità. Si documentano, tra l’altro, le scelte di case editrici, di istituti universitari e culturali italiani e stranieri che scrivevano a Laterza, per l’invio di pubblicazioni, e per abbonamenti a «La Critica». I testi laterziani circolarono financo a Regina Coeli tra gli antifascisti condannati del tribunale speciale. Amici e familiari degli intellettuali arrestati chiesero di frequente a Laterza l’invio della rivista e delle pubblicazioni agli amici in carcere. 

Da questo straordinario carteggio si conferma a pieno l’immagine di una casa editrice che negli anni più bui del fascismo e della guerra fu lo specchio dell’Italia migliore, dell’opposizione alle leggi razziali e della denuncia del totalitarismo guerrafondaio nazista e fascista. Tra il 1938 ed il 1943 Laterza fu oggetto di continuo controllo e di censura da parte dell’Ovra, nonché di ripetuti sequestri di opere di autori ebrei o di cose ebraiche. In una lettera del 6 agosto 1943 Nino Laterza (poche settimane prima della scomparsa di suo padre Giovanni) - arrestato mesi durante l’operazione di polizia che porterà in carcere diversi esponenti del movimento liberal-socialista tra cui, Fiore, De Ruggiero, Cifarelli - così si rivolgeva a Croce: «Caro Senatore. Dopo 50 giorni di carcere ho riacquistato la mia libertà. Siamo molto preoccupati per gli amici che si trovano denunziati al tribunale militare di guerra, e tra essi De Secly e Canfora... da una settimana la vetrina di via Vittorio Veneto è dedicata alle sue opere, ed il risveglio intorno ad esse è di grande soddisfazione per noi. Il Ministero della Cultura popolare questa mattina ci ha telegrafato: “Comunicasi abrogazione censura preventiva”. Mio padre ha fatto rispondere: “Siamo grati veramente grati per la riacquistata fiducia che piccolissimi uomini ci avevano tolta”».
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